Radio Vaticana nell’era digitale

Uno degli strumenti comunicativi usati storicamente dalla Santa Sede, Radio Vaticana, compie 95 anni. Resta impressa la data del 12 febbraio 1931, quando Pio XI inaugurò la prima stazione radio in Vaticano, alla presenza di Guglielmo Marconi che ne fu l’inventore. Questo mezzo ha contribuito, in maniera significativa, a far sentire la voce del Papa in tutti gli angoli della terra e, ancora oggi, continua a percorrere il mondo portando l’annuncio di pace di Cristo. È l’esempio diretto di come possano fondersi tecnologia ed esigenze comunicative e pastorali della Chiesa. “Radio Vaticana ha camminato nella storia leggendo i fatti con la lente della Dottrina Sociale della Chiesa, per unire e servire la verità, attraverso una comunicazione disarmata e disarmante, di pace, come ci esorta oggi papa Leone”, le parole di Massimiliano Menichetti, responsabile editoriale di Radio Vaticana – Vatican News. Il dispositivo si è evoluto negli ultimi anni, grazie alle novità introdotte da papa Francesco che ha istituto, nel 2015, il Dicastero per la Comunicazione. Un passo decisivo in direzione della nascita di un sistema integrato di tutti i mezzi di informazione in continua trasformazione, per via dei nuovi linguaggi moderni. La Radio della Santa Sede continua a testimoniare che la tecnologia, fin dalle sue origini, è al servizio dell’uomo e non il contrario. Ce lo dimostra lo stesso Guglielmo Marconi che, forte dell’eredità scientifica lasciata da grandi nomi tra cui quelli di Morse, Hughes, Volta, Faraday, Maxwell, Herz e Righi, compì i sui studi sul sistema di telecomunicazione via onde radio, o “telegrafia senza fili”, indirizzandoli sempre verso una dimensione etica. Questo genio, che nacque non cattolico ma si convertì al cattolicesimo grazie al rapporto che intrattenne con Benedetto XV e con Pio XI, era convinto che la morale dovesse essere posta alla base della comunicazione globale. Incarnò la figura dell’esperto capace di integrare, nella sua attività, anche la fede in Cristo, nella consapevolezza che “lo spirito umano invia onde invisibili per l’eternità attraverso la preghiera”, onde che “raggiungono il loro obiettivo di fronte a Dio” – come disse lui stesso durante il discorso tenuto in occasione del primo congresso di “Radio Industria italiana” a Bologna a maggio del 1934. Le sue ricerche e le sue intuizioni hanno portato allo sviluppo dei mezzi che oggi sfruttiamo quotidianamente, dal web al digitale, dal calcolo all’IA. L’intelligenza artificiale ci proietta verso dimensioni simulate, ma ciò che conta è saper distinguere tra realtà e finzione, preservare i veri volti e non farsi sommergere dalle realtà parallele alla nostra. L’IA contiene enormi potenzialità per la radio, come andare alla ricerca dei gusti del pubblico, organizzare gli archivi sonori e cercare velocemente le informazioni. Può perfettamente sostituire il timbro vocale ma – per dirla alla McLuhan – non potrà mai replicare o sostituire le “corde del cuore”, quindi va controllata. Radio Vaticana deve continuare ad essere luogo di incontro tra voci vere, flusso di parole che nascono da una storia, da una coscienza, da una responsabilità, fonte di emozioni umane e di sentimenti inviolabili, nonché veicolo privilegiato per lanciare messaggi evangelici. In occasione di quest’importante anniversario, la Radio della Santa Sede ha promosso un’iniziativa speciale in sette lingue con sette programmi radiofonici, che saranno dei podcast tematici dedicati al futuro della radio stessa, al servizio pubblico, all’innovazione e al legame tra media, società e IA. Ha introdotto, inoltre, un nuovo logo musicale declinato in quattro ident principali, basati sulla storica orchestrazione del “Christus Vincit”, ognuno dei quali accompagna un momento della giornata radiofonica: risveglio, mattino, pomeriggio e notte.