Montalto. Accademia degli Inculti e Aiparc presentano il libro di Luca Parisoli

Nella splendida cornice dell’Istituto Sant’Antonio di Montalto, ormai divenuto un vero presidio culturale del territorio, si è svolta la presentazione del libro del prof. Luca Parisoli. L’incontro ha visto protagonista l’autore, ma anche i partecipanti che hanno animato il dialogo.

A introdurre la serata è stato l’assessore alla Cultura Silvio Ranieri, che ha individuato nel tema dell’obbedienza la “questio” centrale dell’opera, sottolineandone la rilevanza per comprendere il rapporto tra individuo e comunità. Una parola che, posta all’inizio, ha orientato lo sguardo dei presenti verso la dimensione etica e relazionale del testo.

Sono seguiti i saluti istituzionali di Ida Drago, vicepresidente dell’Accademia degli Inculti, che ha ricordato come l’Istituto Sant’Antonio sia ormai un luogo riconosciuto di incontro e crescita culturale, capace di tenere insieme memoria, studio e partecipazione.

La moderazione di Natalizia Sinopoli, consigliere comunale con delega ai Percorsi Religiosi, ha garantito un dialogo fluido e attento, accompagnando il pubblico attraverso un percorso che ha attraversato secoli di pensiero.

La prof.ssa Viviana Burza, prima relatrice dell’evento, ha offerto una cornice ampia e rigorosa, ricordando come patristica, scolastica e tradizione francescana costituiscano i veri motori della cultura occidentale: tre assi che hanno plasmato la nostra idea di persona, di libertà e di responsabilità.

Ha osservato come, nella società dominata dal tecnicismo, si siano smarrite categorie fondamentali della tradizione cristiana, tra cui la libertà che nasce dalla carità e dall’obbedienza, restituite dalla spiritualità francescana nella loro profondità originaria.

Presentando il volume, ha sottolineato che “Jaca Book è una casa editrice specializzata da decenni negli studi medievali, francescani e nella filosofia cristiana”, evidenziando la coerenza tra il libro e la sua collocazione editoriale riconoscendone il rigore e la piena coerenza con la grande tradizione degli studi medievali europei e internazionali.

L’intervento di Ada Giorno ha spostato l’attenzione sul tema della volontà.Attraverso la metafora del movimento invisibile delle molecole, ha descritto la volontà come un dinamismo interiore che non si arresta mai, anche quando tutto sembra immobile.Ha sottolineato come la volontà non sia un atto improvviso, ma un processo: un orientamento che nasce da un lavoro interno continuo, spesso silenzioso, che richiede lucidità, responsabilità e capacità di discernimento. La volontà, in questa prospettiva, non è ciò che “si vuole”, ma ciò che si decide di fare con ciò che si desidera.Un punto che dialoga profondamente con la tradizione francescana: anche lì, la volontà non è un impulso, ma un lavoro, un orientamento, una scelta che si costruisce nel tempo.

Luca Parisoli, docente di istituzioni di filosofia medievale per la psicoanalisi all’Università della Calabria, ha infine riportato la discussione al cuore del suo volume.Ha evocato la perfezione originaria di Adamo ed Eva e la lettura agostiniana della perfezione di Lucifero prima della caduta, mostrando che la volontà è sempre esposta alla possibilità del male, anche quando nasce nella pienezza.La caduta, ha spiegato, non è un incidente esterno, ma un atto della volontà che si ripiega su se stessa, scegliendo la chiusura invece dell’apertura.In questo quadro, la tradizione francescana introduce la figura decisiva del Terzo: non un’autorità che impone, ma una presenza che orienta, che apre lo spazio della relazione e impedisce alla volontà di cadere nell’autosufficienza.La norma, in questa prospettiva, non è un vincolo ma una via, un sostegno che accompagna il soggetto nel discernimento.Parisoli ha mostrato come la volontà, nella sua struttura più profonda, sia un processo vivo, mai concluso, che richiede responsabilità, attenzione e un continuo lavoro su di sé. Una visione che attraversa la patristica, si struttura nella scolastica e trova nella tradizione francescana la sua forma più radicale e concreta e che, sorprendentemente, dialoga anche con la psicoanalisi contemporanea, laddove il soggetto è chiamato a rispondere del proprio atto.

In questo quadro, la psicoanalisi lacaniana, mostra come la volontà non coincida con il desiderio, né con la spinta pulsionale. In fondo Lacan ribadendo la distinzione tra il desiderio, che è strutturalmente mancante, e la volontà, che è un atto, ribadisce il concetto del posizionamento del soggetto rispetto al proprio desiderio.La serata ha confermato la vitalità culturale dell’Istituto Sant’Antonio e dell’Accademia degli Inculti. e ha lasciato nel pubblico non solo idee, ma una domanda più ampia e attuale: che cosa significa, oggi, volere davvero?