Cultura
Mito e ricordo della Magna Grecia
Alcuni reperti archeologici di Tanino De Santis sono temporaneamente esposti presso il Museo Civico di Francavilla Marittima
La mostra dal titolo “La memoria di Tanino De Santis a Francavilla Marittima: il ritorno dei reperti”, inaugurata presso il Museo Civico Archeologico di Palazzo De Santis a Francavilla Marittima, segna un’importante tappa nel progetto culturale di ricostruzione del sito storico dell’antica Lagaria. L’esposizione, visitabile fino al 13 febbraio 2027, è finalizzata alla valorizzazione e alla conoscenza della figura di Tanino De Santis, del suo patrimonio e del contributo che offrì alla salvaguardia e alla promozione della sua terra. I preziosi oggetti che collezionò nel corso della sua vita, custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che li ha acquistati, restaurati e catalogati nel 2017, sono temporaneamente in mostra nel Museo di Francavilla Marittima, dove tutta la storia ha avuto origine. L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra il Comune dell’Alto Ionio Cosentino, l’Associazione per la Scuola Internazionale d’Archeologia Lagaria e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Unical, insieme ad esperti archeologi e a studiosi di restauro. Tanino De Santis, al secolo Gaetano Anna Giuseppe Maria, nacque a Francavilla Marittima, in provincia di Cosenza, il 7 agosto 1928. Era figlio di Giulietta Checchina Fasanella, una casalinga, e del medico condotto Agostino, appassionato di archeologia e collezionista di reperti storici. Il forte clima culturale, che si respirava tra le mura domestiche, stimolò Tanino a dedicarsi alla ricerca archeologica sulla Magna Grecia e al giornalismo. Il suo lavoro da cronista fu indirizzato alla scoperta e alla conoscenza della storia, del turismo e dell’economia della Piana di Sibari. Aderì all’associazione “Ritorno a Sibari” costituitasi nel 1959, di cui erano membri anche il padre ed esperti locali tra cui il geometra, Ermanno Candido di Corigliano, e il bibliotecario castrovillarese, Agostino Miglio. L’associazione lanciò, a maggio del 1959, la rivista “Sviluppi Meridionali” che si occupò della pubblicazione delle ultime notizie, riguardanti gli studi condotti dall’ente “Ritorno a Sibari”. Le pagine di questo giornale divennero uno strumento di forte polemica nei confronti della classe politica del tempo, assolutamente incurante del ricco patrimonio magnogreco della “città sepolta”. “Ritorno a Sibari” ebbe non pochi problemi con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, accusata di disinteresse verso il territorio della Sibaritide, ma ricevette il sostegno di grandi archeologi come Umberto Zanotti Bianco, tra i fautori dell’Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI), e Amedeo Maiuri, presidente del “Centro Studi per la Magna Grecia” dell’Università di Napoli. Nel 1960 De Santis diede alla stampe a Cosenza, presso la Tipografia Eredi Serafino, il testo Sibaritide a ritroso nel tempo, nel quale offre una serie di informazioni sulle indagine e sui ritrovamenti, fatti fino a quel momento nel territorio di Sibari. Nel 1962, a causa delle controversie esistenti, “Ritorno a Sibari” e il periodico furono chiusi, ma Tanino proseguì instancabilmente il suo impegno, a favore della rinascita della Sibaritide e, nello specifico, della tutela di Francavilla Marittima. Al 1964 risale la pubblicazione del volume La scoperta di Lagaria, l’antichissima città magnogreca identificabile con l’attuale area di Timpone della Motta di Francavilla, fondata, secondo la tradizione, da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia. Nel 1966 venne fondata la rivista “Magna Graecia”, di cui fu direttore fino al 2003, e che gli servì come veicolo di sponsorizzazione della Sibaritide e della Calabria antica. Sposò Vincenzina Franca Maria Rodotà nel 1965 e morì il 12 luglio 2013 all’età di 85 a Cosenza, dove viveva già da un po’ di tempo. I suoi libri sono stati recepiti dall’Unical, mentre il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha ereditato, per volontà testamentaria di Tanino, oltre 400 oggetti di sua proprietà provenienti da diverse zone della Sibaritide (Timpa del Castello, Piano dei Rossi lungo il Raganello, Favella della Corte in agro di Corigliano, necropoli di Macchiabate), databili dal Neolitico all’Alto Medioevo. Si tratta di ceramiche in impasto, brocche con beccuccio trilobato, askoi, attingitoi, hydriskai votive, oggetti in bronzo dell’età del ferro, oggetti classici e della tradizione greca, fra cui la pelike a figure rosse e, in più, reperti romani connessi alla storia di Copia, antica colonia fondata nel 194 a.C., situata nella Piana del Crati, nei pressi dell’odierna Sibari (Corigliano-Rossano). Solo una piccola selezione di reperti, provenienti da Timpone della Motta e da Macchiabate, è stata concessa temporaneamente al Museo Civico Archeologico di Francavilla. È possibile approfondire la figura di Tanino, leggendo il volume I reperti restituiti di Francavilla Marittima (Il Serratore 2001) di Franco Liguori.

