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Stamani guerra missilistica tra Israele e Iran, Teheran annuncia la fine dei bombardamenti iniziati oggi
Aggiornamento ore 17.50. Israele ha “condotto uno storico attacco preventivo contro i tentativi dell’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”, ha dichiarato ai giornalisti il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Se non avessimo agito prontamente e con decisione oggi non saremmo qui. E ribadisco che l’Iran non si doterà mai di un’arma nucleare”, ha continuato, aggiungendo che “la Repubblica Islamica e Hezbollah sono oggi più deboli che mai” e che “il nostro confronto con loro non è ancora finito”. In merito allo stop delle operazioni militari verso l’Iran il premier israeliano ha poi sostenuto: “Per ora il conflitto su questo fronte è stato contenuto, perché dopo aver colpito il regime di Teheran gli attacchi contro di noi si sono fermati. Ma se questo regime commetterà un errore e ci attaccherà di nuovo risponderemo con tutta la nostra forza, perché Israele ha il pieno diritto di difendersi”.
Aggiornamento ore 17.26: Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato su X che la Repubblica islamica, con le sue azioni, ha smascherato un “cessate il fuoco sulla carta” e che viene “continuamente violato” nei fatti. “Finché mancherà la sincera volontà di costruire la fiducia la risposta dell’Iran sarà esattamente questa”, ha aggiunto nel post.
Aggiornamento ore 14.35: “Su richiesta” del presidente degli Stati Uniti “Donald Trump Israele sta interrompendo gli attacchi contro l’Iran. Gli attacchi contro il Libano meridionale continueranno con tutta la loro forza nei prossimi giorni. Bombarderemo anche Dahiya se gli attacchi contro le nostre comunità e i nostri cittadini dovessero proseguire”. Così ha riferito un funzionario israeliano, ripreso dal canale 12 di Israele.
Aggiornamento ore 14.15: “La nostra priorità è la sicurezza nazionale e la pace del nostro popolo. Difenderemo con autorità i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia. Diplomazia e difesa sono i due pilastri del potere nazionale” e “non abbiamo abbandonato né il campo di battaglia, né il tavolo delle trattative”. Così ha scritto su X il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian. Una dichiarazione che lascia intendere la persistenza di un canale diplomatico tra Teheran e l’asse israelo-americano. Il canale 12 israeliano, inoltre, ha riferito che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu hanno da poco concluso una conversazione telefonica. Quest’ultimo ha convocato per oggi il gabinetto di sicurezza per parlare dell’escalation tra Israele e Iran, secondo quanto ha dichiarato un funzionario israeliano alla Cnn.
Aggiornamento ore 13.38: Le forze armate dell’Iran hanno annunciato la fine delle operazioni militari verso Israele, sottolineando che se l’Idf dovesse riprendere i bombardamenti sul Libano gli attacchi della Repubblica islamica saranno “più duri”. Lo riportano i media iraniani.
Le notizie di stamattina
La tregua dell’8 aprile si sta infrangendo sotto le ondate di una serie di attacchi reciproci tra l’Iran e Israele. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato questa mattina di aver colpito obiettivi militari nella regione occidentale e centrale dell’Iran. L’azione segna il culmine di ore di drammatica escalation, scaturite dalla rottura del cessate il fuoco. L’operazione israeliana si configura come la prima incursione diretta sul suolo della Repubblica Islamica dallo scorso aprile, riaprendo uno scenario di guerra aperta che la diplomazia internazionale sperava di aver congelato.
IL CONTRATTACCO ISRAELIANO E LA MAPPA DELLE ESPLOSIONI. Le forze aeree dello Stato ebraico hanno condotto l’offensiva muovendosi lungo direttrici strategiche. L’esercito israeliano ha utilizzato missili balistici lanciati da aeromobili (aria-terra). La conferma della natura dell’attacco è giunta dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Secondo la televisione di stato iraniana, forti esplosioni sono state udite a Teheran, Tabriz e Isfahan. I sistemi di difesa aerea iraniani sono entrati in funzione in diverse province del Paese. Le autorità di Teheran hanno immediatamente disposto la chiusura dello spazio aereo. Il provvedimento ha interessato l’Aeroporto Internazionale Imam Khomeini della capitale.
A chiarire l’esatta natura dei bersagli è stato l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. Il diplomatico ha precisato che l’esercito con la Stella di David ha colpito “siti di lancio missilistico” e “infrastrutture del settore energetico”. Leiter ha accompagnato la rivendicazione con una nota formale di fermezza: “Nessun paese che rispetti se stesso tollererebbe un simile attacco, e non lo farà nemmeno Israele”. Le dichiarazioni riflettono la dottrina della reazione asimmetrica, mirata a colpire la logistica bellica avversaria prima che possano essere organizzate nuove offensive a lungo raggio.
