Cultura
Storie sulla Calabria di Raoul De Angelis
Il Sud come luogo di contraddizioni, diviso tra le invidie dei paesani e l’ideale di terra mitica
Lo scrittore Raoul Maria De Angelis, nato a Terranova di Sibari, in provincia di Cosenza, nel 1908, e morto a Roma nel 1991, viene ricordato per il suo legame con la Calabria, che descrive accuratamente nelle sue opere, mettendone in rilievo i punti di forza e di debolezza. Influenzato dalle correnti e dalle novità culturali del tempo (il realismo magico di Massimo Bontempelli, il futurismo di Marinetti, le nuove riviste letterarie come il “900”, le avanguardie artistico-letterarie del XX secolo), De Angelis introduce, nei suoi scritti, squarci di una meridionalità vivace, sofferta e appassionata, offrendo il ritratto di un Sud abbastanza complesso e originale. Questa descrizione emerge in capolavori come Inverno in palude (1936), Oroverde (1940), Nel paese del caucciù: viaggio nel Brasile (1942), Foresta vergine (1945) e La peste a Urana (1943). Nel 1954 Raoul pubblicò una raccolta di racconti che, a distanza di tanti anni, Rubbettino ha ridato alle stampe: Apparizioni del Sud. Il volumetto, con l’introduzione dello storico Vittorio Cappelli, contiene 19 brevi storie ambientate tutte in Calabria. Emerge l’immagine di una terra che è patria e luogo di memoria, una regione riarsa dal sole, sprofondata nei fanghi, riscaldata dai focolari, bagnata dai fiumi sotterranei, dominata dai colori, dalle montagne e da tanti odori. Non manca un certo simbolismo predominante, a cui si accompagnano elementi che esprimono la condizione psicologica e sociale della Calabria del tempo. L’intellettuale è interessato a tirar fuori le contraddizioni di questa regione, sia perché è vista, da un lato, come un olimpo mitico che dà ai suoi abitanti malinconia, fatalismo, pazienza e superbia, sia perché è contraddistinta da una vita calma e lenta. Lo scrittore cosentino descrive la trasformazione della natura e degli uomini, dentro una realtà che sembra incastonata in un passato atavico. Nel racconto che apre “Apparizioni del Sud” intitolato “Ladri di sale”, si racconta di una Calabria vista come terra tutt’altro che accogliente, nella quale abbondano paludi, boschi fitti e fangosi, rivoli d’acqua e cittadine vecchie e cadenti. Nella storia dal titolo “I gatti dell’isola” viene introdotto un altro elemento naturale, il mare, inteso come un intruso inquietante, ai limiti dell’unhemelich freudiano, ovvero come uno spazio popolato da mostri. Gli animali hanno un carattere attivo e fungono da elementi di definizione del paesaggio. Nel racconto “Zingaresca”, per esempio, c’è un cavallo meraviglioso che non appare mai, andando a costituire un miraggio simile ad un sogno, mentre i felini ne “I gatti dell’isola” possiedono connotati che li assimilano agli esseri umani. Troviamo, invece, una certa ironia nel racconto “Colombi per nozze”, in cui l’autore si identifica con il personaggio Giovanni, sposato con una straniera della quale non viene detto il nome. Da tener presente che Giovanni è il primo nome dello stesso scrittore, che sposò un donna di origine ebrea di nome Erika Loeb, con cui fu costretto a fuggire in Brasile per sottrarsi alle leggi razziali. La raccolta si conclude con “La casa in polvere”, in cui Angelo, il protagonista, si salva da un terremoto ma vede la sua casa crollare e farsi polvere. Perde anche la casa dello zio Nicola, morto nel sisma, che viene demolita su ordine degli ingegneri del genio civile. In questo racconto finale emerge l’idea della natura come qualcosa di insidioso, che colpisce e deturpa l’uomo. La follia di Angelo chiude la storia che si concentra sulla natura psicologica, civile e naturale delle catastrofi che, da sempre, colpiscono la Calabria. De Angelis ha avuto la capacità di descrivere l’invidia e la malignità di tanti compaesani, ma anche la resilienza di altre persone.
