Diocesi
Messa crismale, l’omelia di mons. Checchinato
Messa Crismale 1° aprile 2026
“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”
“Lo Spirito del Signore è su di me” non ci parla solo di Gesù, ma rimanda ad una storia, quella della nostra vocazione di cristiani o di presbiteri, rivela un prima e un dopo, mostra chi è protagonista e chi è chiamato ad accogliere un dono che viene dall’alto. È Gesù che ci rivela l’origine e il sostegno della sua esperienza con questa auto presentazione, perché come scriveva San Giovanni Paolo II, “Gesù Cristo il Figlio di Dio, che viene mandato dal Padre nel mondo, diventa uomo per opera dello Spirito Santo nel seno di Maria, la Vergine di Nazareth, e in forza dello Spirito Santo compie come uomo la sua missione messianica fino alla croce e alla risurrezione.” (GIOVANNI PAOLO II, Udienza generale, 12 agosto 1987) E se questo è vero per Gesù, non può non essere vero per la Chiesa, per ognuno dei suoi ministri, per ognuno dei suoi fedeli. “Senza lo Spirito non c’è vita cristiana, e senza la sua unzione non esiste santità… La santa Madre Chiesa ci insegna infatti a professare che lo Spirito Santo «dà la vita», come ha affermato Gesù dicendo: «È lo Spirito che dà la vita» (Gv 6, 63); insegnamento ripreso dall’apostolo Paolo, il quale scrisse che «la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita» (2 Cor 3, 6) e parlò della «legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù» (Rm 8, 2). Senza di Lui neppure la Chiesa sarebbe la Sposa vivente di Cristo, ma al più un’organizzazione religiosa — più o meno buona; non sarebbe il Corpo di Cristo, ma un tempio costruito da mani d’uomo… Abbiamo bisogno ogni giorno di dire: “Vieni, perché senza la tua forza nulla è nell’uomo”. (Papa Francesco, Omelia 6 aprile 2023) E così, contemplare questa affermazione di Gesù significa oggi per noi far emergere un sentimento di gratitudine per il Signore e per tutti coloro che sono stati, in qualche maniera, mezzi attraverso i quali abbiamo potuto sentire la chiamata alla vita cristiana e alla vita ministeriale. Ognuno di noi ha tanto da ringraziare: non ci saremmo accorti della chiamata alla fede se qualcuno non ce l’avesse fatta scorgere nel nostro bisogno di senso di fronte alle cose e alla storia, o se qualcun altro -fin dagli albori della nostra vita- non ci avesse insegnato a guardare in alto, a dire grazie, a chiedere perdono di fronte ad una vita di cui non siamo protagonisti assoluti. Qualcuno che ci abbia testimoniato che l’amore vero è quello che è dato senza attendere il contraccambio, come scriveva un santo prete nel suo testamento spirituale: “Amare silenziosamente, nascostamente, senza mettere la firma personale di proprietà, quasi senza farsene accorgere, senza dirlo neppure a se stessi, lasciandosi cancellare dal tempo… Questo sì che è morire! Di quella morte con Cristo che porta in gestazione la vita di molti”. E ancora, per noi sacerdoti qualcuno che ci abbia insegnato a guardare al nostro desiderio di resa totale a Dio e al Vangelo di Gesù oltre la consapevolezza delle nostre inadeguatezze umane e di fede; aiutati a guardare oltre. Quanti grazie da dire, e prima di tutto a te, Signore, e a tutti coloro che sono stati mezzi tuoi per arrivare qui, oggi a pregare insieme.
