Cultura
Poesia, essenza dell’anima umana
Barbara Di Francia usa un linguaggio semplice per parlare di emozioni, di introspezione e di temi culturali
Barbara Di Francia, nata a Cosenza nel 1974 e residente a Piane Crati, è poetessa, amante della fotografia, socia di associazioni culturali come “La Bottega degli Hobbies” di Castrolibero, nonché delegata alla cultura nella Pro Loco di Piane Crati. La sua passione per la scrittura è nata quando era adolescente e si dedicava alla stesura di lettere. In età adulta si è avvicinata al genere della poesia, sperimentando un linguaggio nuovo che rispecchia la sua interiorità, l’attenzione verso gli altri e la volontà di analizzare la società odierna. Le sue liriche alternano forme libere a rime, danno spazio alle immagini e alle suggestioni visive e traggono la loro linfa dalle esperienze personali dell’autrice stessa, la quale cerca una mediazione tra esigenze introspettive e condivisione del suo Io con i lettori. Barbara usa un linguaggio chiaro, diretto, fortemente espressivo e teso alla ricerca costante, con qualche sperimentazione anche vernacolare. I temi trattati vanno dalla sua vita personale a questioni sociali e culturali, resi attraverso uno sguardo sensibile e senza false retoriche. Per Pubblisfera Edizioni di San Giovanni in Fiore ha dato alle stampe tre raccolte: “Un sogno di poesia” (2016), “Le impronte del tempo” (2018) e “Rimango dove vola il cuore” (2023). La prima è un elogio allo strumento poetico, mediante il quale ogni essere umano può dialogare con se stesso. I sentimenti prendono corpo e trovano una loro modalità di espressione, attraverso le parole e le rime. Ciò che l’anima avverte viene affidato al tempo e donato ai lettori, che possono conoscere sentimenti e pensieri di chi scrive. La seconda raccolta si focalizza di più sulla meditazione e sul raccoglimento, due pratiche mediante le quali Barbara amplia il suo panorama visivo, fino ad accogliere nuovi stimoli e sensazioni. L’ultimo volume è un’ulteriore conferma della vena poetica della scrittrice cosentina, che ha ormai raggiunto una certa maturità letteraria. Tra i suoi componimenti ricordiamo “Nei miei silenzi”, un testo che riflette sull’interiorità e che guarda al silenzio come spazio aperto dell’anima, nel quale vanno a confluire memorie, dolori e ripartenze. Emergono le immagini del mare, del vento e delle stagioni che generano emozioni e le mutano in paesaggi vivi e delicati. I silenzi possono rappresentare sia momenti turbolenti che attimi di pace, e si ripresentano all’anima quando ne ha più bisogno. La poesia recita: “Nei miei silenzi / sono racchiusi tramonti / andati persi, / le albe mai viste, / i cieli inesplorati / d’azzurro contemplati. / I miei silenzi / racchiudono sconfitte, / masticano dolori, / si scaldano con poco; / si vestono di mattini / appiccicati ai vetri appannati da gelidi inverni, / appassiti su foglie d’autunno. / I miei silenzi / si nutrono di polvere, / rimasta intrappolata / nella scatola dei ricordi, / dove albergano pensieri / costruiti su castelli / di poesie appena nate. / I miei silenzi / sono come il mare: / scavano dentro / con le loro tempeste, / non conoscono stagioni, / scompaiono e riappaiono / all’improvviso, come onde / in balia del vento, / mi trascinano a riva… / non sanno dove andare / ma sanno quando tornare”. Barbara Di Francia ha partecipato a diversi concorsi poetici, vincendo anche premi importanti come il Premio Letterario e delle Arti – Acri 2025. La cosentina ha sperimento perfino il genere favolistico: ha all’attivo tre favole che attendono di essere pubblicate in un testo illustrato per bambini e, in più, ha redatto un racconto breve. Barbara non ha la pretesa di toccare alte vette poetiche, ma si limita ad essere se stessa e a dar voce alla sua anima.
