Paolo, apostolo per “rivelazione” e non per “conversione”

Il 29 giugno la Chiesa celebra la solennità dei Santi Pietro e Paolo, i due grandi evangelizzatori. L’uno, pescatore di Galilea, è stato chiamato dal Signore a seguirlo ed è diventato la pietra su cui fondare la Chiesa. A lui, secondo i racconti evangelici, il Signore Gesù, lungo il suo peregrinare terreno, ha dato le chiavi del Regno.

San Paolo non è stato discepolo del Signore. Non ha conosciuto Gesù Cristo durante la sua vita terrena. Lo ha incontrato dopo la sua risurrezione. Lo ha incontrato in modo personale, senza mediazioni. Gesù stesso gli si è rivelato, dicendo essere colui che Paolo stesso perseguitava. Da quel momento divenne, da persecuzione, un annunciatore e, in virtù della manifestazione di Gesù, un apostolo.

Sono quattro, nella Sacra Scrittura, i racconti dell’evento di Damasco:

At 9,3-5: “Avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. 5Rispose: “Chi sei, o Signore?”. Ed egli: “Io sono Gesù, che tu perséguiti!”.

At 22,6-8: “Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”, Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. 

At 26,12-15: “Mentre stavo andando a Damasco con il potere e l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii una voce che mi diceva in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti? È duro per te rivoltarti contro il pungolo”. E io dissi: “Chi sei, o Signore?”. E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perséguiti”.

Gal 1,11-17: “Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. 
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco”.

San Paolo descrive una luce, una luce sfolgorante, e la voce stessa di Gesù. Nella lettera ai Galati afferma chiaramente di avere “ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo”. Quella di Paolo non è una conversione, ma una rivelazione per mezzo di un incontro con la persona di Gesù Cristo.

San Paolo non passa dall’ateismo al teismo, da una religione all’altra, non riceve un nuovo insegnamento religioso, ma una rivelazione: il Dio a cui aveva sempre creduto gli si rivela in Gesù Cristo. Egli così prese ad annunciare Gesù Cristo, per questo San Paolo ricevette una vera e propria chiamata.

Egli stesso, negli scritti sopra riportati, non parla di una conversione (del tipo di quella dei tessalonicesi, che passarono “dagli idoli a Dio” 1Ts1), ma di una luce e di una voce; e, in Galati, di una rivelazione di Gesù.