Il genio che infuse vita nel marmo

La mostra “Bernini e i Barberini” si concentra sullo stretto rapporto tra l’artista napoletano, massimo interprete dello stile barocco, e papa Urbano VIII

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma ospitano la mostra “Bernini e i Barberini”, inaugurata contestualmente alle celebrazioni per il 400° anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626). Curato da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, il progetto è stato realizzato con il supporto della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, in collaborazione con numerose istituzioni tra cui la Basilica di Santa Maria Maggiore e CoopCulture, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro e il sostegno di Intesa Sanpaolo. L’esposizione, visitabile fino al 14 giugno, si propone di indagare il rapporto tra Gian Lorenzo Bernini, il più grande interprete dello stile barocco, di cui intrise la cultura romana e internazionale a partire dai tardi anni venti del Seicento, e Maffeo Barberini (papa Urbano VIII), uno dei committenti del noto scultore insieme al cardinale Scipione Borghese e a Paolo V. Già prima della sua elezione al soglio pontificio, il cardinale fiorentino Maffeo Barberini si rese conto del grande talento di Gian Lorenzo e lo coinvolse in vari progetti: gli fece finire una delle “Pietà” di Michelangelo, rimaste incompiute, gli commissionò il “San Sebastiano” nel 1617, lo incaricò di lavorare ai quattro putti angelici per la cappella di famiglia in Sant’Andrea della Valle nel 1618 e, l’anno successivo, gli ordinò la produzione del ritratto della propria madre, oggi a Copenaghen. Eletto Papa nel 1623, Urbano VIII diede udienza all’artista, affidandogli un ruolo ufficiale all’interno del suo programma di rinnovamento politico e culturale. Il Pontefice doveva avere con lui un legame privilegiato, se è vero che gli avrebbe detto, per non indurlo a lasciare Roma, che egli “era fatto per Roma, e Roma era fatta per lui”, secondo quanto riportato da Filippo Baldinucci nella sua Vita del Cavaliere Gio. Lorenzo Bernino, scultore, architetto e pittore (1682). La mostra presso le Gallerie Nazionali si articola in sei sezioni e consta di capolavori d’arte, provenienti da vari musei e collezioni private, tra cui le Gallerie degli Uffizi e il Louvre. La prima sezione, “Appropriòsselo tutto come suo”: Maffeo ‘scopritore’ di Bernini”, ripercorre il legame iniziale tra Bernini e Urbano VIII. Troviamo esposti lavori tra cui “Adamo ed Eva con il serpente” conservato al Musée de Tessé di Le Mans, un marmo realizzato intorno al 1620 da Pietro Bernini, padre del famoso architetto, che rappresenta i progenitori biblici in una posa scultorea classica. Vi sono anche le “Quattro Stagioni” della collezione Aldobrandini e il “Putto con drago”, dato in prestito dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles, che Gian Lorenzo curò in collaborazione con il padre. Spicca, tra gli altri, il gruppo scultoreo “San Sebastiano” del Museo del Prado, un’opera attraverso cui Gian Lorenzo mostra la conoscenza della tradizione michelangiolesca, modellando il marmo in modo tale da comunicare l’idea del corpo che si abbandona, languidamente, al peso della morte. La seconda sezione, “Non plus ultra”: la nuova San Pietro”, è dedicata ai lavori della Basilica Vaticana. Ai disegni, ai modelli e alle incisioni che documentano il lavoro di creazione del monumentale “baldacchino”, sono accostati i documenti e gli studi sulla scultura di “San Longino”, eccelso esempio di dinamismo espressivo. La terza sezione si focalizza sull’attività ritrattistica di Bernini, raccogliendo una serie di busti e ritratti bronzei di Paolo V Borghese e di Gregorio XV Ludovisi. Una grande attenzione è riservata ai busti dedicati a Urbano VIII, provenienti da diversi musei. La loro maestosità intende esprimere una certa carica emotiva, e mette in rilievo una trasformazione nell’immagine del Pontefice, che è guida spirituale e temporale. È quanto si percepisce osservando il “Ritratto di Urbano VIII”, il marmo del 1632 conservato a Palazzo Barberini, che evidenzia la capacità di Bernini di tirar fuori un respiro vitale dalla materia inerte. La quarta sezione, dedicata a Palazzo Barberini, si concentra sulla collaborazione artistica tra Bernini, Borromini e Pietro Da Cortona, che definirono un nuovo spazio assemblando palazzo urbano e villa suburbana. Vi sono dipinti della collezione Barberini tra cui opere di Guido Reni. La quinta sezione, “Apes Urbanae”: volti della Roma barberiana”, include busti di cardinali, intellettuali, cortigiani e figure che ruotarono attorno alla corte di Urbano VIII. Alle opere di Gian Lorenzo sono accostati capolavori come il “Busto di Michelangelo Buonarrotti il Giovane” di Finelli e il “Busto di Michel Magnan, nano de duca di Crequy” di Duquesnoy. La sesta e ultima sezione, “La libertà di Bernini, il potere di Urbano VIII”, riflette sulla sintonia tra la vena artistica del pittore barocco e il potere del Papa. Tra i busti presenti vi sono quello di Thomas Baker, un nobile dell’alta società del Suffolk legato alla corte di re Carlo I, giunto direttamente dal Victoria and Albert Museum di Londra, e quello proveniente dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze che ritrae Costanza Bonarelli, figlia di uno staffiere e amante dell’artista, come una donna sensuale e attraente che sembra prendere vita, grazie ad un sapiente modellamento del marmo. La sezione è chiusa da una scultura di Urbano VIII attribuita al Bernini, a testimonianza dello stretto legame fra di loro.