Città
Nei locali dell’ex MAM la mostra su Gioacchino da Fiore
In esposizione le opere di 50 artisti contemporanei, tra cui la siciliana Carmen Schembri Volpe
‘The Dragon and the Greath Apocalypse and the Vision of the Joachim of Fiore’. Questo il titolo della mostra collettiva dedicata all’abate, teologo e filosofo calabrese Gioacchino da Fiore. I locali dell’ex Museo dell’arte e dei mestieri di Cosenza ospitano l’esposizione inaugurata lo scorso sabato alla presenza di Jean Francois Bachis Pugliese, archivista, semiologo e critico d’arte, Stefano Vecchione, storico e critico d’arte e la gallerista Adele Paola. In mostra le opere di cinquanta artisti contemporanei provenienti da tutta Italia che sabato sono stati presenti al vernissage. Girovaghi tra le opere, sono tanti quelli che si lasciano ammaliare. Le installazioni e le tele parlano. Le mani degli artisti, i tratti impressi su tela racchiudono le emozioni. Le opere, un caleidoscopio di colori, evocano il confine tra visibile e invisibile, tra materia e percezione in un tempo che sembra sospeso. Chi avrà modo di visitare la mostra potrà fare un viaggio andando oltre le barriere e la superficie pittorica. La sensibilità e l’espressività silenziosa di colori sinuosi prendono per mano il visitatore ‘costringendolo’ ad uno studio che va oltre la materia e la forma, proprio per scoprire i segreti e i significati che si celano dietro ogni opera.

Tra gli artisti, anche Carmen Schembri Volpe, che ha dipinto il dittico ‘Il tunnel dell’oblio’. “Ho cercato di reinterpretare in chiave moderna il concetto dell’Apocalisse, quindi il passaggio dall’oscurità alla luce e dal male al bene. Ho creato dei vortici, in fondo al tunnel c’è una luce che fa sperare che possa esserci una rinascita. Il messaggio che voglio lanciare è di bene, di positività, nella prima tela la croce centrale è come se creasse una finestra, uno spazio aperto verso il bene”, ha spiegato a PdV l’artista. Un messaggio più che mai attuale in questo periodo storico in cui soffiano forti venti di guerra: “Spero di no, però siamo forse alle soglie di una terza guerra mondiale che potrebbe portare a scenari apocalittici, anche a causa delle armi a disposizione”, aggiunge l’artista che per la prima volta si è approcciata con la figura calabrese: “È la prima volta, alle spalle ho esperienze di ispirazione poetica. Ho reinterpretato in chiave pittorica alcune poesie della poetessa Marina Neri, le cui foto sono poi confluite libro intitolato ‘I silenzi di Medea’”. Dietro all’opera c’è tanto studio: “Amo studiare, approfondire e conoscere quello che è il personaggio per poi entrare nel suo spirito, capire i messaggi che voleva lanciare. Ho fatto una mia reinterpretazione, spero di esserci riuscita”. Siciliano d’origine, ma calabrese di adozione, Carmen da più di venti anni vive a Reggio Calabria. Le opere dei 50 artisti rimarranno esposte al pubblico fino al 30 marzo: “Il dittico poi entrerà a far parte della mia collezione privata, spero di trovare un acquirente disposto a comprarlo”.
