Spettacoli
Allison Gallicchio, la mia opera teatrale su don Carlo De Cardona
Giovane moranese, regista e attrice teatrale, ha realizzato un’opera sulla vita e l’impegno del sacerdote per il quale è aperta la causa di beatificazione. L’esordio il 4 maggio a Morano
Allison Gallicchio, 24 anni, di Morano Calabro, regista e attrice teatrale e cinematografica, sta preparando l’opera “Don Carlo De Cardona”. Il debutto sarà il prossimo 4 maggio al teatro comunale “Massimo Troisi” del paese moranese.
Un’opera sulla vita di don Carlo De Cardona. Di che si tratta?
Si tratta dell’opera teatrale “Don Carlo De Cardona” dedicata alla sua vita. È un progetto che mi è stato affidato e che accolgo con grande senso di responsabilità, ma anche con profondo orgoglio, essendo
io stessa figlia della sua terra, Morano Calabro. Raccontare la vita di Don Carlo non è solo un incarico artistico, ma un atto d’amore verso la mia terra, che ha dato i natali a una figura così straordinaria.
Lo spettacolo si sviluppa in due atti e accompagna il pubblico lungo l’intero arco della sua vita: dall’infanzia fino agli ultimi giorni. Vedremo un don Carlo bambino, con i suoi sogni e le sue fragilità, e poi l’uomo, il sacerdote, la guida. Un narratore farà da filo conduttore, quasi come una coscienza che ci accompagna dentro i momenti più intensi e significativi della sua esistenza. Un percorso umano e spirituale che permetterà agli spettatori di coglierne l’evoluzione interiore e la forza del suo pensiero.
In scena sarà presente la mia compagnia teatrale e cinematografica “L’Istrione” con cui condivido visione, passione e dedizione. È per me fondamentale lavorare con un gruppo che crede profondamente nel valore culturale e umano di questo progetto, perché il teatro è prima di tutto un atto collettivo, un respiro condiviso. Portare in teatro una figura così potente e unica significa restituirle voce e presenza in un luogo sacro quale è il palcoscenico, trasformando la memoria in esperienza viva e condivisa. Non voglio solo raccontare chi è stato, ma far sentire chi era: con la sua umanità. La scena finale sarà un momento particolarmente intimo e simbolico: un mio messaggio personale, da regista e da figlia della sua stessa
terra, rivolto a lui. Un dialogo ideale, un ringraziamento, ma anche una promessa. La promessa di custodire la sua memoria e di consegnarla alle nuove generazioni, ai giovani come me — ho 24 anni — che hanno bisogno di esempi autentici, di figure che dimostrino che si può vivere con coraggio, dignità e amore.
Allison, come nasce la tua passione per il teatro e quale il tuo percorso professionale?
La mia passione per il teatro nasce sin da bambina. Sono sempre stata attratta dal mondo artistico in tutte le sue forme: dalla pittura al disegno, dal cinema al teatro. Ho iniziato a recitare all’età di otto
anni, poi ho interrotto per un lungo periodo. A diciassette anni, però, qualcosa si è riacceso dentro di me. Sono andata a teatro a vedere il mio mito, il mio artista del cuore, Massimo Ranieri, la mia fonte eterna di ispirazione, in quella sala ho capito che quel mondo mi mancava visceralmente. È stato un momento rivelatore: ho sentito che quella era la mia strada. Dopo il liceo sono andata a Napoli, città dove si respira arte in ogni angolo, e dove ho intrapreso gli studi accademici in teatro e cinema, con indirizzo in regia. Da lì è iniziato il mio percorso professionale, fatto di studio, sacrificio, incontri preziosi e maestri che mi hanno insegnato non solo la tecnica, ma soprattutto il rispetto per questo mestiere. Ogni esperienza mi ha costruita, e ancora oggi ogni attimo e momento è prezioso perché in teatro come nella vita non si
smette mai di imparare!
Qual è il messaggio che vuoi dare con questa opera?
Con quest’opera voglio parlare al cuore delle persone. Il messaggio centrale è il rispetto verso il prossimo, ma anche il coraggio di credere nei propri ideali e di lottare per il bene comune. Don Carlo è stato un uomo che ha scelto di mettersi al servizio degli altri, senza paura. Attraverso il teatro desidero ricordare che ognuno di noi può essere luce per qualcuno. Se anche solo uno spettatore uscirà dalla sala con
una riflessione in più, con un’emozione autentica o con il desiderio di fare del bene, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.


