Chiese di Calabria
Lamezia Terme. Il messaggio ai maturandi di mons. Serafino Parisi
Maturande e maturandi carissimi,
quest’anno, tra di voi, c’è mia nipote e, anche per questo motivo, gli auguri che vi rivolgo con tutto il cuore sono gli stessi che formulo a lei.
Voglio raggiungervi con questo desiderio: augurarvi quella consapevolezza la cui resa letteraria viene attribuita a Socrate: «So di non sapere». In questa massima di uno dei pensatori che è fra gli iniziatori della filosofia occidentale si trova un condensato di saggezza: in primo luogo suggerisce che vi sia ancora, dopo un tratto di itinerario già percorso, tanto cammino da compiere; poi lascia intendere che non si possa essere mai sazi di conoscere e di sapere; e, infine, insegna che la contezza del limite è lo sprone a non smettere mai di cercare. Tenendo conto di quanto detto, tutto il percorso compiuto fino ad oggi è da considerare come propedeutico alle novità, ai cambiamenti e alle scoperte che vi attendono, insomma a tutto ciò che si aggiungerà alla montagna – speriamo inesausta – del vostro sapere (e anche, ma secondariamente, delle vostre competenze). Si lavora, si studia, si ricerca non per colmare un vuoto, ma per dilatare gli spazi, inseguire l’orizzonte, rincorrere la meta… appassionatamente.
Sappiate di essere appena all’inizio. Trovo appropriata, a tale proposito, l’evocazione della frase che usò papa Giovanni XXIII, il “papa buono”, nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II: «tantum aurora est». Quell’espressione suggestiva raccoglieva, al tempo stesso, tutto il portato storico e tradizionale del passato, mentre apriva alla fascinosa e intrigante sospesa profetica del futuro che iniziava a delinearsi esigendo impegno… siamo ancora all’aurora! Possiate affrontare, dunque, questo passaggio della vostra giovane vita con questa visione. L’esame di maturità è certamente una prova scolastica, ma è soprattutto un “simbolo polisemico”: tra i vari significati distinti e correlati circoscrive un cammino compiuto, ma contemporaneamente mostra un portone che si spalanca, come un sipario che si apre, per un ulteriore atto della vostra vita, sul “mistero” del vostro avvenire.
Carissimi, non voglio caricarvi di tutte le tensioni e le possibili angosce che potrebbero nascere da una elencazione dettagliata degli orrendi mali che attraversano e affliggono la nostra umanità e, toccando alcuni angoli del mondo, hanno ricadute molto vicine alle nostre case, con effetti evidenti e nefasti sul nostro vivere. Voi avete la sensibilità per inquadrare queste crisi, prendendo le distanze dalle “logiche” che le generano e adoperandovi perché non si ripetano più. Bastano già le note tensioni che in questo particolare frangente della vostra vita vi abitano. Descrivo, dunque, alcune dinamiche scolastiche allo scopo di trarne indicazioni assennate per la vita, come ad esempio: la volontà di presentarvi agli esami nella verità del vostro essere – il cristianesimo afferma che ogni persona ha una dignità unica e irripetibile – attraverso una esposizione accurata del “capolavoro” che siete voi; la preoccupazione di essere valutati dalla commissione esaminatrice per tutte le vostre poliedriche potenzialità e non solo per l’estemporanea rappresentazione di quel momento; e poi il rovello per una valutazione giusta e vera. È proprio su questi elementi che dovrete mostrare e far riconoscere la vostra maturità: un voto in meno dispiace, ma non definisce né stabilisce il vostro valore; anche un voto in più, ingiustamente assegnato, dovrebbe dare da pensare perché provoca un meccanismo di micro-ingiustizie che genera dinamiche di sperequazione. Anche quest’ultima falla non è irrimediabile: i donanti e i riceventi si potranno riscattare impegnandosi, nello scorrere del tempo, a ristabilire la giustizia e l’equità. Queste due polarità dicono che la vostra storia, quella passata e soprattutto quella ventura, non può essere imprigionata in una pur espressiva valutazione legata a contingenze e a variabili che, in quanto tali, possono sempre mutare.
Proprio in quest’ultimo passaggio che può suscitare reazioni ed emozioni a volte amare, si trova la rappresentazione più vera della maturità: la scuola infatti non serve soltanto ad accumulare conoscenze da esibire sul palcoscenico della performatività; il suo compito è più profondo e “fondativo” perché persegue l’obiettivo di aiutare ciascuno a diventare persona libera, capace di pensare, di scegliere e di assumersi le proprie responsabilità. Lo studio, per questo motivo, è molto più di una preparazione qualificante: è una palestra di umanità. In questi anni avete imparato che nulla di importante si ottiene senza sacrificio. Essere maturi e, tuttavia, sulla soglia di un nuovo inizio significa saper riconoscere ed evitare le scorciatoie e i risultati immediati che danno l’illusione che non sia richiesta costanza, pazienza e impegno per raggiungere i traguardi più belli. Non abbiate paura della fatica della conquista e non vi terrorizzino gli insuccessi! Nella complessa valutazione che fa la vita gli errori contano quanto i risultati e sovente questi ultimi non arrivano senza l’insegnamento di quelli. Mi viene da dire che la vera maturità consista nel non sentirsi arrivati, ma nel continuare a crescere imparando a mettere i propri doni al servizio del bene comune con professionalità, competenza e coerenza. Ogni disciplina, con metodi e modi diversi, continuerà ad insegnarvi a osservare il mondo, a porvi interrogativi, a comprendere meglio voi stessi e gli altri e, in definitiva, a cercare la verità.
È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide. Una di queste sta nelle potenzialità “extra-ordinarie” dell’intelligenza artificiale: la sua “funzione strumentale” va integrata e compresa dentro una visione antropologica completa e complessa. L’IA è senza alcun dubbio un aiuto per migliorare qualitativamente alcuni aspetti della vita, ma non potrà mai sostituire la coscienza e non dovrà mai precludere la libertà, la creatività, la capacità di amare e di assumersi liberamente e responsabilmente le proprie decisioni. La persona umana non dovrà rinunciare a esercitare il proprio pensiero critico, immaginando di poter delegare a predeterminati calcoli algoritmici tutto ciò che richiede discernimento, coinvolgimento personale e responsabilità condivisa. Ecco perché agli albori del vostro maggiore impegno intellettivo e professionale essere “maturi” significa andare alla scoperta del senso della verità, della bellezza della giustizia e della generatività dell’amicizia e della fraternità.
Vi auguro di affrontare questi giorni di “prova” con serenità e fiducia senza lasciarvi condizionare dall’ansia da prestazione. Qualunque sia il risultato ricordate che il futuro, lo ribadisco, non dipende da un singolo esame, ma dalla passione, dalla perseveranza, dalla cura della vostra interiorità, dal prendervi cura degli altri per costruire un mondo più umano e dalla capacità di continuare ad imparare lungo tutto il corso della vostra vita. Recuperando l’immagine di Kavafis in Itaca vi auguro di non concludere mai il viaggio perché possiate desiderare incessantemente, fino all’attimo prima del raggiungimento, la meta. Abiterete così, in modo inedito e stupendo, la vostra magnifica umanità.
Con animo benedicente e con affetto vi abbraccio tutti.
