Chiesa
A un anno dalla morte di papa Francesco
Le sue sollecitazioni costituiscono un pungolo per la Chiesa
Un anno fa, era il lunedì dell’Angelo, moriva papa Francesco. Alle 7.35 del 21 aprile 2025 si spegneva Jorge Mario Bergoglio.
A 365 giorni di distanza, rimane forte il ricordo del Pontefice argentino che, a suo modo, ha cercato di dare una scossa alla Chiesa. La sua sofferenza ha commosso tutti, così come nel cuore dei fedeli sono rimasti gli ultimi giorni di vita, e in particolare l’ultima uscita dalla loggia centrale della basilica di san Pietro nel giorno di Pasqua. L’affetto della gente la spiega la fila che ogni giorno c’è per visitare la sua tomba a santa Maria Maggiore, la basilica della Salus Populi Romani ai cui piedi papa Francesco ha pregato 126 volte in 12 anni di pontificato.
Del suo ministero come vescovo di Roma rimangono parole e immagini che hanno segnato un’epoca della storia della chiesa e del mondo. La Chiesa di oggi è chiamata a fare i conti con il pungolo delle sollecitazioni di Francesco. La speranza, la gioia dell’evangelizzazione, la cura delle periferie, la misericordia di Dio quale certezza per il credente, la cura della casa comune, alcuni dei temi forti trattati da Jorge Mario Bergoglio. E poi la “terza guerra mondiale a pezzi” più volte rilevata, e che evidentemente costituisce una profezia a cui l’oggi della storia sta togliendo il velo.
Bergoglio non ha rinnovato la dottrina, la cui perennitá nasce dal Vangelo, dalla Tradizione e dal magistero, ma l’ha tradotta con stili diversi, spesso chiacchierati, ancora una volta invitando i battezzati, e fra questi la gerarchia, a mettersi in gioco, a una nuova presa di responsabilità per l’annuncio e la testimonianza.
