Rende. Scuola di formazione politica, esperti a confronto su Europa e Mondo

Mentre gli equilibri internazionali vengono ridisegnati con una velocità e una brutalità che non si vedevano da decenni, comprendere cosa sta davvero accadendo diventa un atto di responsabilità civica prima ancora che di curiosità intellettuale. Con questo spirito, si è tenuta a Rende la prima lezione della VIII edizione della “Scuola di Formazione Politica 2026: Conoscere per decidere”, dal titolo “Dal soft power all’hard power: l’avvento dei poteri brutali”.

L’iniziativa, a carattere apartitico, è promossa da Fondazione Sussidiarietà, Società Umanitaria e Futuri Probabili – Associazione per la Formazione del Capitale Umano.La sala, allestita come hub formativo in collegamento con la sede principale di Milano, ha ospitato un pubblico di giovani e adulti, introdotti nella sede di Rende dal Prof. Francesco Macchione. Dopo i saluti di Alberto Jannuzzelli, Presidente di Società Umanitaria, e di Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, è intervenuto Luciano Violante — Presidente di Futuri Probabili, già Presidente della Camera dei Deputati ed ex magistrato — con una lezione ampia e articolata sulla trasformazione degli equilibri internazionali.

La fine del soft power

Violante ha ripercorso l’evoluzione del concetto di soft power, elaborato dal politologo americano Joseph Nye: la capacità di uno Stato di influenzare attraverso cultura, valori e diplomazia, in contrapposizione all’hard power, fondato sulla forza militare e sulla coercizione. Oggi assistiamo a un’inversione di tendenza: nell’eterna dialettica tra diritto e forza, sta prevalendo la forza. Il linguaggio politico si fa più aggressivo, il multilateralismo lascia spazio a logiche di potenza, le istituzioni internazionali appaiono indebolite. Non si tratta di un semplice cambiamento di tono, ma di un mutamento teorico profondo: la brutalità elevata a stile politico deliberato.

L’hard power in azione

Per non restare sul piano teorico, Violante ha portato esempi concreti. Le pretese sulla Groenlandia, accompagnate dalla dichiarazione che il diritto internazionale non rappresenta un limite al potere presidenziale. L’operazione militare in Venezuela per arrestare il presidente Maduro, con accuse poi ridimensionate dallo stesso Dipartimento di Giustizia americano. Le sanzioni ai giudici della Corte Internazionale di Giustizia, privati persino della possibilità di usare carte di credito. Episodi apparentemente scollegati che raccontano lo stesso fenomeno: la forza che prende il posto del diritto.

Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dell’Unione Europea.

Secondo Violante, l’Europa è oggi l’unica area compiutamente liberal-democratica, ma risente di divisioni interne e assenza di una vera politica estera e di difesa comune. Eppure le risorse ci sono: l’UE è il maggiore esportatore e importatore mondiale di beni e servizi, controlla tecnologie chiave per la produzione di chip avanzati e produce metà degli aerei commerciali del mondo. Dove l’Europa si è federata — mercato unico, politica monetaria — è stata rispettata come potenza. Dove è rimasta frammentata, è stata trattata, come ha scritto Mario Draghi, come una somma disordinata di stati di medie dimensioni.

La democrazia non è un dato naturale

La democrazia, ha affermato Violante, non è una montagna o un fiume: non esiste in natura. È un prodotto dell’intelligenza, della volontà e della responsabilità dei cittadini. Se non viene alimentata attraverso educazione e partecipazione, deperisce. Da qui l’importanza di una vera pedagogia della democrazia, che valorizzi il ruolo degli insegnanti e dei luoghi di formazione come spazi di trasmissione di valori e senso critico.

Marco Civale