Spettacoli
Fratello Sole e Sorella Luna a teatro
Lo spettacolo “Fratello Sole, sorella Luna” si concentra sugli anni giovanili del Poverello e sul suo legame con Chiara
Dopo il fortunato musical “Forza Venite Gente” arriva il nuovo spettacolo-evento dal titolo “Fratello Sole, Sorella Luna”, per commemorare l’VIII centenario del pio transito di san Francesco d’Assisi. Ispirato alla celebre pellicola cinematografica del 1972 diretta da Franco Zeffirelli, lo show ha debuttato, in questi giorni, al teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, dove ha riscosso un ottimo successo. Proseguirà il suo tour in diversi teatri e piazze italiane a partire da ottobre 2026. Co-prodotto da Imarts, Fondazione Città del Teatro di Cascina, Oliver & Friends e Agidi, con il patrocinio di san Francesco 1226 – 2026, Comitato Nazionale per l’VIII centenario della morte del santo assisiate, il progetto è un adattamento a cura di Angela Dematté, tra le voci più significative della drammaturgia italiana, basato sulla sceneggiatura originale degli anni ‘70 firmata da Zeffirelli, Lina Wertmüller e Suso Cecchi D’Amico. Il regista Piero Maccarinelli ha dato vita ad uno spettacolo che mescola recitazione e musica, creando una narrazione corale e poetica di forte intensità. Viene rappresentata fedelmente, attraverso un linguaggio semplice e diretto, la dimensione umana della storia del santo dei santi. Memoria, visione e spiritualità si intrecciano fra di loro, regalando al pubblico un prodotto sensazionale e unico nel suo genere, che promuove il messaggio universale di fraternità e di pace del Serafico. L’esibizione ripercorre gli anni giovanili di Francesco dal 1202 al 1209, partendo dalla guerra contro Perugia, dall’orrore per le uccisioni e dal ritorno in patria, per poi spostare l’attenzione sull’abbandono delle ricchezze da parte del Poverello, sui dissidi con la famiglia e con il clero, sulla vicinanza ai poveri e ai lebbrosi, sul legame con Chiara, sull’edificazione della nuova Chiesa, fino al viaggio compiuto a Roma, per chiedere ad Innocenzo III l’approvazione della Regola. Il focus di tutta l’opera riguarda il rapporto tra i due giovani, Francesco e Chiara, i quali ricercano valori alternativi a quelli delle loro famiglie abbienti, dando luogo ad una rivoluzione generazionale che si accompagna a quella religiosa e sociale del tempo. Benché lo spettacolo dia spazio all’adolescenza e alla post-adolescenza dei due ragazzi, Maccarinelli ha voluto ugualmente inserire nella trama il Cantico della Creature, che viene recitato non solo da Francesco ma anche da Chiara e da Bernardo, in quanto rappresenta la sintesi di tutto il pensiero francescano, che è un’eterna lode a Dio e alle sue creature. Alla fine della pièce, Chiara offre un monologo intenso con cui mette in guardia dal pericolo di distruggere la terra, stimolando così una riflessione sui mutamenti climatici e sugli attuali scenari bellici, dinnanzi ai quali risuona con più forza il messaggio di pace e di fraternità di Francesco. A livello scenografico non sono riprodotti tutti gli ambienti del film di Zeffirelli: ci sono dei fondali creati da Francesco Sereni, a metà tra il fotografico e il pittorico, che fanno da sfondo alla casa di Francesco, alla zona dei Tintori, alla campagna, alla povera chiesa di san Damiano, al crocifisso e alla Basilica di San Pietro. Il cast è formato da Giulio Pranno, nel ruolo dell’Alter Christus, da Ksenia Borzak, che interpreta Chiara, e dagli attori Gabriele Cicirello, Antonio Iorio, Edoardo Raiola, Andrea Galasso ed Edoardo Sacchi. Vi è anche la partecipazione speciale di Massimo Wertmüller e di Fabrizia Sacchi, rispettivamente nei ruoli di Pietro di Bernardone e di Pica de Bourlemont, che aggiungono un tocco ironico e comico alla pièce. Daniele Gelsi ha curato i costumi, confrontandosi con il magistrale lavoro compiuto nel 1972 dal maestro Danilo Donato, di cui è stato allievo, che predispose gli abiti per il capolavoro di Zeffirelli. Circa 20 i costumi realizzati, dal saio francescano alle vesti delle famiglie ricche dell’Assisi dei primi del Duecento, tutti frutto di una lavorazione attenta e meticolosa, meditata su tessuti e colori. “Riprodurre queste stoffe materiche, gli effetti, i rattoppi, diciamo che è stato un lavoro complicato. Io ho tinto tutto, non ho preso un colore fatto, ho riprodotto, ho invecchiato le stoffe e i tessuti, in modo tale che dal palco si percepisse questa matericità che ricordasse un po’ le vesti del nostro Francesco”, le parole di Gelsi. Le musiche originali sono di Riz Ortolani, mentre le composizioni e gli arrangiamenti di Alessandro Nidi. Raccontare Francesco, in un tempo di disuguaglianze come quello contemporaneo, è importante perché il santo invita a interrogarsi sul rapporto tra ricchezza e povertà, potere e servizio, opulenza e semplicità.
