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Alfredo Garro (Unical), “un pezzo di Calabria nello Spazio”
Il professore Alfredo Garro è vicepresidente del Comitato di gestione dello SpaceFom
Con il rientro della capsula Orion nelle acque del Pacifico si chiude il capitolo di Artemis II. La NASA ha già ricalibrato la rotta: Artemis III, prevista per il prossimo anno, sarà una missione dimostrativa durante la quale gli astronauti teste ranno l’aggancio della capsula Orion con i lander commerciali di SpaceX e Blue Origin in orbita terrestre bassa. La discesa sul suolo lunare è con Artemis IV, programmata per l’inizio del 2028. Da quel momento, la NASA punterà a mantenere il ritmo di una missione all’anno. “Questa accelerazione che c’è stata sta anche spingendo i lavori sullo SpaceFom, stiamo raccogliendo tutti i dati deri vanti anche dalle esperienze fatte in Artemis ma non solo, l’Agenzia Spaziale europea lo sta utilizzando per la simula zione di missioni di esplorazione robotica nel sistema solare, l’Agenzia Spaziale tedesca lo sta utilizzando invece per la simulazione di molti supporti vitali”. Ad illustrarci quanto accadrà prossimamente il professor Alfredo Garro, docente di Ingegneria informatica dell’Università della Calabria e vicepresidente del comitato internazionale di lavoro che cura la definizione e la gestione dello SpaceFom, lo standard adottato dalla NASA per simulare e gestire le missioni spaziali. Questo cambio di strategia porterà la NASA, già nel prossimo mese di maggio, ad avviare ufficialmente l’insediamento del Comitato Internazionale di Lavoro incaricato di rilasciare la nuova versione dello SpaceFom. “Verranno estese le funzionalità per considerare scenari di suolo lunare. L’accordo prevede la presenza di un astronauta in una missione che prevederà l’allunaggio. Due astronauti italiani hanno la qualifica adatta per le missioni che hanno condotto e per l’esperienza maturata. Si tratta di Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, uno dei due probabilmente sarà il primo italiano a mettere piede sulla Luna”. Missioni diverse, anche missioni più lunghe, sempre con equipaggio – aggiunge – offrendo la possibilità di variare la granularità del tempo di simulazione di missioni in maniera dinamica, perché ci saranno fasi di missioni in cui si dovrà avere una granularità più fine, ad esempio durante il decollo o l’inserimento in orbita e poi magari durante la fase di viaggio in missioni molto lunghe”. A parere del docente sono importanti i dati raccolti, ma anche la loro gestione: “I dati stanno diventando molto più complessi, anche considerando il nuovo sistema di comunicazione progettato in Artemis 2; una comunicazione ottica, in cui il segnale viene inviato sulla Terra con luce infrarossa, quindi c’è bisogno di molta precisione nel catturare i segnali luminosi che vengono inviati dalla navicella. Il modello interscambio dei dati verrà adeguato, si darà la possibilità ai vari moduli di dichiarare a quali dati sono interessati in modo da avere una gestione ottimizzata del flusso di inter scambio dei dati; poi si miglioreranno tutta una serie di altri aspetti legati al controllo delle varie fasi della missione”. Registrato il successo dello SpaceFom 2.0 ora sarà ampliato anche il comitato inter nazionale includendo altri enti, altre università, anche europee. “Il mio obiettivo – dice Garo – è favorire una maggiore partecipazione italiana sia per quanto riguarda le università che il tessuto produttivo. Il 31 marzo il ministro Adolfo Urso ha firmato a Washington con l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, uno Statement of Intent sulla coopera zione per la superficie lunare. L’Italia realizzerà gran parte dei moduli abitabili del campo base che verrà costruito sul suolo lunare. L’accordo prevede la presenza di un astro nauta in una missione che prevederà l’allunaggio. Due astronauti italiani hanno la qualifica adatta per le missioni che hanno condotto e per l’esperienza maturata. Si tratta di Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, uno dei due probabilmente sarà il primo italiano a mettere piede sulla Luna”.

Che le ha lasciato questa missione e da dove l’ha seguita?
La missione l’ho seguita giorno e notte collegato ai vari sistemi, sia canali pubblici che canali interni NASA ufficiali. Durante la missione ho avuto un incontro del Comitato Internazionale di Lavoro Spa ceFom durante il quale abbiamo anche tirato le somme sui passi futuri. L’emozione è enorme. Per la prima volta abbiamo potuto fare esperienza diretta. Gli astronauti sono stati per 40 minuti nascosti dalla Luna, hanno assistito a un’eclissi solare; poi il rientro a 40.000 km/h, record di velocità nell’orbita lunare. Veder uscire gli astronauti dopo l’ammaraggio sorridenti è una emozione forte.
In questo scenario la nostra regione e il Sud Italia che ruolo possono avere?
Il Sud Italia ha diverse eccellenze nel settore aerospazio. In Campania c’è il centro di ricerca del settore aerospaziale, il CIRA; in Basilicata il Centro Asi per l’osservazione della Terra, in Puglia il distretto aerospaziale di Lecce, c’è anche l’accordo per avere uno spazioporto, quindi voli suborbitali che permetteranno di andare dall’Italia al Giappone in 3 ore circa. C’è una forte presenza dell’Unical nel settore aerospazio perché l’ateneo è partner di Space It Up, che comprende 33 partner tra università, aziende e centri di ricerca. L’Università della Calabria è parte integrante del partenariato che si muove sotto l’egida dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana; poi c’è il mio coinvolgimento in NASA, c’è il Dipartimento di Fisica diretto dal professore Francesco Valentini, che è co-proponente della missione Plasma Observatory per l’invio in orbita di 7 satelliti. Ci sono poi docenti come Sandra Savaglio, ricercatori molto validi. L’università è cresciuta molto in questo ambito, ci hanno contattato colleghi di università americane chiedendoci di poter venire qui in Unical e lavorare insieme a noi.
