Chiesa
GMCS2026. L’intelligenza artificiale non sostituisca volti e voci
Nel suo primo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Papa Leone XIV mette in guardia dal rischio che l’industria creativa umana sia smantellata e sostituita dall’etichetta “Powered by AI”. La risposta? Una scuola di pensiero critico e media autorevoli
C’è un passaggio apparentemente secondario, quasi un inciso, in questo che è il primo messaggio di Leone XIV per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali. È quello in cui – parlando di come sistemi di intelligenza artificiale stiano acquisendo il controllo della comunicazione nella produzione di testi, musica e video – Leone XIV sottolinea il rischio che gran parte dell’industria creativa umana sia smantellata, e sostituita con l’etichetta “Powered by AI”, trasformando le persone – ecco il punto cruciale e terribile – in “consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore”.
È da qui che nasce l’appello del Papa a custodire i nostri volti e le nostre voci nel cammino che abbiamo davanti; ad attrezzarci per questo cammino attraverso un allenamento che è educativo prima che tecnologico.
Si tratta di capire – prima che sia troppo tardi – che il problema non è come adattarsi a un nuovo ambiente, ma come plasmarlo; come abitare il digitale senza essere abitati da pensieri non pensati.
Come ha detto il Papa agli studenti che partecipavano al Giubileo del mondo educativo, “non possiamo lasciare che sia l’algoritmo a scrivere la nostra storia! Siamo noi gli autori delle nostre storie. Tocca a noi usare la nostra intelligenza per guidare con saggezza la tecnologia, senza lasciare che la tecnologia usi noi”.
La media literacy diviene così il primo mattone di quell’edificio sociale che è la cittadinanza.
Senza formazione ogni comunicazione diventa opaca, ogni ragionamento debole. Siamo tutti indifesi dal rischio di manipolazione dei nostri stessi pensieri; vulnerabili di fronte al diffondersi delle fake news; incapaci di distinguere il vero dal falso, gli esseri umani dalle macchine, l’amore dal calcolo.
Proprio perché l’accelerazione tecnologica è così veloce, la formazione è l’unico antidoto, non a caso a lento rilascio, rispetto al rischio di una velocità senza pensiero e chiarezza della meta.
Proprio perché la comunicazione rischia di divenire chiacchiera, una sorta di pandemia di “pensieri non pensati”, abbiamo bisogno di media autorevoli, attendibili.
Papa Leone XIV lo ha detto (alla 39ª edizione della Conferenza Minds International) che l’economia della comunicazione non può e non deve separare il proprio destino dalla condivisione della verità.
Trasparenza delle fonti, accountability, qualità e obiettività sono le chiavi per restituire ai cittadini il loro ruolo di protagonisti del sistema, convincendoli a pretendere un’informazione degna di questo nome.
Per questo dobbiamo custodire volti e voci. Perché in essi c’è la verità di quel che siamo e anche un metodo di comunicazione, una scuola di giornalismo, un criterio di formazione. Custodire volti e voci vuol dire custodire la nostra capacità di pensiero, rifiutare una delega in bianco al calcolo statistico che annulla l’unicità di ogni essere umano. Significa ricondurci sulla strada della bellezza e della verità degli incontri, del dialogo, della scoperta degli altri e del mondo, del giornalismo sul campo.
Significa smetterla con il pensare la AI come altro da noi e assumere su di noi la responsabilità della AI. Comprendere che se gli algoritmi calcolano e agiscono senza pensare tocca a noi ragionare, educare ed educarci al pensiero critico.
E tocca ai media cattolici essere pietra di paragone. Accettare la sfida. Saper leggere la storia alla luce del Vangelo.
Dimostrare che un’altra comunicazione è possibile a livello locale, nazionale, globale.
Come scrive papa Leone nel suo messaggio sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane; assicurarsi che le strategie aziendali non siano guidate dall’unico criterio della massimizzazione del profitto, ma dalla ricerca del bene comune; chiedere trasparenza e responsabilità sociale riguardo ai principi di progettazione alla base degli algoritmi.
Siamo noi i custodi dell’identità e del cambiamento.
Erich Fromm diceva che il principale compito dell’uomo nella vita è quello di dare alla luce sé stesso, di diventare cioè quel che potenzialmente è. Ecco la sfida. Essere più umani e non più artificiali. Essere più pensanti e non consumatori passivi di pensieri non pensati. Evitare di scegliere il non essere invece dell’essere.
Paolo Ruffini – fonte Sir
