I preziosi arazzi della Manifattura Barberini

I pregiati tessuti esposti alla mostra romana ritraggono Urbano VIII e la Resurrezione di Cristo

Quest’anno ricorre il quarto centenario dalla Dedicazione della Basilica di San Pietro, avvenuta il 18 novembre 1626 per volontà di Urbano VIII, che offrì al mondo cattolico uno dei massimi esempi di arte barocca. Per celebrare quest’importante anniversario è stata inaugurata, presso la Pinacoteca Vaticana, la mostra L’Arazzeria Barberini. La Resurrezione e la Dedicazione della Basilica Vaticana, inserita nel programma “Museums at Work”. La piccola esposizione, visitabile fino al prossimo mese di settembre, è a cura di Alessandra Rodolfo, responsabile del Reparto per l’Arte dei secoli XVII-XVIII e del Reparto Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani, in collaborazione con la Bav e la Fabbrica di San Pietro. L’iniziativa omaggia i magnifici arazzi della Manifattura Barberini, l’officina istituita a metà del Seicento dal cardinale Francesco Barberini, protettore delle arti e delle scienze, allo scopo di tradurre in tessuto la grandiosità barocca, di esaltare la sua nobile famiglia, di narrare la solennità liturgica e la politica dello zio, Urbano VIII, e di mostrare le bellezze del Vaticano, senza dover ricorrere più a commissioni costose all’estero. Nella Sala XVII si trova la Resurrezione di Cristo, che richiama alla Pasqua e che fa parte della serie di arazzi della “Vita di Cristo”.

La sua produzione è attestata tra il 1643 e il 1656, con qualche interruzione dovuta alla morte di Urbano VIII (1644) e all’esilio successivo del cardinale Francesco Barberini, per volontà di Innocenzo X Pamphilj. L’arazzo, insieme al ciclo costituito dalla Natività e dal Pasce oves meas, fu pensato come pala d’altare da collocare nella cappella pontificia o, forse, nella Sistina, alternandosi, con gli altri due, in base alle ricorrenze liturgiche. Il cartone preparatorio del panno, oggi conservato alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Barberini, è opera di Giovan Francesco Romanelli (1610-1662), pittore di Viterbo e allievo di Pietro da Cortona, legato ai Barberini, mentre l’arazzo fu creato da Gaspare Rocci. Mostra il Cristo risorto che trionfa sulla lapide rovesciata, avvolto da nubi e luci, con tanto di elementi e figure barocche in movimento. I soldati, intorno al Messia, dinnanzi a questa scena fuggono via in preda alla paura. La Sala XVIII accoglie, invece, l’arazzo dal titolo Urbano VIII dedica la Basilica di San Pietro, appartenente al celebre ciclo di dieci panni, incentrato sulla vita di papa Maffeo Barberini (1623-1644).

Fu realizzato a Roma tra il 1663 e il 1679 su commissione del colto nipote del papa, Francesco, per glorificare le gesta dello zio defunto. I cartoni preparatori dell’arazzo furono predisposti da Pietro da Cortona al quale, dopo la morte avvenuta nel 1669, subentrò l’allievo Ciro Ferri e altri pittori vicini alla cerchia papale. Il pregiato pannello, tessuto con fili d’oro, mostra il papa circondato da altre figure della curia e della nobiltà romana, durante l’atto di Dedicazione della Basilica Vaticana. Ai personaggi storici sono associate anche varie figure allegoriche, tra cui la Pace, la Peste, la Fede e la Religione (queste ultime assistono dall’alto alla solenne cerimonia). Accanto a quest’opera, nello stesso ambiente, è stato piazzato il busto bronzeo di Urbano VIII (1632-1633) di Gian Lorenzo Bernini, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana. È un esemplare che deriva direttamente dal Ritratto del 1632, oggi custodito nelle raccolte delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Barberini, espressione della migliore attività ritrattistica che Bernini sviluppò verso gli anni Trenta del Seicento. L’artista delinea, con una certa attenzione per i dettagli, le fattezze del volto del Pontefice, che si presenta con la sola mozzetta e il camauro sul capo. Il risultato, dal forte impatto emotivo, è un omaggio a Urbano VIII e alla sua vena carismatica. Completano la rassegna, in questa sala, due medaglie di Gaspare Mola, realizzate sempre per la Dedicazione della Basilica Vaticana: una ritrae il Successore di Pietro quando, il 18 novembre 1626, consacrò le dodici croci di mosaico rosso destinate alle pareti dell’edificio di culto; l’altra celebra le nuove fortificazioni di Castel Sant’Angelo, rappresentate nel rovescio della stessa e circondate dalla legenda “INSTRVCTA MVNITA PERFECTA”. Il percorso espositivo è chiuso da un prezioso Diario del sacerdote romano, Francesco Speroni, che per la prima volta esce dal Capitolo di San Pietro in Vaticano. Il raro documento racconta quanto avvenuto durante la cerimonia di Dedicazione della Basilica, conferendo una certa rilevanza ecclesiale, oltre che artistica, a tutta la retrospettiva.