La tutela dei minori, missione di tutta la Chiesa

Lamezia Terme, 23 maggio 2026 — La tutela dei minori e degli adulti vulnerabili non è compito di pochi specialisti: è responsabilità dell’intera comunità ecclesiale. È questo il messaggio centrale emerso dall’incontro promosso dal Servizio Regionale Tutela Minori della CEC, riunito a Lamezia Terme — presso la Parrocchia San Raffaele Arcangelo — insieme alle Consulte Regionali e Diocesane delle Aggregazioni Laicali e ai membri del Servizio Tutela Minori. A moderare i lavori, la coordinatrice sr. Angela Paglione.

A dare il tono dell’incontro, le parole di Papa Leone XIV richiamate nel corso dei lavori: «La presenza dei più piccoli e dei più vulnerabili interpella la coscienza della Chiesa e misura la sua capacità di esprimere una cura autentica: proteggere, ascoltare, prevenire, non lasciare nessuno solo».

S.E. Mons. Giuseppe Alberti, Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi e delegato per la Commissione per il Laicato e la Consulta per le Aggregazioni Laicali, ha aperto i lavori richiamando la tutela come dimensione profondamente evangelica dell’azione pastorale, non un adempimento burocratico ma un atto di fede e di credibilità ecclesiale. Ha sottolineato la responsabilità che appartiene all’intera comunità cristiana e la necessità concreta di conoscere e mettere in pratica le buone prassi.

Il cuore dell’incontro è stato l’intervento della Dott.ssa Chiara Griffini, Presidente del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della CEI, che ha ripercorso il cammino compiuto dalla Chiesa italiana in questo ambito: dalle prime Linee Guida del 2014, alle Linee Guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili del 2019 (riviste nel 2023), fino alle sei Linee di azione della CEI del 2022 e al secondo quinquennio di attività del SNTM avviato nel 2024. Un percorso lungo, segnato da una consapevolezza crescente, che affonda le radici nel richiamo di Papa Francesco: «Ogni membro della Chiesa, secondo il proprio stato, è chiamato ad assumersi la responsabilità di prevenire gli abusi e lavorare per la giustizia e la guarigione».

Griffini ha poi illustrato i principi che orientano l’azione della Chiesa cattolica in Italia: rinnovamento ecclesiale, ascolto e accompagnamento delle vittime, responsabilizzazione comunitaria, formazione degli operatori pastorali e dei candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata, giustizia e verità, trasparenza, collaborazione con le autorità civili. Ha presentato inoltre la struttura del Servizio Tutela Minori, la sua presenza sul territorio e i Centri d’Ascolto attivi nelle diocesi.

Sul piano operativo, ha indicato tre paradigmi fondamentali per costruire “comunità tutelanti”: protezione, garanzia e salvaguardia. Occorre, ha spiegato, imparare a ragionare per fattori di rischio e di protezione, affinché le comunità diventino «sentinelle di tutela». La sfida rivolta in particolare alle aggregazioni laicali è concreta: creare ambienti sani, di autentico e libero servizio al Signore e al Vangelo. L’incontro ha lasciato spazio anche al confronto diretto, con domande e risposte che hanno permesso di calare i temi nelle realtà territoriali dei presenti.

Nelle conclusioni, Mons. Alberti ha restituito una sintesi densa e fortemente pastorale. Ha definito l’abuso con un’immagine diretta: una «mina anti-comunità cristiana», capace di spezzare i legami e minare la comunione. Di contro, la tutela costruisce credibilità e favorisce la comunione. Ha richiamato infine una responsabilità spesso sottovalutata, ma decisiva: «Noi facciamo ambiente». E quell’ambiente deve garantire cura, protezione, attenzione e accompagnamento per tutti.

A chiudere l’incontro, sr. Angela Paglione ha invitato i presenti a un momento di silenzio e preghiera per le vittime di abuso. Una pausa sobria e necessaria, che ha reso tangibile — nel silenzio della sala — il peso reale di tutto ciò che era stato detto.