Ode alla “Chjina” il dolce di Carnevale più antico della Calabria!

In un tempo in cui le grandi città vengono sempre più assorbite dalla globalizzazione, i piccoli borghi diventano sempre più spesso custodi dei segreti più autentici di un paese.  Un ruolo fondamentale in questo senso è occupato in modo particolare dalla tradizione culinaria di un determinato luogo. Ogni comunità ha infatti nel proprio patrimonio gastronomico un filo invisibile che la lega al passato, alla famiglia, alla propria terra. E’ qui che i sapori diventano memoria e una semplice ricetta assume la forma di un documento vivo, fatto di mani che impastano, di voci che raccontano, di odori che ti riportano in un tempo magico in cui ci si trovava insieme.

Tra questi tesori gastronomici spicca senza ombra di dubbio, la Chjina di San Fili il dolce carnascialesco più antico della Calabria. Un vero e proprio manifesto della storia e dell’ingegno contadino. La Chjina nasce infatti intorno al 1700 nei paesi dell’entroterra Cosentino; San Fili, Bucita e San Vincenzo La Costa ,come risposta alla necessità di trasformare ingredienti umili, a portata di mano, in qualcosa di ricco e nutriente per le feste di Carnevale.

Il nome stesso Chjina deriva dal dialetto e significa “Piena” ripiena. Essendo paesini di montagna dove era molto comune la tradizione del maiale con la classica “Quadara” anche i dolci prendevano spesso un aspetto “sostanzioso” dal punto di vista nutrizionale. La Chjina  è infatti una torta dal ripieno generoso fatto di mollica di pane, noci, uvetta, succo e scorza d’arancia, il tutto inondato da abbondante miele di fichi ed infine chiuso nella classica sfoglia di uova e farina. Il ripieno viene preparato sempre il giorno prima per consentire agli ingredienti di amalgamarsi al meglio.

Ancora oggi in questi piccoli borghi la preparazione della Chjina segna l’arrivo del Carnevale. Continuare a preparare questo dolce significa rafforzare le proprie radici e mantenere vivo un patrimonio esclusivo che va ben oltre il gusto. Un semplice dolce può contribuire dunque a preservare l’dentità culturale di un territorio e ricordare alla comunità che lo vive, chi è,  da dove viene e quali valori condivide.

Mariella Iantorno