“Lo Spirito del Signore è su di me” rimanda ad oggi, il nostro oggi come chiesa, come credenti e come ministri ordinati e ci ricorda che è quello stesso Spirito che ha unto la nostra vita battesimale e presbiterale, che ci chiede di essere guidati da lui, dalla incommensurabile fantasia della sua sapienza, che possiamo accogliere solo nell’atteggiamento della consapevolezza del nostro essere creature e non creatori: “principio della sapienza è il timore del Signore” (Salmo 111, 10). Non è raro che con le nostre mani maldestre costruiamo recinti per la Sapienza di Dio: ne abbiamo bisogno per dare una forma umana a quanto abbiamo capito di lui e delle sue strategie alla luce della Scrittura, della Tradizione della Chiesa, ma siamo così distratti che invece di continuare ad ascoltare e a cercare, ci innamoriamo dell’opera delle nostre mani e preferiamo le nostre deduzioni alle parole vive ed efficaci della Scrittura. E prende corpo anche nella nostra vita l’oracolo di Geremia (2,13): “Oracolo del Signore. Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua”. E così ci è capitato di perdere l’orientamento, e ci è accaduto di condurre discepoli non dietro a Gesù e alla sua Parola, ma dietro di noi, alle nostre convinzioni, al nostro gruppo, al nostro stile che sembra essere sempre più l’unico possibile per seguire il Signore. E invece di donare l’acqua viva che zampilla per la vita eterna e che rende liberi, abbiamo offerto un po’ d’acqua sporca di fango, quello delle nostre intelligenze limitate, delle nostre strategie da marketing, delle ansie da prestazione a cui sottoponiamo anche la parola di Dio, quando proviamo ad incatenarla. “Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.” (2 Tim 2, 9-10). Riflettere e pregare sul fatto che lo “Spirito del Signore è su di me” ci aiuta a mettere in ordine le nostre priorità, a ricordarci che siamo condotti e non condottieri, annunciatori di una verità che possiamo proclamare solo se noi l’abbiamo ascoltata con le nostre orecchie, con il nostro cuore, e fatta diventare vita, accompagnatori di fratelli e sorelle coi quali condividiamo la frequentazione di una Parola che ci vede sempre come discepoli ai piedi dell’unico Maestro. E’ quello che scriveva un padre spirituale al giovane in ricerca che accompagnava da anni: “Perciò ti auguro, quasi ancora più che l’amore stesso, l’affanno per l’amore eternamente lontano, la dolente insoddisfazione di qualsiasi amore che possediamo e viviamo; … questo ansioso guardare verso le lontane, azzurre alture, che ci sembra di non poter mai raggiungere, perché l’amoroso andare stesso le spinge, continua a respingerle alla lontananza: l’amore cresce con l’amore, tanto che l’appagamento sembra sempre più impossibile” (Lippert).

“Lo Spirito del Signore è su di me” ci rimanda al nostro futuro, e alle categorie che usiamo per leggerlo. A forza di impaurirci per i numeri che rivelano il calo dei fedeli, dei sacerdoti, dei seminaristi, dei religiosi e religiose, degli abitanti delle nostre aree interne, dei nostri meravigliosi borghi accoccolati sui cucuzzoli delle montagne o distesi lungo la costa sempre più disabitati, finiamo col credere che la realtà sia solo rappresentata dai numeri. Sembra davvero che siano i numeri a costruire la realtà: basta offrire numeri ed ecco la realtà prende consistenza mentre dovremmo spingerci verso un processo che ci porta dai numeri ai volti. Lo scriveva un antropologo affermando: “Ecco quindi la necessità di sottrarre il pensiero sul futuro all’ “etica della probabilità”, “quei modi di pensare, sentire e agire che sfociano in ciò che Ian Hacking ha chiamato ‘la valanga dei numeri’… [e che] in genere sono collegati alla crescita del capitalismo dell’azzardo”. La risposta di Appadurai (così si chiamo lo studioso) sta nell’ “etica della possibilità”, “quei modi di pensare, sentire e agire che ampliano gli orizzonti della speranza, espandono il campo dell’immaginazione, generano maggiore equità […], allargano gli spazi di una cittadinanza informata, creativa e critica (ibid.). (Appadurai p. 405). Ma davvero abbiamo bisogno come cristiani di imparare la speranza da altri? A forza di pensare che la realtà la fanno i numeri ci siamo dimenticati di pensare che la realtà è fatta dalla fantasia creatrice di Dio, e non dalle nostre competenze di contabili. E quasi a dimostrazione un articolo di Avvenire di qualche giorno fa (26 marzo 2026) ci rendiconta di un fenomeno interessante che sta capitando nella laicissima Francia: “Dal dossier preparato dei vescovi emerge che nella prossima notte di Pasqua saranno battezzati 21.386 catecumeni, tra cui 13.234 adulti e 8.152 adolescenti. L’incremento rispetto al 2025 è oltremodo significativo: quasi +20%, con una crescita più marcata tra gli adulti (+28%) rispetto agli adolescenti (+10%).” Non sarà che dobbiamo ascoltare di più lo Spirito che ci sollecita ad intraprendere strade nuove? Sarà lui ad insegnarci come “portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”.
Vieni Santo Spirito, invadi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in loro il fuoco del tuo amore! Amen.
