Diocesi
Via Crucis. Mons. Checchinato, “smacheriamo il male e annunciamo il bene”
Nella sera del Venerdì santo, la Via Crucis cittadina guidata dall’arcivescovo metropolita di Cosenza – Bisignano. Le riflessioni sono state preparate dai giovani delle parrocchie della città. Il presule bruzio ha citato le tragedie di migranti, le vittime dei genocidi, i suicidi tra i giovani e nelle carceri
“La violenza, la guerra, l’ingiustizia, la sopraffazione, la sindrome di onnipotenza del potere, hanno un ambiente preparato dal nostro silenzio, dalla connivenza piccola piccola delle nostre minuscole azioni quotidiane che invece di rispondere con responsabilità al tuo Vangelo, creano di fatto un pensiero cattivo, maleodorante, capace di costruire mentalità, schiavitù alle logiche mondane”.
Lo ha detto mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza – Bisignano, nell’omelia a conclusione della Via Crucis cittadina, sul sagrato della chiesa di San Nicola. Le stazioni del pio esercizio sono state preparate dai giovani delle parrocchie cittadine, e hanno avuto al centro il tema della pace. Il presule bruzio ha richiamato alcuni temi di attualità, leggendoli nell’ottica del “cammino verso la croce”. “Piangiamo per te, ma accanto a te sono condannati a morte e accompagnati al patibolo i tanti migranti che hanno visto la loto speranza naufragare nel Mediterraneo”, ha detto con riferimento agli 831 migranti morti dall’inizio dell’anno e ai “due naufragi” in queste ultime ore. Mons. Checchinato ha richiamato i “suicidi che stanno crescendo a dismisura nel mondo giovanile e nelle carceri italiane”. “Per i potenti di turno – ha constatato – si tratta ancora una volta di numeri”. Ma – ha invece precisato – “non si tratta di numeri, si tratta di volti, di persone, di storie spezzate”.
E ancora, il vescovo di Cosenza ha ricordato “le vittime dei genocidi e delle guerre”, nonché “le leggi capaci di ripristinare la pena di morte solo per i non residenti”. Da qui la preghiera: “la tua morte in croce non può solo spingerci alla commiserazione o al lutto”, ma “deve farci diventare testimoni della profezia smascherando il male dove si annida e annunciando il bene di cui vogliamo essere protagonisti”.

Per questo ha richiamato alla responsabilità dei media perché lancino “un sos per i nostri fratelli e sorelle in pericolo” attualmente “sulla piattaforma petrolifera al largo della Tunisia”.
“Ci sono tante persone che rischiano la loro vita negli scenari di guerra per testimoniare che la guerra è sempre un’avventura senza ritorno”, ha detto citando san Giovanni Paolo II. Poi una nota positiva: “Ci sono tanti giovani stanno imparando ad alzare la voce di fronte alle ingiustizie e ai soprusi, mettendoci la faccia e pagando di persona”. Infine, la certezza: “non sei solo, Gesù, e noi vogliamo continuare a seguirti, a prendere le tue parti, a credere al tuo Vangelo”.






