Cultura
Un codice palatino proveniente dalla Germania ritorna in Vaticano
Massimiliano I donò alla Santa Sede la Biblioteca Palatina di Heidelberg, per l’appoggio ricevuto da Gregorio XV
Il patrimonio della Biblioteca Apostolica Vaticana si arricchisce sempre di più. L’ente culturale della Santa Sede ha infatti acquistato, direttamente dalla libreria “Inlibris” di Hugo Wetscherek di Vienna, un codice appartenente al fondo dei Palatini latini in essa conservato. Il prefetto della Bav, don Mauro Mantovani, ha ricevuto il prezioso documento dal direttore dell’Universitätsbibliothek di Heidelberg, dottor Jochen Apel. È un testo molto raro, opera di più copisti, realizzato in Germania, forse a Worms, verso gli inizi del XVI secolo, e della cui legatura risalente al 1556 si preservano i due piatti con impressa la figura dell’elettore palatino Ottheinrich. Il codice, identificabile con la nomenclatura Pal. Lat. 851, è entrato a far parte della Bav in seguito ad alcune vicende storiche. Durante la guerra dei trent’anni, combattuta nella prima metà del Seicento nei territori del Sacro Romano Impero, papa Gregorio XV cercò qualsiasi forma di mediazione affinché tornasse la pace fra le nazioni europee. Riuscì a far nominare il cattolico Massimiliano di Baviera a principe elettore, facendo sì che i cattolici raggiungessero la maggioranza nel collegio dei principi elettori. Per ripagarlo di un così tale appoggio, Massimiliano I donò alla Santa Sede la Biblioteca Palatina di Heidelberg, una delle più importanti biblioteche rinascimentali, i cui libri furono trasferiti presso la Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma. Lo scrittore vaticano, il teologo Leone Allacci, ricevette l’incarico, nel 1622, di garantire lo spostamento dei testi della Biblioteca Palatina nella Città Eterna, dopo la vittoriosa conclusione della campagna che Massimiliano I tenne contro il Conte Palatino. Tra i documenti trasferiti c’era anche il codice da poco acquisito dalla Bav che, finalmente, ritorna nella sede capitolina dopo una misteriosa assenza, attestata sin dalla revisione del 1798. Un’epigrafe, visibile nella Galleria di Urbano VIII nei Musei papali, conferma la donazione, le ragioni e l’allestimento della Palatina dentro la biblioteca papale. Gli inventari, inoltre, certificano l’arrivo e la sistemazione in Vaticano dei Palatini, oltre all’esistenza del Pal. Lat. 851. Varie segnature ed ex libris sui fogli di guardia testimoniano passaggi e vendite dei testi da un collezionista all’altro, dalla fine del Settecento ad oggi. I 115 fogli del manoscritto cartaceo contengono le vite di cinque santi della Chiesa cattolica: Ciriaco (nome identificabile con il martire perseguitato per aver aiutato i cristiani, sepolto a Worms; o con il santo originario di Corinto, emigrato in Palestina e dedito ad una vita eremitica; oppure con Ciriaco l’Orientale, forse un ebreo convertito al cattolicesimo, nominato vescovo di Gerusalemme), Gallo (monaco irlandese, discepolo di san Colombano), Mauro abate (discepolo e collaboratore di san Benedetto a Subiaco e poi a Montecassino), Goar (religioso e missionario tedesco, originario dell’Aquitania) e Burcardo vescovo di Worms. Il manoscritto contiene anche l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, il monaco cristiano, storico e scrittore longobardo di lingua latina, il quale narra nella sua opera più famosa, appunto “Historia Langobardorum”, scritta a Cassino entro l’anno 796, della storia dei Longobardi, dal momento in cui abbandonarono la Scandinavia (patria d’origine, secondo Paolo) fino al loro arrivo in Italia. Il recente trasferimento a Roma del suddetto manoscritto è stato il risultato di una proficua collaborazione tra la Universitätsbibliothek di Heidelberg, la Bav e la libreria Inbris, e ora è messo a disposizione di tutti gli studiosi interessati, i quali possono consultarlo facendo rifermento al fondo a cui appartiene di diritto.
