Attualità
Venezuela, in 40mila sotto le macerie
“235 morti e 4.300 feriti, quasi 40 mila dispersi”. Queste le cifre annunciate nelle ultime ore da Carlos Alvarado, ministro della Salute venezuelano, che ha così formalizzato un bilancio che rischia di essere drammaticamente provvisorio. Il capo del dicastero sanitario, parlando attraverso i canali radiotelevisivi di Stato, ha integrato queste cifre con una precisazione che restituisce l’esatta dimensione della crisi operativa negli ospedali: “Sfortunatamente abbiamo ricevuto circa 235 pazienti che sono giunti ai posti di soccorso senza segni vitali o che sono deceduti non appena giunti nelle nostre strutture sanitarie”. L’ammissione di Alvarado mette a nudo la congestione e la paralisi dei trasporti di emergenza, impossibilitati a garantire un triage tempestivo a causa delle arterie stradali interrotte e dei blackout diffusi. Le autorità scientifiche internazionali confermano che il territorio è stato scosso ieri da due movimenti tellurici principali a brevissima distanza temporale l’uno dall’altro, localizzati lungo la fascia costiera centro-settentrionale. La rapidità della sequenza sismica ha impedito alla popolazione di abbandonare le strutture abitative prima del collasso definitivo dei solai, intrappolando migliaia di nuclei familiari. Dietro i numeri ufficiali della sanità si scorge la difficoltà strutturale di monitorare una catastrofe di tale portata, con comunicazioni d’emergenza che procedono a singhiozzo e intere aree municipali isolate dal resto della nazione.
LA CORSA CONTRO IL TEMPO TRA LE MACERIE DELLA COSTA. Nelle località costiere e all’interno dello Stato di Carabobo, l’epicentro del fenomeno sussultorio ha generato uno scenario di devastazione che i soccorritori faticano a circoscrivere. A La Guaira, uno dei centri più duramente colpiti dall’onda d’urto sotterranea, si continuano a registrare crolli strutturali parziali anche nelle ore successive alla scossa principale, alimentati da un assestamento sismico continuo che mette a repentaglio la vita delle squadre di salvataggio. Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale, ha voluto fare il punto sui civili ancora imprigionati nelle cavità formate dai detriti. L’esponente parlamentare ha dichiarato pubblicamente: “Stiamo correndo contro il tempo nella speranza di salvare quante più persone possibile”. Tra i pochi segnali di speranza che giungono dal campo, si registra il salvataggio di un neonato estratto incolume dalle macerie di una palazzina residenziale nella medesima località costiera e il ritrovamento di una donna nel quartiere di Chacao, sottratta alla terra dopo molte ore dal crollo. Nonostante questi successi puntuali, la vastità dei distretti urbani ridotti a cumuli di mattoni rende palese l’insufficienza dei mezzi pesanti a disposizione dei vigili del fuoco. Gli sfollati si sono concentrati nei parchi pubblici e nei parcheggi all’aperto delle grandi città, rifiutandosi di fare ritorno nelle abitazioni parzialmente lesionate per il timore di nuove scosse.
IL PESO DIPLOMATICO DELLE VITTIME STRANIERE E IL CASO ITALIANO. La crisi assume contorni complessi anche sul piano delle relazioni internazionali a causa del coinvolgimento di cittadini di diverse nazionalità residenti nel Paese. La Farnesina ha diffuso una nota ufficiale confermando che tra le vittime accertate figura un cittadino italiano. La diplomazia di Roma si è immediatamente attivata per garantire il coordinamento con le autorità consolari presenti a Caracas, avviando le procedure di verifica per mappare la sicurezza della folta comunità italo-venezuelana stanziata nelle aree settentrionali. Leggendo tra le righe delle comunicazioni ministeriali, emerge la necessità per i governi occidentali di stabilire canali di comunicazione diretti con i vertici politici locali, superando le storiche rigidità ideologiche in nome della cooperazione umanitaria. La presenza di vittime straniere esercita inevitabilmente una pressione esterna sulla macchina dei soccorsi venezuelana, spingendo il governo a concedere maggiore trasparenza sull’evoluzione dei dati epidemiologici e sui reali tassi di mortalità nei singoli distretti censuari. Dall’Italia si è messa in moto una importante macchina della solidarietà. Tra le altre azioni previste, dalla Lombardia sono partiti per il Venezuela quattro medici e tre infermieri ed anche il Piemonte ha annunciato l’invio di personale sanitario.
LA GEOPOLITICA DEGLI AIUTI E LO SCUDO DELLE SANZIONI. Il sisma si inserisce in un contesto istituzionale estremamente delicato per il Venezuela, modificando temporaneamente gli equilibri politici interni e i rapporti con le potenze straniere. Delcy Rodríguez, presidente facente funzioni del Paese dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte degli Usa lo scorso gennaio, ha firmato il decreto per l’istituzione dello stato di emergenza nazionale e ha annunciato lo stanziamento di un fondo speciale da duecento milioni di dollari per la ricostruzione immediata. Analizzando questa mossa politica, appare evidente il tentativo della guida dell’esecutivo di dimostrare fermezza e autosufficienza finanziaria di fronte alla popolazione, malgrado le note difficoltà di bilancio che affliggono le casse pubbliche da oltre un decennio. Quasi simultaneamente, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha deliberato una deroga parziale al regime di sanzioni economiche, valida fino al prossimo ottobre, al fine esclusivo di autorizzare transazioni bancarie e commerciali legate ai soccorsi e alla fornitura di materiale medico. Washington ha quindi probabilmente deciso di “utilizzare” l’emergenza umanitaria come un terreno di distensione pragmatica: da un lato permettendo alle organizzazioni internazionali di operare senza lo spettro di ritorsioni legali, dall’altro offrendo al governo di Caracas l’opportunità di ricevere risorse esterne senza dover formalizzare concessioni politiche sul piano interno.
UNA STIMA DEI DISPERSI CHE SVELA IL COLLASSO LOGISTICO. La cifra dei dispersi, stimata in quasi quarantamila individui, rappresenta l’indice più allarmante della sismicità e della vulnerabilità del sistema infrastrutturale nazionale. Gli analisti osservano che un dato così elevato non riflette soltanto il numero oggettivo di corpi sommersi dalle strutture edilizie, ma è lo specchio del totale isolamento in cui versano le province periferiche. Il blackout elettrico diffuso e l’azzeramento dei ponti radio per la telefonia mobile impediscono alle famiglie di registrare lo stato di sopravvivenza dei propri congiunti, gonfiando i registri delle prefetture. Negli ospedali ancora agibili i medici lavorano in condizioni di assoluta precarietà, lamentando la carenza di generatori di riserva e di scorte idriche adeguate a fronteggiare l’afflusso continuo di traumatizzati. Le prossime ore risulteranno determinanti per comprendere se il coordinamento tra le agenzie governative e i corridoi umanitari internazionali sarà in grado di stabilizzare la catena logistica o se il Paese dovrà affrontare un prolungato stallo operativo nel recupero delle aree urbane colpite.
Fonte: 9Colonne
