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Parola ai giovani, non spettatori ma protagonisti. A Bruxelles per un “Patto intergenerazionale”
Sarà presentato e firmato il 13 maggio a Bruxelles “Un Patto intergenerazionale per l’Europa”.
“Andremo a Bruxelles perché crediamo che i giovani debbano tornare ad essere protagonisti e abitare gli spazi della politica europea, non come semplici spettatori ma come interlocutori reali”. E’ Angele Mulibinge, di “Ut Omnes”, aggregazione giovanile nata da alcuni universitari dell’Università Lumsa ed estesa ora anche ad altri atenei, a parlare. Insieme a giovani di altri Paesi d’Europa, che fanno parte della rete di comunità e movimenti cristiani nota come “Insieme per l’Europa”, andranno a Bruxelles dall’11 al 14 maggio e il 13 maggio, proporranno in un incontro al Parlamento Ue ai deputati europei e ad esperti di politica pubblica europea un “Patto intergenerazionale per l’Europa”. Il Patto nasce come una proposta per questa parte della legislatura europea 2026-2029: “promuove la reciprocità, affinché, attraverso la cooperazione tra le generazioni, sia possibile costruire un’Europa più inclusiva, capace di vivere pienamente la propria democrazia e di rinnovare la propria missione di pace e solidarietà”. L’iniziativa sarà presentata questo pomeriggio a Roma ad un evento pubblico promosso dalla Rete “Insieme per l’Europa”, in occasione della Giornata dell’Europa. Accanto al contributo di esperti di alto profilo, come l’ambasciatore Pasquale Ferrara, i giovani prenderanno la parola per esprimere “attese, visioni e impegno”. L’evento si concluderà con una preghiera per la pace e la fraternità (ore 19 presso la Basilica di Santa Maria sopra Minerva) che vedrà la partecipazione di rappresentanti di diverse Chiese cristiane presenti a Roma. Il Sir ha intervistato Angele Mulibinge.
Nel dialogo con i parlamentari a Bruxelles, che cosa chiedete concretamente?
Troppo spesso si parla dei giovani senza però parlare con i giovani. Noi invece vogliamo entrare nei luoghi decisionali europei per portare domande, proposte e anche inquietudini che la nostra generazione vive quotidianamente. Il cuore di questi giorni a Bruxelles sarà proprio la firma del Patto intergenerazionale con alcuni europarlamentari, un documento che non deve essere solo simbolico nel senso vuoto del termine, ma vuole rappresentare un’assunzione reciproca di responsabilità. Non stiamo andando lì per chiedere favori o per fare una foto davanti alle bandiere europee. Stiamo andando lì per chiedere coerenza. Chiediamo ascolto reale, spazi decisionali più accessibili, politiche che abbiano il coraggio di guardare i prossimi 30 anni e non solo le prossime elezioni.
Quali sono le fragilità in Europa che vi preoccupano di più?
Credo che la nostra generazione viva una contraddizione forte: da una parte siamo probabilmente la generazione più connessa, più istruita, anche globalmente consapevole della storia recente, anche grazie alla globalizzazione. Dall’altra siamo anche una generazione profondamente fragile, spesso precaria, anche purtroppo un po’ disillusa. Le sfide che ci preoccupano di più sono molte: la guerra tornata nel cuore dell’Europa, la crisi economica, il costo della vita, la difficoltà per noi giovani di costruirsi un futuro stabile e la sfiducia a volte nelle istituzioni che poi si manifesta anche nell’assenteismo. Penso che l’Europa debba interrogarsi su questo, perché non basta dire ai giovani di credere nell’Europa, bisogna fare anche in modo che questo si realizzi concretamente. Noi non chiediamo un’Europa perfetta. Chiediamo però un’Europa credibile, che non sia soltanto un’unione economica o burocratica, ma una comunità politica, culturale e anche umana. Vorremmo un’Europa capace di difendere la pace senza perdere la propria anima, che investa nella formazione, nella cultura e nel dialogo tra popoli e generazioni, che torni ad avere il coraggio di parlare di valori senza avere la paura di sembrare ingenua.
Voi credete nel progetto europeo?
Noi crediamo che l’Europa resti uno dei pochi luoghi al mondo in cui popoli che per secoli si sono combattuti, hanno provato a creare qualcosa insieme e questo è storicamente straordinario. La bellezza dell’Europa non sta nel fatto di essere una istituzione perfetta, ma nella sua determinazione a continuare ostinatamente a tentare la via del dialogo, invece della distruzione. E in un tempo storico come questo, in cui il mondo sembra tornare alla logica della forza e della paura, questa cosa non è affatto scontata.
Cosa possono dare oggi i giovani all’Europa?
Vogliamo portare in primis, un messaggio di pace che non è mai una parola debole. Noi giovani in questo possiamo fare moltissimo per l’Europa, ma a una condizione: smettere di considerarsi irrilevanti. Spesso ci convincono che la politica sia qualcosa di lontano, sporco, inutile, ma se i giovani abbandonano completamente lo spazio pubblico, poi non possono stupirsi se altri decidono il futuro al posto loro. È quello che stiamo tentando di fare con “Ut Omnes”: non possiamo pretendere un’Europa più umana se noi per primi rinunciamo ad esserlo nei nostri rapporti quotidiani. La pace non nasce improvvisamente nei palazzi internazionali, nasce prima nel modo in cui impariamo a guardarci gli uni con gli altri.
Agensir
