Settimana unità cristiani, celebrazione nella parrocchia arbereshe di Cosenza. Mons. Checchinato: “contro il demone dell’anti speranza…”

Il secondo appuntamento della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nella nostra diocesi si è tenuto il 21 gennaio nella parrocchia di rito orientale “Santissimo Salvatore” di Cosenza. Ha presieduto la liturgia papàs Pietro Lanza, vicario generale dell’eparchia di Lungro e parroco. Ha compiuto la meditazione mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo metropolita di Cosenza – Bisignano. Tanti i fedeli che hanno gremito la chiesa, le cui vicende storiche sono state tracciate dallo stesso papàs Lanza in un momento preliminare alla celebrazione.

La preghiera si è tenuta in italiano, arbereshe e greco, secondo la tradizione degli Albanesi di Calabria. Il parroco ha sottolineato il legame dell’eparchia di Lungro e in particolare della parrocchia cosentina con la diocesi bruzia e i Vescovi che si sono susseguiti.

Un’ora intensa di preghiera, al termine della quale papàs Pietro Lanza ha voluto ricordare il valore della pace, che però non può prescindere dalla pace fra di noi. Un messaggio di unità che il sacerdote ha additato anche partendo dal titolo della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026, in cui si rimanda all’unità del corpo di Cristo.

La meditazione di mons. Checchinato

Contro il “demone dell’anti speranza”, come credenti “guardiamo al futuro con amore“. Lo ha detto mercoledì sera, 21 gennaio, mons. Giovanni Checchinato, nella meditazione offerta nella parrocchia bizantina “SS. Salvatore” di Cosenza, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Questa sera noi siamo qui, a stimolare la vocazione ad una speranza. “E’ la nostra vocazione, una chiamata che non proviene dalla vostra buona volontà, ma da Dio, a cui dobbiamo sempre chiederla“. Mons. Checchinato ha rilevato che “non è difficile vedere le prepotenze delle persone con le persone, le ingiustizie, la cattiveria, l’odio, basta aprire le pagine di un giornale o in qualche pagina web del nostro portatile per essere sopraffatti quasi da queste cose“. Ma, per il presule bruzio, “possiamo anche fare un’altra operazione, imparare a percorrere un’altra strada, imparare, prima di tutto, a vedere il buono che c’è, magari appena accennato, appena abbozzato”, perché “la speranza è la vocazione che ci portiamo dentro”.