Quali le ricadute di questa missione per la Terra?
Sono e saranno tante. Il polo sud lunare non è stato scelto a caso come luogo in cui poi effettuare i futuri allunaggi e costruire il campo base lunare, perché in alcuni crateri ci sono delle zone che restano sempre in ombra, cosa che ha consentito di conservare l’acqua sotto forma di ghiaccio. Dall’acqua puoi estrarre l’idrogeno e l’ossigeno, conosciuti come combinazione propellente per la combustione nei razzi. Ci sono poi risorse, come l’elio-3, un isotopo dell’elio che potrebbe alimentare le centrali a fusione nucleare, quindi l’elio-3 potrebbe rappresentare una forma di energia per un futuro sostenibile. Al di là del le risorse, tutte le tecnologie che verranno sviluppate per permettere all’uomo di vive re in un ambiente così ostile ed estremo avranno ricadute enormi per migliorare la vita sul nostro pianeta. Dallo Spazio noi osserviamo la Terra, quindi osservandola riusciamo anche a monitorarla e ad adeguarci al cambiamento climatico. I scenari di ricadute sono veramente tanti.
Obiettivo di Artemis è realizzare delle basi lunari. In futuro potrà nascere anche un turismo sulla Luna?
Probabilmente nei prossimi decenni assisteremo a un tentativo di turismo spaziale in orbita terrestre. Avere un hotel sulla Luna per il momento sarebbe veramente molto costoso. Dobbiamo imparare a capire come si fa realmente a sostenere la vita umana sulla Luna, dobbiamo essere in grado di capire se realmente riusciremo ad estrarre dall’acqua sotto forma di ghiaccio quello che ci serve. Poi c’è il problema della sostenibilità del cibo, dello smaltimento dei rifiuti che si producono. Ci sono tantissimi problemi, come le variazioni termiche estreme, sono ambienti ostili, bisogna capire come ricreare ambienti abitabili. L’idea è imparare in maniera sostenibile ad ave re una presenza stabile al di fuori del nostro pianeta, per arrivare poi allo sfruttamento turistico che è la fase finale del progetto. Siamo agli inizi, dobbiamo imparare a fare tutto. Sicuramente abbiamo ma turato molta esperienza, ma il cammino è lungo.
L’uomo più di 50 anni fa è già stato sulla Luna, adesso c’è un avvicinamento più graduale. Perché?
Perché l’obiettivo è diverso, cioè costruire appunto un insediamento stabile, anche il rischio è diverso, la tecnologia è molto più complessa. Si è dovuti ripartire a costruire quasi da zero, perché aveva no l’esperienza ingegneristica, scientifica, ma si è dovuto ricostruire il lanciatore da zero. È stato un impegno che ha richiesto delle risorse considerevoli, perché Artemis attualmente ha un costo attorno a 3 miliardi di dollari.
In virtù degli accordi che si siglano, missioni come queste possono essere una palestra per la pace?
Lo Spazio è sempre stato palestra di pace. Prima ancora che terminasse la Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica collaboravano nello Spazio. Ci sono state già sul finire delle missioni Apollo delle missioni congiunte Stati Uniti e Unione Sovietica con astro nauti che collaborano e fanno ricerca nello stesso ambiente. Anche nello SpaceFom, qua do siamo partiti col Comitato Internazionale di Lavoro c’era una presenza di colleghi russi, poi per le crisi questa presenza è venuta meno, speriamo anche di recuperarla se cambiano le condizioni, ma lo Spazio è sempre aperto verso la collaborazione.
La Calabria subisce il fascino del cielo. Dall’indice IFA la nostra regione è al 12° posto, quanto è importante essere bravi comunicatori?
Comunicare è importante perché spesso il valore della ricerca non è immediatamente percepito, percepibile; in Calabria è ancora più importante saper comunicare. Noi abbiamo il problema di varcare il confine geografico del Pollino. Se io fossi stato un professore al Politecnico di Milano o di Torino probabilmente sarei finito durante la missione del programma Artemis, ospite di diverse trasmissioni televisive a carattere nazionale. La Calabria fa notizia per fatti di ‘ndrangheta, per malasanità, inquinamento dei mari. Forse una notizia su dieci vede il nome Calabria affiancato alla notizia bella. Spesso noi calabresi non riusciamo a capire che valorizzandoci a vicenda ci valorizziamo tutti. Non c’è precluso niente, il futuro ce lo possiamo costruire, magari è più difficile perché ci sono delle difficoltà con cui ci confrontiamo e perché spesso ci facciamo del male da soli. Dobbiamo cambiare la narrazione della Calabria. Il mio sogno più grande di fronte alla domanda “dove vivi, dove sei nato?” è sapere che rispondere in Calabria, in Emilia Romagna, in Lombardia, in Piemonte, sia per chi ascolta e per chi lo dice, uguale, magari addirittura di più.
