Cipro Nord, viaggio tra i cristiani maroniti tra memoria ferita e resistenza

Nei villaggi di Karpasha e Kormakitis, nella parte Nord di Cipro, una comunità cristiana maronita ridotta a pochi anziani. Tra isolamento, ferite del passato e assenza di servizi, i maroniti custodiscono fede, lingua e identità, chiedendo attenzione e solidarietà per non scomparire

Le campane della piccola chiesa cattolica maronita suonano a festa nel Villaggio di Karpasha. Siamo nella parte nord dell’isola di Cipro. Ad accogliere i vescovi dell’Unione Europea c’è una piccola comunità. Sono anziani. Una signora con il viso segnato dal sole e un rosario in mano si avvicina e tendendo la mano con un sorriso dice: “welcome”.  Al confine per il controllo dei passaporti si attende un’ora. C’è traffico e la prima cosa che si vede entrando nella parte turca della città di Nicosia Nord (conosciuta in turco come Lefkoşa) è la grande moschea. Il villaggio maronita di Karpasha si raggiunge percorrendo una campagna che si estende per chilometri tra l’azzurro del mare e il verde dei prati. C’è una storia dolorosa che attraversa questa terra, quella dei cristiani maroniti.

Una storia poco conosciuta che si è consumata in questa parte di Europa, nel cuore del Mediterraneo.

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Secondo i dati dell’arcieparchia di Cipro, la Chiesa maronita è storicamente presente a Cipro fin dal VII secolo. Un tempo contava 72 villaggi e 120.000 abitanti, principalmente nel Nord dell’isola. Nel 1974, sono rimasti nel Nord solo quattro villaggi. Kormakitis oggi conta meno di 200 abitanti, rispetto agli oltre mille del 1974. A Karpasha ne rimangono solo 18. Il villaggio di Ayia Marina è stato distrutto e i maroniti possono recarsi nella vecchia chiesa solo poche volte all’anno per pregare. Anche ad Asomatos, il villaggio è stato parzialmente distrutto e gli abitanti possono assistere alla Messa domenicale solo previa registrazione.

La distesa di verde che accompagna il viaggio verso le comunità maronite di Cipro Nord (Foto Biagioni/Sir)

Siamo nella chiesa di Karpasha dove è custodita una delle Croci più antiche di Cipro.  È il parroco padre Alain Boulos, ad accogliere il gruppo dei vescovi dell’Unione europea (Comece) che hanno scelto di venire qui per portare la solidarietà e la vicinanza delle chiese europee alla chiesa maronita. La strada per raggiungere la chiesa si fa sempre più stretta fino a spingersi tra vicoli e poche case. Alcune sono state confiscate per ospitare le famiglie degli ufficiali di stanza nella vicina base militare. La loro presenza si nota perché sono i più giovani di un villaggio costituito per lo più di anziani.

Per il resto tutto attorno non c’è nulla. Non ci sono scuole né ospedali né opportunità di lavoro. Solo alberi di frutta e nespole dolcissime.

Padre Alain Boulos, parroco della chiese di Karpasha (Foto Biagioni/SIR)

“Abbiamo cercato in tutti modi di far rispettare la nostra presenza”, dice il parroco Boulos, libanese ma di origini cipriote. “Ci sono state fatte tante promesse ma niente è accaduto. Abbiamo ancora la fede in Dio ed è quello che sto cercando di preservare. Anche se ci sentiamo abbandonati al nostro destino, sappiamo che se alziamo gli occhi al cielo, dio non ci abbandona mai. Ai miei parrocchiani dico sempre che non è una coincidenza se siamo rimasti qui”.

“La nostra presenza non è inutile ma ha una missione, quella di annunciare in questa terra il Vangelo in maniera pacifica”.

Karpasha, vescovi dell’Unione Europea in visita alle comunità maronite a Cipro Nord (Foto Biagioni/SIR)

La comunità maronita è costituita da gente semplice, sorridente, accogliente. Le difficoltà vissute nella storia anche recente, ha lasciato traumi profondi ma non ha tolto la gratitudine verso chi tende loro una mano. Si sono riuniti in festa davanti alla chiesa di San Giorgio nel villaggio di Kormakitis, per accogliere “i vescovi venuti dall’Europa”. Hanno issato per l’occasione le bandiere bianche e gialle del Vaticano. La liturgia alterna diverse lingue, il greco, l’arabo e l’aramaico. “Come figli della Chiesa maronita, portiamo nel cuore un fervido desiderio e una speranza incrollabile per la restituzione dei nostri villaggi e delle nostre parrocchie”, dice mons. Selim Jean Sfeir, arcivescovo maronita di Cipro. “La comunità, un tempo numerosa e fiorente, si è ridotta a soli quattro villaggi”, aggiunge

“Purtroppo, questo declino continua ancora oggi”.

Il rischio è che tra qualche anno queste comunità rischiano di scomparire. “Questi luoghi testimoniano le nostre radici viventi e l’eredità delle generazioni che hanno vissuto, pregato e lavorato su questa terra”. La messa si conclude e i fedeli si raccolgono attorno ad un quadro di San Giorgio e intonando il canto dell’Ave Maria lo portano in processione attorno alla Chiesa.

Processione del quadro con l’immagine di San Giorgio

La comunità maronita di Cipro parla una lingua chiamata “Sanna” o arabo cipriota. Dal novembre 2008, è stata dichiarata lingua minoritaria ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. L’Unesco la classifica come “gravemente minacciata”, con pochissimi parlanti e una trasmissione fragile. Antonis Skoullous è direttore esecutivo del centro per la cooperazione di Kormakitis. Un centro che lavora anche per la salvaguardia della lingua sanna e della cultura maronita ma aperto a tutti come piattaforma dove le persone possono incontrarsi. È lui a farsi portavoce di un messaggio che gli abitanti di queste comunità hanno affidato ai visitatori europei: “Per favore, ricordatevi di noi nelle vostre preghiere e nei vostri pensieri. Non lasciateci soli”.

Piantumazione di un albero di ulivo davanti al Centro di Kormakitis (Foto Biagioni/Sir)

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