Chiesa
Don Nazareno Lanciotti, il primo martire del Mato Grosso
Don Nazareno Lanciotti, il primo martire del Mato Grosso. La beatificazione e il lavoro certosino del postulatore calabrese don Enzo Gabrieli
«Ieri nel Mato Grosso, in Brasile, è stato beatificato Nazareno Lanciotti, sacerdote romano missionario, anch’egli martire, perché in nome del Vangelo difendeva i più poveri. L’esempio e l’intercessione di questi coraggiosi testimoni sostengano la missione dei presbiteri e di tutta la Chiesa». Con queste parole pronunciate all’Angelus del 14 giugno, Papa Leone XIV ha richiamato l’attenzione della Chiesa universale sulla figura del nuovo beato Nazareno Lanciotti, missionario romano che ha donato la propria vita al Vangelo nella terra del Mato Grosso.
La Chiesa ha elevato agli onori degli altari don Nazareno Lanciotti, sacerdote romano cresciuto e formato a Subiaco, proclamato beato nel corso della solenne celebrazione svoltasi a Jauru, nel Mato Grosso brasiliano, alla presenza di oltre 17.000 fedeli. Un evento che ha rappresentato non solo il riconoscimento ufficiale del martirio di un missionario che ha speso la propria vita per il Vangelo, ma anche il coronamento di un lungo e paziente lavoro ecclesiale durato anni.
Don Nazareno Lanciotti nacque a Roma il 3 marzo 1940. Fin da giovane maturò la vocazione sacerdotale che lo portò a compiere il proprio percorso umano e spirituale a Subiaco, città benedettina che contribuì in maniera decisiva alla sua formazione. Ordinato sacerdote nel 1966, scelse successivamente la via della missione, partendo per il Brasile dove avrebbe trascorso gran parte della sua esistenza.
Nel Mato Grosso, a Jauru, si dedicò con straordinaria generosità all’evangelizzazione e alla promozione umana. Fondò scuole, strutture sanitarie, opere sociali e iniziative educative per i più poveri, diventando un punto di riferimento per migliaia di persone. La sua azione pastorale si distingueva per la vicinanza agli ultimi e per il coraggio con cui denunciava ingiustizie, violenze e traffici illeciti che affliggevano quella regione.
Proprio questo impegno lo rese bersaglio di minacce sempre più pesanti. L’11 febbraio 2001 fu vittima di un attentato nella sua canonica. Ferito gravemente, morì pochi giorni dopo, il 22 febbraio. La Chiesa ha riconosciuto che la sua uccisione avvenne in odio alla fede, riconoscendone così il martirio. Don Nazareno è oggi ricordato come il primo martire del Mato Grosso, simbolo di una testimonianza cristiana vissuta fino al dono totale della vita.
Dietro il riconoscimento del suo martirio e la successiva beatificazione vi è stato un lungo e accurato percorso canonico. Un ruolo determinante è stato svolto dal postulatore della causa, don Enzo Gabrieli, sacerdote cosentino, che ha accompagnato questo cammino con dedizione, competenza e discrezione.
Il suo coinvolgimento nella causa risale al 2008, quando iniziò a collaborare con il precedente postulatore. Furono anni caratterizzati da un intenso lavoro di studio e approfondimento della documentazione raccolta durante la fase diocesana. Un’attività spesso nascosta agli occhi dell’opinione pubblica ma fondamentale per il buon esito dell’iter canonico. Analisi degli atti, raccolta di testimonianze, verifica delle fonti, confronto continuo con esperti e consultori: un’opera certosina svolta con rigore e passione ecclesiale.
Successivamente don Enzo Gabrieli ha assunto direttamente la responsabilità della postulazione, prendendo in mano la causa nella sua fase romana. Da quel momento ha seguito personalmente tutti i passaggi presso il Dicastero delle Cause dei Santi, mantenendo un costante dialogo con gli organismi competenti della Santa Sede. Un lavoro fatto di pazienza, precisione e perseveranza, nel quale nulla può essere lasciato al caso.
La preparazione della “Positio”, l’esame da parte degli storici, dei teologi e infine dei cardinali e vescovi membri del Dicastero hanno richiesto anni di impegno e di confronto. Don Gabrieli ha accompagnato ogni fase con la consapevolezza che il riconoscimento del martirio di don Lanciotti non rappresentava soltanto un atto giuridico, ma il dovere della Chiesa di custodire e valorizzare una testimonianza luminosa di fede.
L’esito positivo del percorso è giunto con il riconoscimento ufficiale del martirio e con la successiva celebrazione della beatificazione a Jauru. Una festa straordinaria per la Chiesa brasiliana, per la diocesi di origine del missionario e per la comunità di Subiaco che ne custodisce il ricordo. Oltre 17.000 fedeli hanno partecipato alla celebrazione, manifestando l’affetto e la gratitudine verso un sacerdote che ha scelto di condividere la vita
