Cultura
Teologia francescana un sistema semiotico
Nel suo libro Caprettini propone un’analisi approfondita del racconto dell’incontro tra il Poverello e il lupo di Gubbio
Esce per la collana Le Muse il volume San Francesco, il lupo, i segni. Ordine cosmico e divina amicizia (Cartman Editore 2026) del semiologo e giornalista, Gian Paolo Caprettini. Si tratta della riedizione di una pubblicazione del 1974, nella quale lo studioso propone una dettagliata analisi testuale, applicata agli ambiti letterario, folkloristico, comunicativo e cinematografico, del “Fioretto XXI” contenuto ne “I Fioretti di san Francesco”. In questo brano si parla dell’incontro tra il Poverello e il lupo alle porte di Gubbio, e della capacità del santo di portare la pace tra gli uomini e gli animali. Caprettini esamina l’episodio in cui l’Alter Christus si imbatte in uno dei più grandi predatori temuti nel Medioevo, mettendone in rilievo la sua importanza sul piano simbolico e figurativo all’interno di un preciso “ordine cosmico”, il cui centro è Cristo, creatore di tutte le cose e di tutte le creature che abitano in armonia l’universo. L’esperto riprende i principi della semiotica, la scienza che studia il sistema di segni e il loro significato, le cui basi sono radicate nell’antica cultura greca e sono state sviluppate, nel corso dei secoli, da filosofi come Saussure, Peirce, Morris e Umberto Eco. La realtà, per Francesco, è costituita da segni (“representamen” o “oggetti materiali”) che rinviano ad altre cose cioè a significati (oggetti denotati). La connessione tra i vari segni (creature, sole, lupo, l’intero creato) dà luogo ad un processo interminabile che si chiama “semiosi illimitata”, che trova il suo significato primordiale ed eternamente generativo nell’Onnipotente. Ogni essere chiama in causa un altro essere che, a sua volta, rinvia ad un altro elemento, secondo una logica di fratellanza che trova il suo sbocco nel Signore. Da bravo linguista, Caprettini indaga il processo di significazione e di comunicazione, su cui poggiano le relazioni che legano qualcosa di materialmente tangibile e presente (l’uomo e gli animali) a qualcos’altro di imperscrutabile (Dio). Tale processo trova la sua ragion d’essere in ciò che Francesco definisce “divina amicizia”, intesa come una nuova regola di vita fondata sul rapporto tra il mondo intero, fatto di segni, e Dio Creatore, in altre parole sull’amicizia e l’amore tra i viventi, gli oggetti presenti in natura e le cose inanimate. La divina amicizia è espressa mediante un sistema di simboli come il Tau (emblema di salvezza e di conversione), la povertà (manifestazione di totale dipendenza da Dio e di rifiuto delle cose materiali), il Cantico delle Creature (lode al creato e al Creatore) e il legame con la natura. È possibile, quindi, parlare di una vera e propria “teologia francescana” quale sistema semiotico, in cui l’ordine creato comunica l’amore di Dio, attraverso un linguaggio di segni concreti che portano all’Altissimo. La vita, in questo modo, è un continuo atto di reinterpretazione del divino, a partire da un principio di fraternità universale.
