Ancora si muore sui luoghi di lavoro

Dai dati della sede cosentina dell’Inail emerge un calo dei casi pari al 25% rispetto al 2024

Un numero sconcertante: se si fanno i calcoli, nel nostro Paese gli infortuni mortali sul la voro nel 2025, parliamo di dati provvisori, sono stati 1093, tre in più rispetto al 2024. Il 2025 è ancora, purtroppo, strage sul lavoro. Cresce anche il numero di denunce di infortuni sul lavoro. Sono stati 597.710 i casi, 1,4% in più rispetto al 2024, contro i 589.571 dell’anno precedente. Qual è il quadro nel Cosentino? Ne abbiamo parlato con Alessandra Baffa Trasci, direttore dell’Inail di Cosenza.

Nel 2025 quanti lavoratori non sono rientrati a casa?

Premetto che i dati del 2025, sulla base delle disposizioni inerenti la pubblicazione dei dati INAIL, sono provvisori, per cui posso consegnare solo indicatori percentuali e tendenze.  Per  quanto riguarda, invece, il  2024 , nella provincia di Cosenza si sono verificati 12 infortuni mortali, mentre nel 2025, sulla base dei dati non consolidati, si osserva una riduzione del 25% rispetto all’anno precedente. Questa flessione dei numeri, seppur moderata, conferma comunque la persistenza del fenomeno su tutto il territorio provinciale. Gli infortuni mortali hanno interessato sia i centri urbani principali che le aree rurali. Nel 2024 a causare la morte sono stati malori  improvvisi, incidenti stradali, cadute dall’alto, schiacciamento, getto d’acqua. I malori sono la causa principale, seguono gli incidenti stradali, che rappresentano il 10% delle cause di morte, e coinvolgono principalmente conducenti di mezzi aziendali, l’utilizzo di mezzi agricoli su percorsi accidentati, le cadute dall’alto- anch’essa costituisce una quota rilevante degli infortuni mortali associati ad attività edili; altre cause sono morte per schiacciamento, caduta di lastre di cemento durante la manipolazione.

Qual è il profilo dei lavoratori coinvolti?

Facendo riferimento sempre al dato relativo al 2024, i casi appartengono prevalentemente alla categoria di lavoratori manuali come manovali edili, installatori di infissi, tecnici, elettricisti, asfaltisti, autotrasportatori, bagnini, operatori municipali, piccoli imprenditori e artigiani. Sono perlopiù uomini adulti impegnati in lavori che richiedono sforzo fisico, mobilità sul territorio e guida. Non mancano i lavoratori in giovane età. I settori economici maggiormente  coinvolti sono: l’edilizia, la manutenzione, trasporti e logistica, agricoltura, servizi di vigilanza, servizi comunali, strutture balnearie e commerciali.

Che situazione fotografano questi numeri?

Questi numeri evidenziano sicuramente che nella provincia di Cosenza gli infortuni mortali sul lavoro rappresentano una criticità da attenzionare anche perché ogni infortunio non è solo un numero, ma una persona e una famiglia coinvolta.

Tuttavia, rispetto al 2024 c’è una leggera flessione, quindi, dai numeri sembrerebbe emergere, sebbene in modo contenuto un miglioramento degli infortuni. L’analisi degli infortuni mortali nella provincia di Cosenza evidenzia che il fenomeno è complesso e multifattoriale.

Secondo lei cosa si può fare di efficace per cambiare le cose? Cos’è che realmente non funziona?

L’INAIL è costantemente impegnato nella promozione della cultura della prevenzione  degli infortuni e  delle malattie professionali nei luoghi di lavoro,  attraverso specifiche iniziative, offrendo alle imprese strumenti tecnici, formazione, informazione e incentivi economici. Basti citare i finanziamenti in sicurezza, di cui ai bandi ISI  e la riduzione dei premi per iniziative di prevenzione, oltre gli obblighi di legge.

In tema di salute e sicurezza, certamente la formazione  per INAIL assume un ruolo fondamentale  e strategico, in quanto proprio attraverso la formazione e l’informazione i lavoratori possono riconoscere i rischi e i pericoli del proprio ambiente di lavoro. In altri termini, la formazione aumenta  la consapevolezza dei rischi e promuove di conseguenza comportamenti virtuosi

  C’è un quesito fondamentale, quello della formazione. È necessario iniziare dalle scuole?

 L’INAIL considera fondamentali  le iniziative di formazione anche  nelle scuole. Diversi sono i protocolli sottoscritti sia a livello nazionale che regionale, tesi proprio alla diffusione e allo sviluppo della cultura della sicurezza  nei luoghi di lavoro.  Ritengo che sia importante agire attivamente nel mondo della scuola, nel convincimento che gli studenti di oggi saranno i lavoratori e i datori di lavoro di domani . Occorre creare cittadini consapevoli rispettosi della legalità, perché se non c’è legalità non ci può essere sicurezza.

Ci sono settori più esposti rispetto al passato?

Tra i settori più esposti, c’è sicuramente  quello  agricolo nella provincia di Cosenza anche sulla base della struttura economica della nostra regione e della nostra provincia.

Cosa può dirci sulle malattie professionali?

Le denunce di malattie professionali sono in netto aumento, rispetto agli anni passati. Nel 2025 si è registrato un incremento rispetto al 2024, confermando un trend ascendente,  in linea con il dato nazionale. I dati rilevano che le malattie professionali più diffuse riguardano il sistema ostio – muscolare e il tessuto connettivo.

La tecnologia aiuta? L’intelligenza artificiale cosa fa per aiutare i lavoratori?

La tecnologia può rappresentare uno strumento utile  anche per l’Istituto ai fini della prevenzione degli infortuni e numerosi sono i suoi impieghi ai fini della riduzione del rischio. Peraltro, l’intelligenza artificiale viene impiegata  dall’INAIL in diversi ambiti.

Il comparto edile ha lanciato la patente a punti. Ritiene che sia necessario allargarla anche ad altri settori?

La patente a punti nasce per i cantieri edili ed è stata introdotta per aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro e si potrebbe valutare l’estensione ad altri  settori come strumento volto a prevenire gli infortuni.

C’è cultura della prevenzione nella nostra provincia?

Rispetto agli anni passati, si registra una maggiore consapevolezza sia da parte dei lavoratori  che dei datori di lavoro, ma serve un maggior impegno da  parte di tutti sul fronte della prevenzione per contrastare il fenomeno degli infortuni  e delle tecnopatie.

Dal punto di vista legislativo, secondo lei, si potrebbe, si dovrebbe fare di più?

Il quadro normativo è stato anche di recente rafforzato, ma alle norme deve affiancarsi un cambiamento culturale che metta al centro la prevenzione

Vuole lanciare un appello?

Per concludere vorrei dire che la sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere considerato un investimento e non un costo. E’ importante incentivare  comportamenti virtuosi, premiando chi investe in sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. La prevenzione, attraverso il rispetto delle regole, costituisce uno dei principali strumenti per contrastare la piaga delle morti sul lavoro.