Cultura
Mariannina Coppa, la poetessa di Luzzi dimenticata dalla Storia
Una cosentina libera e dedita alla passione della penna, con cui realizzò opere andate perse
Un guardo rivolto alla storia di Luzzi ci porta ad incrociare il volto di un personaggio che la Storia sembra aver dimenticato. Stiamo parlando di Mariannina Coppa, poetessa, scrittrice e pittrice, nata nel paese della Sambucina il 31 giugno 1669, e morta nello stesso luogo nel 1694. Di lei sappiamo molto poco e le poche e preziose informazioni derivano dalla ricostruzione della sua esistenza, fatta dallo storico cosentino Luigi Accattatis (1838-1916), il quale nell’opera Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie scrive che “in un vecchio manoscritto rinvenuto fra le carte della famiglia Coppa si narra di questa giovanetta che a 12 anni scriveva quasi compitamente la novella ed il dramma pastorale”. Ella fu autrice di Idilli a Nice, a Dafne e a Filide, compose un dramma pastorale intitolato “Eurella”, e stilò delle novelle tra cui “Giovanna D’Arco”, “La luce e gli occhiali” e “Una ingegnosa scoperta”. Realizzò perfino dei quadri come il ritratto di sé stessa, il Monte della Sambucina, le Grotte di S. Elia e una scena del sisma, che colpì la Calabria e la Sicilia nel 1693. Di tutto questo ricco materiale, tuttavia, non ci è pervenuta traccia alcuna. Mariannina ebbe tra i suoi amici e corrispondenti il pittore Balestra, la miniatrice Rosalba Carriera Veneziana e la scienziata Eleonora Cornaro Piscapia. Era tenuta in debita considerazione da vari cosentini, tra cui Tommaso Cornelio, Pirro Schettini, Ferdinando Stocchi, Giacinto Arnone e Daniele Matera. Questi le chiesero di aggregarsi all’Accademia Cosentina o Parrasiana, la celebre istituzione sorta nel centro storico bruzio nel 1511 per volontà di Aulo Giano Parrasio, tra le prime nate in Europa, allo scopo di divulgare la cultura, valorizzare il lavoro degli scienziati e degli artisti ed esaltare i valori umani, quindi ribattezzata “Accademia Telesiana” all’epoca di Bernardino Telesio e, infine, “Accademia Cosentina” sotto la guida di Sertorio Quattromani. Chiusa nel 1593, in conseguenza della cospirazione di Tommaso Campanella, riaprì nel 1608 come “Accademia dei Costanti” sotto l’arcivescovo cosentino Giovanni Battista Costanzo, prendendo poi il nome di “Accademia dei Negligenti” con il vescovo Sanfelice. Sotto la guida del poeta Pirro Schettini, dal 1668 al 1678, l’ente riprese il nome dei “Costanti”. Dopo la breve parentesi rappresentata dall’Accademia dei Pescatori Cratilidi nel 1756, per volontà di Gaetano Greco, nacque l’Istituto Cosentino nel 1811 grazie a Matteo Angelo Galdi. Verso la fine del 1817 il re approvò il decreto che le riconobbe definitivamente il nome di “Accademia cosentina”. Gian Vincenzo Gravina propose il nome di Mariannina Coppa come nuovo membro dell’Accademia degli Arcadi a Roma, ente sorto nel 1690 nella forma di un circolo di conversazione letteraria ispirato ai valori della democrazia e al ripristino del gusto classicistico. Mariannina morì per cerebrita, in seguito ad una brutta caduta. Il suo era un vero e proprio talento artistico, che celava un’anima nobile e bella, ma anche desideri nascosti e sogni. I pochi dati che possediamo sul suo conto sono tratti dai racconti fatti dalle persone che la conobbero, altrimenti ci sarebbe solo il vuoto. Un’altra biografia sul suo conto fu redatta dallo storico Onofrio Rogliano de’ nobili bisignanesi, un volume che però non fu mai pubblicato. Questa ragazza con il dono della scrittura scrisse versi di suoi pugno che non leggeremo mai, purtroppo. Di lei resta solo il ricordo di una figura che si rilassava nelle campagne della valle Crati, che frequentava il monte della Sambucina e che amava osservare e immortalare le bellezze naturali, grazie alla sua vena artistica delicata e trasparente. E a ciò alternava il suo lavoro letterario, scrivendo con passione versi dei quali, però, non ci è giunto niente. Di Mariannina resta soltanto il ricordo di una romanziera, di una poetessa, di una scrittrice amante della vita, di Luzzi, del mondo circostante e delle campagne. Donna di talento che possiamo onorare solo con la preghiera e un pensiero.
