Divieto social e smartphone per minori. Pellai: “Il limite è fondamentale, ma per farlo rispettare serve una legge”

Salute mentale a rischio, apprendimento peggiorato, il virtuale che ha preso il posto della vita reale. Sono alcuni degli effetti dell’uso di social e smartphone dalla più tenera età. Ma ormai sta crescendo la consapevolezza dei rischi. Ne parliamo con Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore con Barbara Tamborini del libro “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori, 2025), nel quale viene analizzato l’impatto del digitale sulla crescita emotiva, cognitiva e relazionale di bambini e adolescenti. Una ricerca di Demetra e Patti Digitali evidenzia che circa il 90% degli italiani è favorevole a limitare l’uso di smartphone e social nei minori: come interpreta questo dato?
Il dato di fatto è che in molti ormai ci siamo resi conto che il limite è una dimensione fondamentale rispetto alla presenza di un minore nel mondo dei social. Però, definirlo e poi inserirlo all’interno della relazione educativa è molto complesso,molto faticoso proprio per la natura stessa dei social che in realtà sono architettati in modo tale che uno non percepisca quel limite. Quindi, gli italiani dicono che è importante che si metta un limite; probabilmente se diamo un limite per legge diventerà anche più facile poi far rispettare quel limite nella relazione educativa. C’è oggi una distanza tra ciò che i genitori pensano e ciò che effettivamente fanno nella gestione dei dispositivi digitali?

Nell’esperienza clinica, si constata quotidianamente che i genitori sono in seria difficoltà e si sentono molto impotenti perché il mondo del scrolling infinito è qualcosa che loro vorrebbero regolare, vorrebbero limitare, vorrebbero far avvenire in modo diverso nella vita di un figlio, però poi non ci riescono.

Da dove nasce questa difficoltà?
Il fatto è che tutto ciò che accade nell’online spesso è regolato proprio dall’ingaggio dei funzionamenti dopaminergici del nostro cervello, cioè il nostro cervello nell’online produce dopamina e la dopamina è quel neurotrasmettitore che ci fornisce gratificazione istantanea, quindi ci fa stare nel qui ed ora molto bene a costo energetico zero, ma poi ci dà anche il comando di non smettere di fare le cose che me la fanno produrre.È come avere un bambino sulla giostra: quel bambino non vorrà mai scendere. Farlo scendere dalla giostra impone al genitore di mettere limiti che al bambino non piacciono e spesso anche proprio di vedere un figlio che piange, un figlio che ti dice mamma cattiva, papà cattivo.Si tratta di tutte quelle esperienze faticose, dove si dicono i no che aiutano a crescere ma è più facile dire un “sì” che dire un “no”. Se poi questo “no” lo devi dire a un preadolescente che non ti dice mamma cattiva, papà cattivo, ma che ha crisi esplosive di rabbia, che ti dice parolacce, che magari bestemmia, un genitore si spaventa anche del genere di intervento limitativo che deve fare, vorrebbe non essere sempre lui quello che deve fare la parte così faticosa e antipatica e quindi chiede anche al sistema di collaborare con un progetto educativo in cui il limite è stato definito in modo chiaro e se definito in modo chiaro magari è più semplice sia rispettarlo sia farlo rispettare.

