Diocesi
Via Crucis 2026. La meditazione integrale di mons. Giovanni Checchinato
Ti abbiamo accompagnato Signore, nel tuo cammino verso la croce e verso la morte. Un po’ con la compassione di chi sente -nel profondo del cuore- che tu sei un uomo giusto e condannarti a morte è proprio un atto disonesto, un po’ con la sfiducia di chi pensa che tanto non cambia nulla in questo nostro tempo, anzi, che le cose peggiorano, altroché! Piangiamo per te, ma accanto a te sono condannati a morte e accompagnati al patibolo i tanti migranti che hanno visto la loro speranza naufragare nel mediterraneo, e come sappiamo dalle notizie “dall’inizio dell’anno almeno 831 migranti sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo” e due naufragi in queste ultime ore: 36 vittime accertate, tra cui un bambino. Ci hanno fatto tanta impressione le foto di Alan Kurdi, bambino siriano di tre anni morto sulle spiagge turche, ma abbiamo memoria corta e dimentichiamo che la sua storia è storia quotidiana per tanti uomini, donne e bambini.

Accanto a loro tanti altri volti: quelli dei suicidi che stanno crescendo a dismisura nel mondo giovanile e nelle carceri italiane. Facile dire che si sono presi la responsabilità di quello che hanno fatto. Sarebbe più giusto dire che quando il clima che ti circonda è tanto asfissiante anche la morte sembra più bella della vita. Per i potenti di turno si tratta ancora una volta di numeri: cosa volete che sia, uno di più, uno di meno. Ma non si tratta di numeri, si tratta di volti, di persone, di storie spezzate, di fiori che non hanno più trovato un ambiente sano per crescere. E se tanti di loro hanno scelto di mettere termine alla loro vita perché ormai soffocati da miasmi insopportabili, per altri c’era pronta la prepotenza di coloro che si ergono a padroni delle vite altrui; sono accanto a te le donne vittime di violenza e uccise, ben oltre 80 vittime di femminicidio: una donna uccisa ogni quattro o cinque giorni.
Ci sono ancora, Signore le vittime dei genocidi e delle guerre e delle ragioni che giustificano gli uni e gli altri, della crescente incapacità di rabbrividire e di inorridirsi di fronte ai lager di recente realizzazioni e chiamati con nomi raffinati o promuovere leggi capaci di ripristinare la pena di morte solo per i non residenti.
Non siamo Signore artefici principali di questo scempio che i nostri occhi vedono quotidianamente, però stiamo diventando sempre più insensibili a un clima culturale e sociale che ci fa di fatto complici di quanto succede. La violenza, la guerra, l’ingiustizia, la sopraffazione, la sindrome di onnipotenza del potere, hanno un ambiente preparato dal nostro silenzio, dalla connivenza piccola piccola delle nostre minuscole azioni quotidiane che invece di rispondere con responsabilità al tuo Vangelo, creano di fatto un pensiero
cattivo, maleodorante, capace di costruire mentalità, schiavitù alle logiche mondane.
Non possiamo non tacere sul fatto che i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità, ovvero oltre 4 miliardi di persone; ed è ugualmente iniquo che i miliardari hanno una probabilità oltre 4.000 volte maggiore di ricoprire cariche politiche rispetto alle persone comuni. L’anno scorso la ricchezza dei miliardari è aumentata di oltre il 16%, e dell’81% dal 2020. E questi Paperoni, sottolinea Oxfam, «si stiano assicurando il potere politico per plasmare le regole delle nostre economie e società a proprio vantaggio e a scapito dei diritti e delle libertà delle persone in tutto il mondo».
Pensiamo a te: “Un uomo nudo, sospeso tra terra e cielo su due travi di legno grezzo,
mentre esali l’ultimo respiro mentre i soldati si giocano a dadi l’unica cosa che possiedi:
una tunica usata. Eppure, se oggi entrassimo in una megachurch di Houston o seguissimo i post della “Faith Office” alla Casa Bianca, vedremmo sfilare jet privati, Rolex d’oro e la promessa che, se il tuo conto in banca piange, è perché la tua fede è anemica. Benvenuti nell’era della Teologia della Prosperità, dove Dio è stato promosso da Padre a consulente finanziario d’assalto. Questa dottrina è lo specchio di una società che non sopporta la vulnerabilità. Se la ricchezza è un segno di benedizione, la povertà diventa una colpa morale. Ma siamo sicuri di esserne immuni? Ogni volta che pensiamo di poter “meritare” l’amore di Dio con i nostri sforzi o che consideriamo il benessere come un diritto acquisito, stiamo masticando un pezzetto di questa teologia.”
(https://bottegadinazareth.com/2026/03/23/la-teologia-della-prosperita-ildio-del-bancomat-e-lo-scandalo-della-croce/)

Siamo sicuri di essere immuni di fronte alla pervasiva seduzione del denaro, di non cedere anche noi di fronte a questa logica che ci trascina progressivamente nel baratro della disumanità? La tua morte in croce non può solo spingerci alla commiserazione o al lutto,
ma deve farci diventare testimoni della profezia smascherando il male dove si annida e annunciando il bene di cui vogliamo essere protagonisti. Ti vogliamo dire Signore Gesù che non sei solo. Come accanto a te ci sono stati Maria e Giovanni, la Veronica, il Cireneo, Giuseppe d’Arimatea, testimoni silenziosi, capaci di anticipare il profumo della resurrezione con le loro scelte, così ci sono coloro che rischiano vita e carriera per andare a portare aiuto ai migranti sulle carrette del mare, che raccontano proprio oggi che ci sono 47 persone bloccate sulla piattaforma petrolifera al largo della Tunisia e che fra loro c’è anche una donna incinta. Chissà se nei nostri media accanto alle notizie dei manicaretti
da preparare per Pasqua e accanto alla descrizione dello squallore della politica nostrana e internazionale ci possa essere un SOS per questi nostri fratelli e sorelle in pericolo. Ci sono tante persone che rischiano la loro vita negli scenari di guerra per testimoniare che la guerra è sempre “una avventura senza ritorno, spirale di lutti e di violenza” (Giovanni Paolo 2). Ci sono tante e tanti che regalano tempo, e dunque vita, per aver scelto di condividere la storia con quelli che sono considerati invisibili o che noi rendiamo tali. Ci sono tanti giovani che stanno imparando ad alzare la voce di fronte alle ingiustizie e ai
soprusi, mettendoci la faccia e pagando di persona. Non sei solo, Gesù, e noi che ti abbiamo accompagnato in questa Via Crucis vogliamo continuare a seguirti, a prendere le tue parti, a credere al tuo Vangelo. Solo tu hai parole di vita eterna. Grazie di avercelo testimoniato con la tua vita, morte e resurrezione.
- Arcivescovo di Cosenza – Bisignano
