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Essere testimoni di una fede che nasce dalla gioia di un incontro

L'invito rivolto dal nuovo assistente ecclesiastico regionale Padre Vincenzo Arzente O.M. ai capi scout Agesci calabresi 

Essere testimoni di una fede che nasce dalla gioia di un incontro

Dal primo maggio 2016 Padre Vincenzo Arzente O.M. è il nuovo assistente ecclesiastico regionale dell’Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani). Originario di Lamezia Terme, è parroco a San Francesco di Paola in Lamezia Terme Sambiase ed assistente ecclesiastico del gruppo scout Agesci Lamezia Terme 2. L’abbiamo raggiunto a pochi giorni dall’inizio del suo nuovo incarico per farci raccontare la sua esperienza in Agesci e i programmi per il futuro.

Partiamo da lontano. Qual è stato il suo primo approccio con gli scout?

Tutto iniziò a Roma nel 1995 quando studiavo al Laterano. All’epoca non ero ancora sacerdote e i miei superiori mi destinarono alla parrocchia di San Francesco di Paola in Civitavecchia dove, il sabato e la domenica, facevo il “tirocinio”. Lì, uno dei primi compiti che mi venne affidato, fu proprio quello di seguire il gruppo scout Civitavecchia 6. Quindi, come puoi ben vedere, gli scout hanno sempre accompagnato la mia crescita.

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Poi qualche anno fa l’ingresso ufficiale in Agesci.

Sì, sono assistente ecclesiastico da tre anni. Tutto è iniziato con il percorso di preparazione alla Route Nazionale R/S svoltasi nell’estate del 2014, alla quale ho poi partecipato con i ragazzi che seguivo. Da lì mi sono state richieste le cosiddette due ore settimanali… che poi si sono subito trasformate nelle uniche due ore libere dall’associazione. Infatti gli impegni si sono subito moltiplicati: prima assistente di zona, poi assistente regionale di branca R/S ed ora assistente regionale.

Parliamo appunto dell’ultimo incarico. Che eredità raccoglie e quali sono i propositi per il prossimo futuro?

L’eredità è quella di un passato che per noi è un eterno presente in quanto Agesci e soprattutto perchè si tratta di ripensare e reinvestire sul futuro dei nostri ragazzi. Abbiamo sempre dinanzi un presente sul quale interrogarci e lavorare, raccogliendo i frutti di un passato nel quale si è dialogato e lavorato tantissimo. L’eredità lasciata da don Massimo Nesci (Assistente Ecclesiastico uscente ndr) è quella di un sacerdote che ha lavorato tanto e si è speso per la crescita nella fede, avendo il pregio di incidere in maniera positiva nella vita dei ragazzi calabresi.

Vita dei ragazzi calabresi che è segnata da tanti problemi. Su quali la nostra associazione può intervenire aiutando a creare spiragli di luce?

Credo su tutti, perché abbracciando in maniera trasversale l’educazione dei ragazzi nelle diverse fasce d’età, abbiamo la possibilità di offrire un patrimonio valoriale utile a costituire le fondamenta sulle quali puntare i piedi per crescere in maniera armonica non soltanto dal punto di vista di fede, ma anche come buoni cittadini pronti ad essere i protagonisti di questo nostro tempo.

Quali invece gli orizzonti verso i quali devono tendere i capi educatori?

Il nostro è un cantiere sempre aperto perché l’azione educativa che svolgiamo ci pone in uno stato di continua conversione e di lettura dei bisogni dei nostri ragazzi. Per i capi scout, cioè per noi, è sempre necessario riqualificare l’azione rendendola capace di cogliere ancor più e ancor meglio, in questo nostro tempo così difficile e variegato, ma allo stesso tempo ricchissimo, quelli che sono i bisogni educativi emergenti dei nostri ragazzi e dei nostri giovani; quei giovani che sono affidati alle nostre cure e che vivono con noi l’esperienza educativa proposta dallo scoutismo.

Passiamo ora ad analizzare il rapporto dei capi Agesci con la fede. Come essere testimoni autentici?

È necessario puntare sull’essenza della fede che nasce dalla gioia di un incontro. La fede non è uno degli ambiti sui quali lavorare. Io non sono molto antico in associazione ma, quello che in questi anni ha attirato di più la mia attenzione, riguarda proprio come la fede sia vista come uno degli “ambiti” da trattare.  Nella mia esperienza ho lavorato molto con la branca R/S (Rover e Scolte; ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 ed i 20/21 anni di età) dove si vivono alcuni ambiti riassumibili in: servizio, comunità, fede. La fede spesso viene vista come uno degli ambiti; non dev’essere così. La fede è un incontro personale che vive il capo educatore e va trasmessa con la coerenza e la testimonianza della sua vita in tutto ciò che è e fa. Quindi una fede che deve essere trasversale a tutta la nostra azione educativa.

Quindi un capo educatore non può non essere un testimone autentico della fede in Cristo e nella Chiesa?

La miseria, la debolezza e la povertà ci accompagnano e sono all’ordine del giorno, e non ci spaventano. Quello che bisogna ripensare è la scelta fondamentale della nostra vita. Noi siamo Agesci e quindi abbiamo scelto di appartenere ad un’associazione che porta, a partire dal nome, una precisa dichiarazione di intenti. In quella “C”, che sta per cattolici, c’è il segno dell’appartenenza alla Chiesa Cattolica e a Cristo. Va da sé che il capo educatore Agesci ha il dovere di esprimere attraverso una testimonianza della propria vita i valori nei quali innanzi tutto ha creduto lui stesso.

Allora la salutiamo e le auguriamo buon lavoro o, come dite voi scout, buona strada.

Grazie. Buona strada.

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