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Consiglio europeo, dal primo luglio il timone passa all’Irlanda
Mercoledì primo luglio l’Irlanda prende in mano il timone dell’Unione Europea. Il presidente uscente del Consiglio europeo, António Costa, sarà a Dublino mercoledì per incontrare il Taoiseach (primo ministro) Micheál Martin e presiedere all’inaugurazione ufficiale della presidenza irlandese. L’intero Collegio dei commissari, guidato dalla presidente Ursula von der Leyen, si recherà in Irlanda tra giovedì 2 e venerdì 3 luglio per la consueta visita di inizio mandato. Da luglio a dicembre 2026, l’Irlanda assumerà per l’ottava volta la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Le presidenze precedenti risalgono al gennaio-giugno 1975, luglio-dicembre 1979, luglio-dicembre 1984, gennaio-giugno 1990, luglio-dicembre 1996, gennaio-giugno 2004 e gennaio-giugno 2013. Un curriculum europeo lungo mezzo secolo, che comincia appena due anni dopo l’adesione alla CEE e che ha attraversato le fasi più decisive della costruzione comunitaria. La prima presidenza del 1975 fu storica: il nuovo Consiglio europeo si riunì per la prima volta proprio a Dublino nel marzo di quell’anno, pochi mesi dopo la sua istituzione formale. La presidenza del 2004 coincise con il più grande allargamento nella storia dell’UE, con dieci nuovi Paesi membri entrati nell’Unione il primo maggio di quell’anno. Quella del 2013 vide Dublino gestire il semestre europeo nel pieno della crisi dell’eurozona, con l’Irlanda stessa appena uscita da un drammatico piano di salvataggio internazionale: un passaggio difficilissimo, affrontato con la presidenza di turno sulle spalle.
Oggi il contesto è diverso, ma non meno impegnativo. Tre pilastri definiscono le priorità dichiarate della presidenza irlandese: competitività, valori e sicurezza. “Questi tre pilastri saranno i temi centrali della presidenza, sono interconnessi e si rafforzano a vicenda” ha detto Martin. Una menzione particolare va alla necessità di stabilizzare le relazioni dell’UE con i Paesi vicini e partner globali, “compresi il Regno Unito e gli Stati Uniti.” Il dossier più urgente e politicamente spinoso è il bilancio. Il vertice europeo del 18-19 giugno non ha prodotto un accordo definitivo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, ma ha fissato una tabella di marcia: la presidenza irlandese dovrà portare avanti il lavoro sulla “cornice negoziale” con l’obiettivo di arrivare a un’intesa entro la fine del 2026. Una scadenza considerata necessaria per garantire che i fondi europei raggiungano i beneficiari senza interruzioni a partire da gennaio 2028.
L’Irlanda forma un trio con Lituania e Grecia, in base al sistema introdotto dal Trattato di Lisbona nel 2009, che garantisce continuità programmatica tra tre presidenze consecutive. Si tratta dell’ottava presidenza irlandese dell’UE, la più recente delle quali risale al 2013. Durante questo periodo di sei mesi, i ministri e i funzionari irlandesi presiederanno la maggior parte delle riunioni del Consiglio dei ministri e rappresenteranno il Consiglio nei suoi rapporti con le altre istituzioni dell’UE, compreso il Parlamento europeo. A guidare questa presidenza c’è un’Irlanda profondamente cambiata rispetto al 1975: il Paese si colloca oggi al secondo posto nell’Unione europea in termini di PIL pro capite, con 81.200 euro, ben al di sopra della media UE. Da Paese rurale e fortemente dipendente dalla CEE per i suoi fondi agricoli, Dublino si è trasformata in una delle capitali economiche più dinamiche d’Europa, sede di giganti tecnologici americani e hub finanziario di primaria importanza. Un’isola che, sul suolo europeo, ha sempre saputo pesare molto più della sua dimensione.
Fonte: 9Colonne
