Cultura
Le sfide della teologia nel XXI secolo: IA e mondo cibernetico
La teologia moderna è chiamata a riconoscere la bontà della ricerca da parte della scienza, ponendosi il problema etico del perché vengano prodotti determinati algoritmi che impattano, oramai, tanti contesti dell’agire umano. Le sfide principali per la Chiesa riguardano, in particolare, due questioni: riuscire a porre al centro la persona, che deve gestire uno strumento cibernetico come l’IA, e capire come questa tecnologia possa essere d’aiuto all’evangelizzazione. Se fare teologia vuol dire incarnare un pensiero nell’uomo di oggi, è giusto che essa dialoghi con la realtà contemporanea, alla luce di un’antropologia che cambia. Il tutto si gioca sul bisogno di trovare i modi attraverso cui servire l’umanità, sempre nel nome di un Dio che è si è fatto carne ed è disceso in terra. Don Pasquale Incoronato, direttore dell’Istituto superiore di Scienze Religiose Donnaregina, ritiene che l’IA non possa essere arginata, e che la Chiesa debba essere dentro questo processo scientifico, in maniera intelligente, profetica e visionaria, senza mai opporsi. La teologia, sulla scia dell’eredità lasciata dalla Nouvelle Théologie, deve costruire ponti con il pensiero post-moderno orientandosi verso una lettura critica, che sappia porre in primo piano il cuore come la sola cosa in grado di rendere “umana” l’umanità, e di salvare il mondo in un modo che sarebbe del tutto estraneo a qualsiasi algoritmo. La riflessione su Dio deve accompagnare l’IA e lasciarla influenzare da quell’agape che è linfa vitale per l’uomo. Don Edoardo Cibelli, teologo e presbitero di Napoli, nel libro “L’Intelligenza artificiale interroga la teologia” (Luciano editore 2024) spiega come la prospettiva teologica incontri il fattore umano e le sue continue trasformazioni, e come i discorsi su Dio e l’IA entrino in dialogo sia sul piano antropologico che su quello etico, esercitando un forte impatto sull’esistenza.

