Cultura
Restauro policromo dell’Ara Pacis con un progetto di videomapping immersivo
L’opera architettonica esprime la grandezza di Augusto e la pace che portò ai romani
L’Ars si rivela è il nuovo progetto multimediale che consente di scoprire la bellezza e la storia di uno dei simboli della città di Roma: l’Ara Pacis. Promossa da Roma Capitale, dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata e gestita da Zètema Progetto Cultura e realizzata da AV Set Produzioni SpA con Luca Scarzella, l’iniziativa propone un tour museale scandito da una narrazione delle vicende storiche di questo monumento, con tanto di accompagnamento musicale e di sonorità suggestive. L’opera spicca in tutta la sua policromia originale, per mezzo di particolari effetti di luce. Questo è stato possibile ricorrendo al videomapping, una tecnologia audiovisiva che serve per proiettare contenuti video su superfici fisiche 2D o 3D, trasformando oggetti o architetture in display dinamici. In questo modo, diverse caratteristiche costitutive dell’antica altare sono visibili realisticamente. Sul lato occidentale, per esempio, risaltano i rilievi che raffigurano il sacrificio di Enea ai Penati e il Lupercale, che ricostruisce la mitica storia dell’Urbe; sul lato orientale, invece, emergono in maniera evidente la “Personificazione di Roma”, un rilievo pervenutoci in resti molto scarsi, nelle vesti di una dea amazzone seduta su una catasta d’armi, e la “Saturnia Tellus”, un pannello che mostra una grande figura matronale, seduta con in grembo due putti e alcune primizie, ai lati due ninfe seminude, simboli dell’aria e del mare, un’allegoria che rimanda a Venere Genitrice, ad una personificazione dell’Italia o, forse alla Pax Romana; e sui lati lunghi orientali, è possibile ammirare, per la prima volta, la processione per il voto dell’Ara divisa in due parti: una ufficiale, con i sacerdoti, e l’altra semiufficiale con la famiglia di Augusto, forse una raffigurazione politica ideale che va correlata con l’incertezza politica di quegli anni riguardante il problema della successione, che fu parzialmente risolto nel 6 a.C. con la crisi e l’esilio volontario di Tiberio. Ricordiamo che l’Ara Pacis è l’altare monumentale che il Senato romano decise di elevare in onore di Augusto a Roma, su Campo Marzio, nel 9 a.C. Un’opera d’arte e d’architettura che incarna l’essenza della romanità, e la cui struttura si presenta nella forma di un recinto quadrangolare di marmo, elevato su un podio, con due ingressi situati sui lati lunghi e una scalinata imponente sul lato occidentale. All’interno troneggia la mensa vera e propria, cuore sacro del capolavoro. Le pareti esterne dell’Ara Pacis sono un trionfo di decorazioni in bassorilievo, suddivise in due registri: quello superiore, ricco di scene umane complesse, e quello inferiore che esibisce intricati motivi vegetali. A separare i due registri c’è un motivo geometrico, che conferisce un senso di movimento perpetuo. Sui lati nord e sud si svela il racconto più potente: qui vediamo due lunghi cortei che avanzano con solenne maestosità verso l’ingresso dell’altare: sono i sommi sacerdoti e i familiari di Augusto, immortalati in un momento di simbolica processione. Non mancano le scene mitologiche che rievocano le origini di Roma, sottolineando la continuità tra i fondatori e Augusto. Attraverso l’Ara Pacis, l’imperatore celebra la potenza e la prosperità di Roma, in un’epoca che riecheggia oggi come un modello di grandezza. Questa meravigliosa esperienza immersiva e digitale è disponibile, presso il Museo dell’Ara Pacis, fino al 31 dicembre.
