Scrivere per Resistere

Intervista ad Heba Elnaami, poetessa di Gaza

Heba è una giovane poetessa palestinese, nata e cresciuta a Gaza. Vive nel campo profughi diAl Maghazi. È autrice della fanzina Beneath Gaza’s Stars, una raccolta di poesie che parla di guerra, di speranza e dignità. Incontrata casualmente tramite Instagram, sono rimasta subito colpita dalla sua storia e dalla delicatezza dei suoi versi. Così le ho scritto in privato. Dalla sua gentilezza è nata questa intervista – e il desiderio di far conoscere il suo lavoro.

Beneath Gaza’s Stars è un progetto piccolo ma potente. Un progetto corale, perché ognuno di noi può farne parte: acquistando una copia della fanzina tramite la piattaforma Chuffed sosteniamo direttamente Heba e la sua famiglia. E diventiamo ponti, affinché la sua voce possa valicare l’assedio.

Heba vuoi presentarti ai nostri lettori?

Certo. Mi chiamo Heba Elnaami. Sono nata a Gaza e vivo nel campo di Al Maghazi. Ho studiato lingua e letteratura inglese all’Università Al-Azhar di Gaza. Nel 2025 ho pubblicato Beneath Gaza’s Star, una fanzina poetica, scritta durante gli ultimi due anni del genocidio.

La tua fanzina è molto bella, ne sono rimasta colpita. Dopo averla comprata l’ho regalata anche a persone a me care. Vuoi parlarmene?

Oh mi fa molto piacere. Grazie mille!

Tutto è iniziato grazie ai miei follower. Alcuni di loro mi scrivevano sul mio vecchio profilo Instagram – da poco disabilitato da Meta – che le poesie che condividevo erano belle, e che avrei dovuto pubblicarle in un libro. Così mi sono confrontata con la mia amica americana, Sonia – quanto le voglio bene! – e ci è venuta in mente l’idea di questa fanzina… e l’abbiamo “fatta nascere”, si l’abbiamo creata. Le illustrazioni sono di Michelle, anche lei è americana, ed è fantastica. Poi c’è il mio amico Josh, dall’Inghilterra, che si occupa di spedire le fanzine tramite posta. Questo è il potere di Internet: il mondo è un piccolo villaggio.

Ora è nata una seconda edizione, con le stesse poesie ma con nuove illustrazioni. L’ho realizzata insieme a Zines from Gaza, un collettivo di volontari, provenienti da ogni parte del mondo, che aiuta i Gazawi a creare le proprie fanzine e si occupa anche delle spedizioni.

Avevi pubblicato altro, prima di Beneath Gaza’s Star?

No, è la mia prima pubblicazione.

Hai già un nuovo progetto? Stai lavorando su qualcosa di nuovo, magari una nuova raccolta di poesie?

Si, il mio prossimo lavoro sarà un breve racconto. Spero di riuscire a pubblicarlo e farlo leggere a quante più persone possibile. Non è una raccolta di poesie però, è una breve storia. La sto scrivendo, c’è già una bozza. Non ha ancora le illustrazioni.

Prima della guerra avevi mai pensato di diventare una scrittrice?

No. In teoria sono una “content writer”, non una scrittrice creativa. Il mio lavoro è finito quando è iniziato il genocidio, perchè all’inizio l’accesso ad internet è stato completamente interrotto qui nella Striscia. Adesso non ho più un computer, non ho nulla a parte il mio cellulare. Per questo motivo non posso riprendere il mio lavoro.  

Perché è importante scrivere per te, nonostante questa guerra?

È molto importante per me continuare a scrivere ora, perché se mi fermassi… il mondo lì fuori… come potrebbe conoscere la difficile realtà in cui viviamo? Noi vogliamo che le nostre voci vengano ascoltate. Spero che il mondo ci senta.

Si, lo capisco. E, secondo te, perché è importante per i lettori – che siano italiani o di altri Paesi – leggere ciò che tu e altri palestinesi state scrivendo o creando?

Sì, è importante che le persone all’estero vedano la verità attraverso gli occhi di chi la sta vivendo. Penso che solo i palestinesi possano descrivere davvero cosa stiamo attraversando, non solo quello che appare sui titoli dei giornali. Bisogna leggere le storie reali delle persone reali che vivono attraverso le difficoltà, qui a Gaza. Perché adesso le cose stanno cambiando nei media: non mostrano più le nostre notizie come prima. Molti miei amici all’estero dicono che adesso in TV non vedono quasi più nulla su di noi. C’è il cessate il fuoco ma non è reale: i bombardamenti continuano e non ci sono miglioramenti sul territorio. Non c’è nulla: le persone vivono ancora nelle tende, continuiamo a ricevere cibo dalle mense degli aiuti umanitari e nulla è migliorato.

La vendita della tua fanzina ha un impatto economico positivo sulla tua famiglia?

Si certamente! Assolutamente. Soprattutto adesso: ora non c’è possibilità di trovare lavoro, non abbiamo una vita normale. E quindi si, scrivere è diventata una fonte importante di sostegno. Vendiamo la fanzina e guadagnamo qualcosa, si. E questo ci aiuta molto.

Quante persone siete in famiglia?

Siamo sette: quattro fratelli, due sorelle e mia mamma. Ho anche un’altra sorella che adesso vive in Spagna. Io sono la più piccola.

Vuoi condividere il tuo contatto social con i lettori?

Si, mi piacerebbe condividere il mio account Instagram: heba.alin

È un nuovo account, non c’è ancora molto materiale. Quello vecchio, lo sai, non lo posso più usare.

Si lo so. Perfetto, condividiamo questo nuovo account. Mi piacerebbe anche dire a chi ci sta leggendo dove può acquistare la tua fanzina. Che ne pensi?

Oh si si! Certo! La possono trovare su Chuffed. Sul mio profilo Instagram, in bio, c’è il link diretto. La donazione minima per riceverla è di 25 dollari. Arriva tramite posta dall’Inghilterra,  grazie a Josh! C’è una piccola tassa da pagare alla consegna per le spese di spedizione extra UE.

Heba, siamo in chiusura. Un’ultima domanda: secondo te, c’è qualcosa che noi Italiani possiamo fare per voi?

Oh Valentina, io amo tanto l’Italia sai?! Ci avete mostrato solidarietà. Vi abbiamo visti nelle piazze. Vi voglio tanto bene. Grazie per averlo fatto. Se volete fare qualcosa continuate a parlare di noi, a parlare della Palestina. 

Grazie Heba.