Ucciso nuovo capo ala militare Hamas

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Le forze israeliane hanno spinto l’offensiva terrestre nel sud del Libano superando il fiume Litani e la Linea Gialla. Secondo quanto riportato dal quotidiano Ynet, l’Idf mira ad allontanare i miliziani di Hezbollah verso nord per neutralizzare la minaccia dei droni esplosivi a corto e medio raggio, capaci di colpire fino a 30 chilometri di distanza. Nelle ultime ore, i raid dello Stato ebraico hanno preso di mira oltre 190 depositi di munizioni del gruppo sciita. Il bilancio complessivo delle vittime in Libano continua a salire drammaticamente: i dati ufficiali del ministero della Salute di Beirut registrano 28 morti e 104 feriti nelle ultime 24 ore, che si sommano a un tragico computo parziale di 31 vittime totali nei bombardamenti più recenti nel meridione del Paese, tra cui si contano 4 bambini e 3 donne, con 14 morti concentrati nella località di Burj al-Shamali, nei pressi di Tiro. Dal riavvio dei combattimenti lo scorso marzo, i bombardamenti israeliani sul territorio libanese hanno causato complessivamente 3.213 morti e 9.737 feriti. Di fronte a questo scenario critico, l’esercito di Tel Aviv ha ordinato l’evacuazione immediata di 19 villaggi meridionali, intimando la popolazione civile a trasferirsi a nord del fiume Zahrani. Sul fronte delle operazioni mirate, l’intelligence e le forze aeree dello Stato ebraico hanno assestato un durissimo colpo ai vertici del terrorismo palestinese, riuscendo a eliminare Mohammed Odeh in un raid aereo mirato a Gaza City. La notizia, rimbalzata con forza sul portale israeliano Ynet, evidenzia la rapidità d’azione dell’Idf: Odeh era infatti stato nominato da pochissimi giorni alla guida dell’ala militare di Hamas. La sua leadership è stata stroncata sul nascere, prima ancora che potesse riorganizzare le fila del movimento, in una fase di estrema vulnerabilità per l’organizzazione. Solo dieci giorni prima, un analogo attacco aereo a Gaza City aveva ucciso il suo predecessore, Izz ad-Din Haddad, una figura chiave e tra i principali artefici del massacro del 7 ottobre.

Parallelamente, il premier Benjamin Netanyahu ha confermato il progressivo controllo sul terreno per blindare la fascia di sicurezza a tutela dei residenti del nord di Israele, dichiarando lo sviluppo di contromisure tecnologiche per intercettare i velivoli senza pilota. Sul fronte diplomatico, Netanyahu ha avuto un colloquio telefonico con il presidente statunitense Donald Trump a seguito di un vertice del gabinetto di sicurezza, mentre da Washington giunge il divieto formale per Israele di colpire l’area di Beirut per preservare i canali negoziali tra la Casa Bianca e l’Iran. Il contesto regionale resta infuocato anche a causa del blitz notturno degli Stati Uniti contro installazioni missilistiche e basi nell’Iran meridionale; un’azione che il Pentagono e il Comando Centrale americano hanno catalogato strettamente come operazione di “autodifesa” e non come atto di guerra, nonostante la contemporanea sessione di colloqui di pace a Doha. Nello scacchiere del Golfo si registra inoltre un giallo internazionale attorno allo Stretto di Hormuz: se da un lato il Wall Street Journal ha rivelato il ripristino delle missioni della Us Navy per scortare le navi commerciali — menzionando il supporto fornito a una superpetroliera greca con due milioni di barili di greggio —, il Centcom ha smentito ufficialmente la notizia su X, dichiarando che il “Project Freedom” non è operativo. Nel frattempo, l’agenzia Ukmto ha segnalato il danneggiamento di una petroliera al largo dell’Oman a causa di un’esplosione vicino alla linea di galleggiamento che ha provocato una fuoriuscita di carburante, pur senza causare vittime tra l’equipaggio. Sul piano interno iraniano, si consuma uno scontro istituzionale sulla gestione del cyberspazio, rimasto quasi totalmente oscurato dall’inizio del conflitto lo scorso 28 febbraio. Dopo l’annuncio del vicepresidente Mohammad Reza Aref riguardo ai primi provvedimenti governativi per una riapertura parziale e regolamentata della rete, confermata anche dai monitoraggi di NetBlocks, la magistratura di Teheran tramite il sito Mizan ha decretato la sospensione del Quartier Generale Speciale per il Cyberspazio, l’organismo presidenziale istituito dal presidente Masoud Pezeshkian per coordinare lo sblocco di internet. Nonostante il clima di forte tensione e i proclami della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che nel messaggio per l’Hajj ha intimato che la regione non farà più da scudo alle installazioni americane, Pezeshkian ha manifestato all’emiro del Qatar la disponibilità della Repubblica Islamica a concordare un quadro dignitoso per porre fine alle ostilità. Da Washington, il segretario di Stato Rubio ha ribadito la fattibilità di un’intesa diplomatica, ponendo però come condizione imprescindibile la libera navigazione a Hormuz, mentre Teheran ha preannunciato ritorsioni severissime oltre i confini regionali in caso di ulteriori attacchi, rivendicando anche l’abbattimento di un drone statunitense. Sulla catastrofe umanitaria è intervenuto infine Papa Leone XIV da Castel Gandolfo, lanciando un accorato appello alla comunità internazionale affinché vengano garantiti i soccorsi e la ricostruzione per la popolazione di Gaza, privata degli aiuti essenziali. 

Fonte: 9Colonne