Quali sono, sulla base della sua esperienza clinica, i principali effetti dell’uso degli smartphone e dei social sullo sviluppo emotivo e cognitivo di bambini e adolescenti?
Il dato di fatto è che questo uso produce sregolazione emotiva, quindi una grande fatica a fare sì che il bambino impari a gestire i propri stati emotivi, produce un dilemma nel bambino costante tra il fare cose nel mondo online e il fare cose nel mondo reale, quindi quando tu proponi anche cose molto belle nel mondo reale al bambino che sta videogiocando potrebbe non essere interessato. Mi spiego: un bambino arriva al mare, ha in mano il suo tablet dove sta videogiocando, c’è il paradiso naturale dei bambini, ma può proprio essere che quel bambino in realtà resti seduto sulla sdraio e continui a fare lo stesso videogioco che avrebbe fatto nella sua cameretta. Questo è un esempio in cui noi abbiamo che il funzionamento è quello di un campo magnetico, il genitore anche che vuole propone cose belle al proprio figlio spesso si vede respinto dal figlio. Quest’ultimo in realtà non è che vuole fare cose brutte, ma non riesce a non fare le cose che gli vengono proposte dall’online. C’è un impatto in modo molto forte non solo nei funzionamenti emotivi, ma anche in quelli cognitivi. La ricerca dice che anche nei bambini piccoli c’è una competenza linguistica diminuita e ritardi nello sviluppo del linguaggio, mentre negli adolescenti c’è invece una ridotta capacità di comprendere e di usare le parole del proprio vocabolario, poi c’è una deprivazione del sonno, c’è un isolamento sociale, ma dormire male e dormire poco significa sviluppare instabilità emotiva, andare a scuola ed apprendere molto peggio, sono effetti cioè pervasivi su tutte le funzioni e i compiti di sviluppo dei bambini e dei ragazzi.

Esiste un’età minima sotto la quale smartphone e social dovrebbero essere evitati del tutto?
Guardando tutto quello che è accaduto alla Generazione Z, oggi le indicazioni sono molto più restrittive e meno permissive di tutto quello che abbiamo fatto accadere negli ultimi 15 anni, perché lasciando accadere quello che è accaduto ahimè abbiamo visto che c’è stato un incremento di indicatori di malessere sia nell’area della salute fisica sia nell’area della salute mentale che si correla in modo significativo con l’intensità e la precocità dell’uso dei device digitali portatili.I pediatri, per esempio, consigliano di non possedere uno smartphone sotto i 13 anni compiuti e di non iscriversi a un social media se non si sono già compiuti 16 o addirittura 18 anni.

Oltre a vietare l’uso di smartphone e social, è importante anche educare a un uso consapevole?
Il concetto è questo: se tu sei un bambino e ti porto in strada ti insegno l’Abc dell’educazione stradale, ma non vuol dire che ti insegno come si fa a guidare un’automobile, ti insegno a non attraversare con il rosso, a comprendere il significato delle strisce pedonali, quindi ti metto in relazione con persone che sanno guidare le automobili, ma non in termini abilitanti il “te che guida un’automobile”, ma in termini abilitanti il “te che sa cosa accade a chi guida un’automobile e deve prendere le giuste misure per tutelare il proprio bisogno di protezione e sicurezza”. Quindi è chiaro chenoi nel tempo della crescita insegniamo a prevenire il cyberbullismo, insegniamo il pensiero critico rispetto alla realtà aumentata, al deepfake, al fatto che l’intelligenza artificiale potrebbe portarti nella vita un sacco di fake news, a riconoscerle e tutto il resto, ma questo non significa che insegniamo ad usare uno smartphone,anche perché io non trovo in giro ricerche che mi dicono che se hai in mano uno smartphone a 16 anni rispetto a uno che ce l’ha avuto in mano a 12, poi sei un analfabeta digitale, cioè a 16 anni avrai in mano lo smartphone e lo imparerai a usare.

Quanto conta l’esempio degli adulti nell’educazione digitale dei figli? L’esempio è importantissimo.

I bambini imparano quello che vedono e quello che vivono, quindi è chiaro che un genitore per l’uso che fa del suo smartphone, ma anche per l’uso che fa del suo bambino nel mondo digitale, lo sharenting, per esempio, sta già modellando tutta una serie di pensieri, attitudini, aspettative e norme sociali che poi ricadranno anche negli stili di utilizzo dei device digitali o di frequentazione nel mondo dei social media da parte del proprio figlio.