LA PIOGGIA DI MISSILI SU ISRAELE. La rappresaglia di Gerusalemme giunge in risposta a una giornata di estrema tensione vissuta ieri quando l’attacco iraniano ha indotto l’esercito israeliano a lanciare una serie di allarmi consecutivi. Le sirene sono risuonate in tutto il Paese, costringendo la popolazione civile a rifugiarsi nei bunker. Esplosioni sono state udite a Gerusalemme, dove i sistemi di difesa aerea Iron Dome e Arrow hanno intercettato gran parte dei vettori in arrivo. Teheran ha giustificato gli attacchi con la necessità di punire Israele per i ripetuti attacchi a Beirut, dove l’aviazione israeliana ha continuato a colpire le posizioni di Hezbollah. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rilasciato una dichiarazione formale per rivendicare l’azione bellica. I vertici militari dell’IRGC hanno sottolineato che l’offensiva contro la base aerea israeliana di Ramat David è stata una risposta diretta ai bombardamenti israeliani nella periferia sud della capitale libanese. L’allargamento del conflitto su più fronti è emerso con chiarezza anche nelle ore successive. Le Guardie Rivoluzionarie hanno reso noto di aver effettuato attacchi aerei nel Kurdistan iracheno, colpendo quelli che definiscono centri di spionaggio e basi logistiche dei movimenti ostili alla Repubblica Islamica.
IL RICATTO MARITTIMO E LA MINACCIA SU BAB AL-MANDAB. La dimensione del conflitto rischia di travolgere le rotte commerciali globali. Ali Velayati, consigliere senior della Guida Suprema iraniana, aveva precedentemente affermato che Teheran avrebbe potuto bloccare Bab al-Mandab, un altro vitale corridoio marittimo in Medio Oriente, qualora Israele avesse intensificato il conflitto. Lo stretto, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, rappresenta lo snodo fondamentale per il transito del petrolio e delle merci dirette in Europa attraverso il Canale di Suez.
La minaccia di Velayati non è una semplice dichiarazione d’intenti, ma una mossa geopolitica calcolata. L’obiettivo strategico dell’Iran è fare pressione sui partner occidentali di Israele affinché frenino l’azione militare di Gerusalemme. Un eventuale blocco di Bab al-Mandab, attuato anche tramite le milizie Houthi dello Yemen, provocherebbe un aumento immediato dei costi di trasporto e dei prezzi del greggio su scala planetaria. Teheran dimostra così di voler utilizzare l’economia globale come scudo per compensare lo svantaggio tecnologico e convenzionale nei confronti delle forze aeree israeliane.
IL RETROSCENA DIPLOMATICO: IL PRESSING DI TRUMP. La Casa Bianca ha cercato fino all’ultimo minuto di evitare che la situazione precipitasse. Secondo fonti interne all’amministrazione statunitense, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di astenersi dal lanciare un attacco di rappresaglia contro l’Iran. Durante un colloquio telefonico avvenuto ieri, il tycoon ha espresso forte irritazione per i precedenti raid condotti da Israele sui quartieri meridionali di Beirut, ritenendoli un ostacolo alle trattative sotterranee avviate da Washington. Trump avrebbe esortato il premier israeliano a congelare le operazioni militari: “Siamo vicini a fare qualcosa di buono in termini di accordo”.
Il capo del governo israeliano ha tuttavia ignorato il monito della Casa Bianca, anteponendo le necessità di sicurezza nazionale alle pressioni del principale alleato. Di fronte al fallimento della moral suasion su Netanyahu, il presidente americano ha provato a spostare il proprio “approccio pubblico” alla questione sfoggiando sicurezza e dichiarando che i nuovi attacchi tra Israele e Iran non influenzeranno i colloqui di pace avviati dalla sua amministrazione con la dirigenza di Teheran. Resta comunque chiaro che l’impressione generale sia quella che The Donald abbia per l’ennesima volta “perso il controllo” dell’alleato israeliano, e che per l’ennesima volta il comportamento di questi lo stia mettendo in forte difficoltà sul fronte interno. Il presidente statunitense avrebbe inoltre detto all’Iran di “tornare” al tavolo dei negoziati, nel tentativo di disaccoppiare lo scontro militare sul terreno dall’architettura diplomatica che Washington sta faticosamente cercando di costruire per ridisegnare gli equilibri mediorientali.
Fonte: 9Colonne
