Immaginazione e realtà come veicoli di crescita pedagogica

Il cosentino Michele D’Ignazio trae spunto dal teatro delle ombre che crea l’illusione di immagini in movimento

Tra le novità pubblicate da Rizzoli c’è il libro Felice e l’invenzione del mare del cosentino Michele D’Ignazio (classe 1984), autore di racconti per bambini, di romanzi d’avventura e di volumi autobiografici. Il testo parla della storia di Felice, un ragazzino di 8 anni che vive in una piccola città e che, a causa degli impegni lavorativi dei genitori, non può andare in vacanza d’estate e si inventa il mare in cortile, insieme ai suoi amici. Indossa una maschera da sub, che ha ricevuto come dono a Natale, e che vuole usare per nuotare dentro il mare che ha fisicamente costruito. Purtroppo non ci sente bene e i suoni gli arrivano ovattati, per cui il mondo gli sembra sfocato e ha la sensazione di nuotare sott’acqua, come in uno stato di sospensione tra gioco e fantasia. A chi gli chiede cosa vuole fare da grande risponde che vuole “fare il bambino”. Nella narrazione ci sono altri personaggi: Miranda, la sorellina di cinque anni, imprevedibile e maldestra, il padre di Felice, che fa il grafico, la madre, che dirige un pastificio, e gli amici del condominio (Lucilla, Carmela, Pino e Margherita) che formano il “club dei ciclisti” e che si contraddistinguono per il loro talento (curiosità, fantasia, coraggio ed energia). D’Ignazio ha tratto ispirazione dal teatro delle ombre, realizzato grazie alla proiezione di figure articolate su di uno schermo opaco semitrasparente, irradiato da una luce, con l’intento di creare l’illusione di un’immagine in movimento. È una forma di narrazione riprodotta con l’uso di marionette e/o di attori umani, dal forte valore pedagogico e sociale per i ragazzi, i quali hanno la possibilità di sviluppare competenze relazionali ed espressive. Questa dimensione artistica si insinua come sottotesto della storia di Felice, attraverso lo zio di quest’ultimo, Pepe, un viaggiatore che fa teatro in giro per il mondo e che lascia a Felice una valigia misteriosa, con cui quest’ultimo potrà fare teatro delle ombre e, quindi, potrà costruire il mare in cortile. D’Ignazio crea tutti i personaggi partendo dalla realtà: i bambini con cui è entrato in contatto nelle scuole e nelle librerie, i suoi stessi amici e altri conoscenti. Il racconto parla dell’immaginazione come valore sociale, non ristretto esclusivamente ai bambini ma esteso a chiunque. Essa è capace di trasformare una mancanza in qualcosa di esistente, attraverso l’integrazione originale di idee e la loro elaborazione – come direbbe lo psicologo americano Torrance. Il libro tratta anche delle delusioni come momenti di noia da cui partire per inventare, del gioco all’area aperta come ingrediente peculiare per la crescita personale, della necessità di sognare, della creatività come mezzo per lo sviluppo cognitivo, emotivo e attitudinale e della ricerca, da parte dei piccoli, delle soluzioni alle varie problematiche. Il pubblico a cui si rivolge la letteratura di D’Ignazio è fatto di fanciulli, che sono sinceri e semplici, quindi autentici e veri. Come diceva Mac Burnett, autore di libri di successo per l’infanzia, “il pubblico più intelligente, coraggioso e onesto che uno scrittore possa sperare di avere” è rappresentato dai piccoli, che riescono ad essere molto critici, a non avere sovrastrutture, quindi ad essere diretti e a dire quello che pensano senza filtri. Il libro contiene, inoltre, meravigliose illustrazioni realizzate da Elisa Bonandin, che aiutano i fanciulli a leggere e a comprendere meglio la vicenda. Contengono oggetti reali, non sono didascaliche e non ricalcano il testo ma si discostano un po’ dalla trama, aggiungendo altri dettagli. Sono un linguaggio figurativo che stimola la riflessione pedagogica e formativa, portando l’attenzione sui gesti e sui corpi in movimento come veicolo di educazione. Il messaggio che D’Ignazio lancia è rivolto, indistintamente, a grandi e a piccini. A questi ultimi l’autore suggerisce di godersi la loro età e di non avere fretta di crescere, anzi di respirare la libertà e la spensieratezza della loro età. Ai grandi dice di continuare a conservare dentro di loro una parte infantile, autentica e sincera, senza dimenticarsi del fanciullino che è dentro di loro.