Quali sono gli errori più comuni che i genitori fanno nella gestione degli smartphone?
Usarli come sistema finalizzato a gestire la frustrazione del bambino, una sorta di ciuccio elettronico che però dura per tutta l’età evolutiva, per cui noi vediamo bambini al ristorante che passano il tempo guardando dentro allo schermo, interagendo con il tablet o uno smartphone, genitori che in realtà, mentre sono con i loro bambini, stanno in relazione con loro, ma intanto fanno un sacco di cose dentro agli schermi. Ancora, lo sharenting, cioè condividere immagini dei tuoi bambini all’interno di social media frequentati dagli adulti. O, nel momento in cui viene dato uno smartphone ad uso personale del proprio figlio, che magari ha 11, 12 o 13 anni, non occuparsi di mettere il Family Link, sistemi di protezione e soprattutto poi di supervisione, cioè di accompagnare l’esperienza del bambino all’interno del mondo online, essendone presente esattamente come un genitore presente anche nel mondo reale. Di rimando usare la tecnologia per la geolocalizzazione continua, per un controllo asfissiante quando il bambino è fuori nel mondo reale, invertendo i bisogni di protezione reale che servono al bambino.A un bambino serve molto di più essere protetto nel mondo virtuale, dove puoi incontrare un’infinità di rischi, invece che essere così iperprotetto nel mondo reale, che è abitato da un villaggio di adulti e da una comunità educante che quel compito in realtà lo sa condividere con i genitori.

Quindi, vanno educati anche i genitori?
Credo che questa sia una sfida che ci riguarda tutti, anche perché noi la stiamo subendo sulla nostra pelle senza averla mai sperimentata prima,quando eravamo figli e, al tempo stesso, senza avere un vero e proprio manuale di istruzioni. Lo stiamo scrivendo in funzione di quello che sta accadendo ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze che prima erano della Generazione Z e adesso sono la generazione dopo la Generazione Z. Questa dovrebbe essere una generazione che trova adulti meno spaesati, più consapevoli, capaci di fare tesoro di quello che è accaduto; per i figli invece appartenenti alla Generazione Z, non si sapevano quali sarebbero state le cose che accadevano, perché non c’erano precedenti nella storia degli esseri umani.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha recentemente detto che sta funzionando il divieto degli smartphone in classe. Nella sua esperienza cosa ha potuto constatare?

Giro moltissimo nelle scuole, non ho visto un incremento della sofferenza degli studenti nelle scuole dovuta al fatto che le scuole sono diventate ambienti smartphone free. Anzi, quando la scuola applica in modo molto rigoroso il protocollo smartphone free, cioè i ragazzi depositano i loro smartphone in cassettine e non hanno accesso all’oggetto per tutto il tempo della giornata scolastica, entrare in queste scuole, fare incontri con i ragazzi, è respirare una boccata d’ossigeno, intanto perché il livello di attenzione e concentrazione è decisamente migliore, ma è anche molto bello vedere quanto più intenso è il livello di socio-relazionalità e quanto più ricchi e nutrienti sono le interazioni con gli studenti stessi.

Cosa sarebbe necessario che contenesse una futura legge?
Dovrebbe esserci la capacità delle piattaforme di identificare l’età dei propri utenti e fruitori e al tempo stesso da parte dello Stato dovrebbe esserci la definizione di quelle età minime, al di sotto delle quali le piattaforme non sono frequentabili per legge. Questo è quello che per esempio è stato fatto in Australia.La criticità della legge italiana per come in questo momento viene discussa è che sono previste sanzioni per i genitori, ma i genitori spesso sono parte lesa dalla potenza con cui le piattaforme fanno di tutto per tirare dentro bambini e ragazzi sguarniti di competenze autoprotettive, perché tali competenze richiedono un livello di maturità cognitiva che a 12 o 13 anni non c’è.È come se noi dicessimo che la colpa di Pinocchio che non va a scuola è tutta di Geppetto, ma Geppetto l’ha preparato per andare a scuola, l’ha messo sul tragitto per la scuola, è Lucignolo che non deve intercettare Pinocchio e portarlo in un altro territorio se non è adatto a lui.

Se non si interviene ora, quali potrebbero essere le conseguenze nei prossimi anni?
Se guardiamo gli indicatori di salute mentale in età evolutiva, ogni anno sono sempre andati peggiorando; rispetto agli indicatori relativi agli apprendimenti a scuola, il dato di fatto è che in tutti i continenti su tutte le materie sono peggiorati dal 2011, cioè da quando sono arrivati gli strumenti digitali portatili a disposizione di tutti gli studenti.

Se vogliamo invertire la rotta allora cambiamo le regole del gioco, altrimenti la salute e gli apprendimenti peggioreranno.