Documentario Oculus Spei

Al centro del prodotto audiovisivo c’è l’idea della diversità e dei ponti da costruire per superare le ostilità

“Oculus Spei – un viaggio di luce e speranza” è un’installazione multimediale creata dall’artista napoletana Annalaura di Luggo, per ricordare il Pontificato di papa Francesco e per lasciare un segno indelebile dell’anno santo, che si è da poco concluso. Realizzata su sollecitazione della direttrice del Pantheon, Gabriella Musto, e patrocinata dal Giubileo, dal Ministero degli Esteri e dal Ministero della Giustizia, l’opera interattiva riproduce le porte sante delle quattro basiliche papali (San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni in Laterano). Il pubblico è invitato a bussare e a varcare questi ingressi, dietro i quali ci sono quattro persone disabili, provenienti dai quattro angoli del mondo: Samantha dall’Asia, Martina dall’Europa, Serigne dall’Africa e Ignazio dalle Americhe. Ognuno di questi personaggi viene colpito al petto da un fascio di luce proveniente dall’alto, che apre un varco da cui emerge un occhio che è simbolo della visione interiore, nonché segno della volontà di superare gli stereotipi e i propri limiti, di andare oltre le apparenze e di mostrare la propria intimità. La luce, ispirata all’oculo del Pantheon, indica vitalità, accettazione, amore, forza e incarnazione. A questi cinque usci se ne aggiunge un quinto: quello del carcere di Rebibbia che è stato aperto da Bergoglio. Si vedono delle barre (i limiti di ogni essere umano) che, intercettate dal fascio luminoso, si dissolvono e rendono l’esperienza un atto di liberazione. Il progetto serve per raccontare la speranza, non solo dal punto di vista istituzionale ma anche da quello della disabilità. Il focus di questo lavoro è proprio sulle persone portatrici di svariati disturbi, poste al centro della scena come modelli di forza, di resistenza e di resilienza, in grado di convivere quotidianamente con le loro fragilità e con le loro ferite. Si fanno portavoce di un messaggio reale e concreto di una speranza che non delude, di una speranza che persiste oltre le difficoltà, di una speranza che si fa incontro e relazione con l’altro. L’opera di Annalaura di Luggo è diventata un cortometraggio a cura di Ivan D’Alberto, con la fotografia di Cesare Accetta e la canzone originale “Oculus Spei”, composta da Ricky Borselli, interpretata dalla soprano, Ekaterina Shelehova, e ispirata ai testi sacri. Il documentario si presenta sotto forma di una rappresentazione corale che intreccia suoni, immagini, musica e testimonianze vere, mostrando il potere trasformativo e generativo della speranza, che va oltre il Giubileo e si espande lasciando un segno tangibile:  “le porte sono sempre aperte”. L’artista napoletana ha affermato che il documentario è nato da una fase di meditazione e di preghiera e, in particolare, dall’ascolto delle parole di san Paolo agli Efesini che dice: “Il Signore illuminerà gli occhi del cuore per farci vedere a quale speranza siamo chiamati. In questa frase c’è tutto il mio lavoro”. Il docufilm consta di testimonianze importanti: da quella di Bergoglio, che interviene per primo, a quelle dei monsignori Rino Fisichella, Pro-prefetto della sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’evangelizzazione, e Lucio Adrián Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione vaticana, da quella di Massimo Osanna, Direttore generale dei musei papali a quelle di altre autorità istituzionali. Il docufilm è stato recentemente proiettato, in anteprima nazionale, alla Filmoteca Vaticana e ha vinto il Silver Award agli Hollywood Gold Awards.