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Ucraina, 4 anni di guerra. Shevchuk: “Il dolore si accumula ma non abbiamo smesso di sognare”
A quattro anni dall’invasione russa, l’Ucraina porta sulle spalle un dolore che cresce e non si elabora. L’arcivescovo maggiore Shevchuk racconta ferite, traumi e resistenza di un popolo che non smette di sognare la pace. “Non i potenti, ma Dio può fermare la guerra”
Esattamente quattro anni fa, il 24 febbraio del 2022, la Russia di Vladimir Putin invase l’Ucraina. I numeri di morti e feriti da allora è aumentato in maniera esponenziale e il dato che più risalta all’occhio è quello relativo ai bambini. Secondo dati Unicef, i bombardamenti hanno ucciso o ferito più di 3.200 bambini dall’inizio della guerra su vasta scala. L’anno scorso si è registrato un aumento del 10% delle vittime tra i bambini rispetto all’anno precedente. L’Ucraina è diventato oggi il Paese più minato al mondo, dove una vittima su 10 delle mine terrestri è un minore, e dove circa il 23% del territorio è potenzialmente contaminato da mine terrestri e ordigni inesplosi. L’anniversario del 24 febbraio in Ucraina è un giorno di commemorazione e riflessione. In diverse città si svolgono eventi e iniziative per ricordare le vittime della guerra e per promuovere la pace. Anche in Italia sono previsti presidi straordinari e manifestazioni in varie città. La Commissione europea sarà a Kiev per partecipare all’anniversario. Il Sir ha intervistato S.B. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore dei cattolici greco-cattolici ucraini.
Beatitudine, il 24 febbraio entreremo nel quinto anno di guerra. Con quale stato d’animo ci arriva? Che cosa le hanno lasciato questi quattro anni?
In me convivono grandi contrasti: disperazione e speranza, lacrime senza fine e gioia nel vedere come le persone, nonostante il gelo, la mancanza di elettricità, gli attacchi e gli allarmi continui, non si arrendono. Vengono anche i ricordi delle persone che non sono più con noi e questi ricordi svelano un dolore profondo. Mi rendo conto sempre di più che questo dolore non lo abbiamo ancora elaborato: si accumula. Parlo di me, ma anche della gente attorno a me. Spesso questo dolore viene messo da parte per resistere, per andare avanti.
Ma non siamo macchine: siamo esseri umani.
Per questo oggi sentiamo l’urgenza di prenderci cura dei sacerdoti, delle persone consacrate, degli operatori che servono la gente e che sono al limite dell’umano, offrendo sé stessi come un olocausto per salvare vite.
Ha accennato ai sacerdoti. Come stanno vivendo questa situazione?
Abbiamo condotto uno studio sul loro stato mentale. Una delle domande era: “Vuoi fare una vacanza?”. La stragrande maggioranza ha risposto di no, non perché non ne senta il bisogno, ma perché “non posso lasciare la mia parrocchia”. All’inizio ho pensato: “Che bravi, che forti”. Poi, approfondendo, abbiamo capito che è un segno del trauma che subiscono: hanno paura di allontanarsi, temono che accada qualcosa durante la loro assenza. Le ferite aumentano. Sono convinto che la vera pace, lo spazio dove poter vivere, passerà anche attraverso la guarigione dei traumi della guerra. La nostra sopravvivenza e la nostra vittoria dipenderanno non solo dalle armi, ma dalla capacità di gestire il trauma.
Un anniversario di guerra è anche l’inizio di un nuovo anno di guerra. Riesce a pensare al futuro?
Né la gente né i vescovi hanno smesso di sognare. Non abbiamo mai smesso di lavorare per il futuro.
Stiamo progettando i nostri piani pastorali per un altro anno di servizio alla gente. Ho raccontato al Papa come funziona il nostro Sinodo in queste condizioni, come operano le strutture della Curia, come riusciamo a essere una Chiesa non solo locale in Ucraina, ma una Chiesa che riunisce fedeli e vescovi in tutto il mondo. Il Papa mi ha detto: “Questa è una luce dell’Ucraina”. Ecco come pensiamo il futuro: il Signore sarà con noi. Sopravviveremo e vinceremo anche per un altro anno.
Che preghiera, auspicio o messaggio desidera offrire in questa ricorrenza?
Il Parlamento ucraino ha dichiarato il 24 febbraio Giornata nazionale di preghiera. Tutti pregheranno. A Kiev si sta organizzando una preghiera ecumenica nella Basilica di Santa Sofia e anche nel Parlamento. Noi vescovi saremo in Brasile. La preghiera è semplice e radicale: “Signore, fai fermare la guerra. Tu puoi farlo. Non i presidenti o i potenti di questo mondo, ma tu. Perché è il peccato umano a generare le guerre, ma è la santità di Dio a porre un limite al peccato e alla guerra. La pace verrà da Dio.
Agensir
