Chiesa
Papa ad Acerra. Padre Moschetti: “Senza speranza non c’è futuro”
A maggio 2025 la Conferenza episcopale campana ha organizzato il Pellegrinaggio giubilare di speranza sulle orme della Laudato si’ per celebrare i dieci anni dell’enciclica sulla cura della Casa comune. Ora Leone XIV nella visita ad Acerra il 23 maggio idealmente abbraccerà tutta la popolazione e le diocesi che si confrontano con quel dramma della Terra dei fuochi
Un anno fa, a maggio 2025, dodici diocesi campane, interessate dal dramma della Terra dei fuochi, hanno accolto il Pellegrinaggio giubilare di speranza sulle orme della Laudato si’, promosso dalla Conferenza episcopale campana (Cec) per celebrare i dieci anni dell’enciclica sulla cura della Casa comune. Ora Leone XIV visiterà la diocesi di Acerra il 23 maggio e idealmente abbraccerà tutta la popolazione e le diocesi che si confrontano con quel dramma della Terra dei fuochi. Ne parliamo con padre Daniele Moschetti, missionario comboniano, che ha coordinato quel Pellegrinaggio.

(Foto Cec)
A un anno dal Pellegrinaggio di speranza quale bilancio può fare?
Un primo frutto bellissimo è stato averlo organizzato: abbiamo impiegato quasi otto mesi per prepararlo, per costruire bene insieme questo cammino con le dodici diocesi che abbiamo attraversato e che sono quelle afflitte dalle problematiche della Terra dei fuochi. Già così abbiamo iniziato a testimoniare la speranza. Ne abbiamo ricevuto in cambio molto di più, perché abbiamo incontrato comunità nelle diverse diocesi, dove avevano preparato incontri bellissimi, con bambini, ragazzi, adulti, anziani, realtà locali, amministrazioni. Abbiamo visitato luoghi segnati dall’incuria e dal disastro ecologico e ambientale, con rifiuti sotterrati e discariche a cielo aperto non tenute in maniera corretta, che rappresentano un rischio molto grave per la salute:aver visto con i nostri occhi tutto questo ci ha reso molto più capaci di comprendere ancora di più di quanto sia urgente questa attenzione, questa cura e l’amore verso il Creato, cercando di coinvolgere tutte le forze in campo, sia le istituzioni governative, quelle delle province, delle regioni, dei comuni, sia la società civile, sia la Chiesa, le comunità cristiane. Questa maggiore consapevolezza dei problemi e la voglia di fare squadra per cercare di invertire la rotta ci permette di guardare avanti con speranza.
Ci sono stati altri frutti?
Dopo il Pellegrinaggio, in quest’anno i frutti sono stati gli incontri che abbiamo organizzato in tantissime diocesi, nelle parrocchie, nelle scuole, anche con altre associazioni, gruppi, Medici per l’ambiente, il commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati, gen. Giuseppe Vadalà, per il discorso delle bonifiche.
È nato, quindi, un nuovo fermento in queste terre, un impegno rafforzato, a partire dalla Laudato si’. La stessa visita di Papa Leone possiamo considerarla un frutto del Pellegrinaggio.
L’anno scorso avevamo chiesto a Papa Francesco di tornare nella Terra dei fuochi a dieci anni dalla Laudato si’, poi purtroppo si è ammalato ed è morto prima ancora che facessimo il nostro Pellegrinaggio a maggio 2025. Adesso sarà il suo Successore a venire in questa Terra per incoraggiarci. La Laudato si’ è un documento molto importante, che ci aiuta a fare un’analisi dettagliata di tutto quello che non va ma che ci dona anche una prospettiva di speranza. Proprio come avviene nella Terra dei fuochi, dove non c’è solo il cancro e la distruzione del Creato, ma anche tanta buona volontà da parte di moltissime persone, singoli, famiglie, comunità, vescovi, sacerdoti, soprattutto laici che si stanno battendo da tempo: non è una battaglia facile, è una battaglia che non finisce mai. Questi primi frutti del Pellegrinaggio sono importanti, ma devono ancora crescere. E bisogna ancora seminare soprattutto tra le nuove generazioni, perché è lì che i frutti devono poi maturare.

