Pizzaballa a Cosenza, testimone diretto di Pace

L’iniziativa al teatro A. Rendano con il patriarca di Gerusalemme dei Latini

L’incontro con Pierbattista Pizzaballa è stato certamente un evento straordinario. E non solo perché un cardinale prendeva parte insieme ai cosentini ad un giorno di festa per la città, ma soprattutto perché i cosentini hanno potuto ascoltare la testimonianza diretta di un uomo impegnato in prima persona per la Pace, in un periodo carico di tensioni.

Pizzaballa, infatti, non è un semplice cardinale, ma per la sua carica di Patriarca di Gerusalemme dei Latini ricopre un ruolo autorevole all’interno di una delle situazioni geopolitiche più complesse a livello mondiale degli ultimi decenni. Rispondendo alle domande di Simone Tropea durante l’iniziativa al Teatro Rendano, il cardinale ha fatto percepire tutta la difficoltà e allo stesso tempo tutto l’impegno dei cristiani di Terra Santa, anch’essi toccati da un dramma che interessa centinaia di migliaia di persone. “Non ci sono nemici”, afferma Pizzaballa.

Ferma condanna di quanto accaduto il fatidico 7 ottobre ma, allo stesso tempo, vicinanza e impegno per l’umanità sofferente sotto le bombe a Gaza. Anche 23 cristiani hanno perso la vita sotto uno dei bombardamenti, un duro colpo per una piccola comunità come quella di Gaza.

Davanti alla violenza, al dolore, alla morte e alla contraddizione tipiche della guerra, il Patriarca dei Latini ha ricordato l’importanza di andare oltre l’orrore. E una delle motivazioni per farlo è stata guardare ai bambini della parrocchia di Gaza: “Li conosco uno per uno per nome”, ha sottolineato il Cardinale. La situazione è ancora tesa nonostante il cessate il fuoco, anche perché non è semplice capire gli sviluppi futuri, è difficile capire chi comanderà, cosa si potrà fare, ma intanto è importante fare rete e focalizzare gli sforzi su alcune attività. Nel periodo più difficile, il Patriarcato ha potuto portare in qualche modo assistenza a circa 50 mila persone, ma l’emergenza è cambiata.

Non c’è più bisogno di cibo, a Gaza, ma nell’immediato servono medicinali, soprattutto antibiotici, mentre nel lungo tempo sicuramente bisognerà pensare agli orfani, a chi ha subito danni, e puntare sulla scuola: “Tre anni senza scuola – ha dichiarato il cardinale – significa bruciare una generazione”. Guardando all’Occidente, invece, Pizzaballa ne ha evidenziato la perdita della spiritualità, fattore che sta causando quasi una perdita del gusto di vivere e della speranza. In oriente i cristiani sono invece una minoranza con la sfida dell’unità. Cosa può fare la Chiesa in questa situazione? Innanzitutto deve farsi testimone in maniera credibile, lavorare per pace, dialogo, rispetto, giustizia, senza che queste parole siano slogan ma traducendole in impegno concreto.