(Foto Cec)
Quando è iniziato un anno fa il Pellegrinaggio a Pompei, mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, vi aveva dato il mandato: “Andate, guardate, ascoltate, testimoniate”. Questa direttiva vi ha aiutato negli incontri che si sono succeduti nell’anno?
Certo, la consapevolezza che abbiamo acquisito vedendo con i nostri occhi i danni arrecati alla natura e alle persone e ascoltando il grido della terra e dei poveri, come dice Papa Francesco nella Laudato si’, l’abbiamo poi donata a chi incontravamo. Ma abbiamo anche ricevuto tanto lungo questo anno:in giro abbiamo visto ancora quanta bellezza c’è nelle persone che si stanno impegnando per la nostra terra, perché ci sia coscienza da parte di tutti dei problemi e la volontà di creare condizioni di vita migliori. Un impegno che coinvolge famiglie, comunità, diocesi della Terra dei fuochi.
I partecipanti al Pellegrinaggio si sono più incontrati?
Lungo tutto l’anno abbiamo continuato a incontrarci come pellegrini di speranza e a dialogare con i vescovi campani, per poi essere inclusi nella Commissione della pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana.Come pellegrini di speranza, siamo una costola all’interno di questa Commissione per la dimensione del Creato. Il fatto che i vescovi abbiano deciso di mettere all’interno della Commissione questa sensibilità ulteriore dopo il Pellegrinaggio è anche questo un frutto dell’iniziativa e per noi pellegrini di speranza ha un significato importante: vuol dire che il nostro compito non si è esaurito.Ci saranno anche due dell’organizzazione del Pellegrinaggio, padre Filippo e don Massimo, a incontrare Leone XIV ad Acerra in cattedrale, mentre gli altri pellegrini di speranza saranno in piazza. Sarà molto emozionante. Il Papa stesso in queste sue visite pastorali in Campania, da Pompei a Napoli e fino ad Acerra, ripercorre alcune delle nostre tappe del Pellegrinaggio sulle orme della Laudato si’. Anche lui fa il pellegrino su queste terre ed è un segno di grande attenzione. Andrà anche a Lampedusa, a luglio, sui passi di Papa Francesco, ci sono segni di continuità.

(Foto Cec)
È un segno di speranza anche il fatto che la Chiesa abbia così a cuore la custodia del Creato e di chi abita in queste terre?
Certo, è molto importante anche per far sì che la sensibilità verso questi temi cresca ancora. Purtroppo, ci sono anche tanti cristiani che non conoscono bene la Laudato si’ né la Laudate Deum, due documenti che Papa Francesco ci ha lasciato in eredità. C’è bisogno di fare ancora molto, di lavorare per questa sensibilizzazione.
Noi non demordiamo, continuiamo a camminare in tanti modi, non soltanto fisicamente, affidandoci nel nostro impegno a Gesù.
Nei confronti del nostro stesso Pellegrinaggio tanti erano scettici, pensavano che non saremmo riusciti a farlo e, invece, l’abbiamo realizzato e questo ci ha riempito il cuore: tante difficoltà le abbiamo superate grazie allo Spirito Santo. Infatti,nel nostro impegno dobbiamo sempre ricordarci della dimensione di fede, dell’affidamento per superare anche momenti storici difficili e cupi, come questi di oggi attraversati da guerre e violenze.
Papa Francesco nella Laudato si’ parlava del grido della terra e dei poveri: bisogna prestare attenzione a quel grido per trasformare la disperazione in speranza, con un impegno concreto?
Esatto:
senza speranza non abbiamo futuro.
È da lì che ci giochiamo anche la nostra credibilità come cristiani in un contesto storico come quello di oggi. Papa Francesco ci ha posto di fronte a tantissime sfide che sono veramente cruciali per l’umanità. E l’enciclica “Fratelli tutti” è il punto di arrivo, perché dobbiamo essere capaci di guardare il mondo, di guardare i fratelli e sorelle di tutte le nazioni, di tutte le culture, di tutte le tradizioni, di tutte le religioni, come fratelli e come sorelle, e non soltanto come uomini e donne che vivono in un certo Paese, più povero o più ricco che sia, ma prima di tutto con la loro dignità, con un atteggiamento, da parte nostra, di grande rispetto che purtroppo oggi non si vede. Se scegliamo una società esclusivista, abbiamo poca vita innanzi a noi, non ci sono più figli e senza bambini non c’è più futuro.
