Morte di Antonino Zichichi: “non siamo figli del caos”

Antonino Zichichi, fisico e divulgatore di fama internazionale, è morto all’età di 96 anni. Il nostro ricordo del suo rapporto con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, partendo da una storica intervista rilasciata al Sir

C’è bisogno di una “massa immaginaria per descrivere il mondo”. Così Antonino Zichichi, nel luglio del 2012, definiva la portata della scoperta del bosone di Higgs, subito ribattezzato dai media “la particella di Dio”, all’indomani dell’annuncio da parte del Cern dell’importante scoperta. Avevo intervistato per il Sir lo scienziato e divulgatore di fama internazionale, scomparso all’età di 96 anni e all’epoca docente emerito di fisica superiore all’Università di Bologna e fondatore del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, all’indomani dell’annuncio da parte del Cern dell’importante scoperta. Zichichi era infatti presente a Ginevra con il suo amico Peter Higgs al momento dello storico annuncio. Pur affermando l’impossibilità di fare, allora, previsioni di alcun tipo su quelle che avrebbero potuto essere le frontiere di una nuova fisica, Zichichi sosteneva che la “particella di Dio” potesse aprire la strada all’esistenza di un “super mondo”. Perché, spiegava “siamo figli di una logica rigorosa, non del caos”, e il nostro mondo “non è tutto, ma una parte”.

“La cosa straordinaria che la scoperta del bosone di Higgs – argomentava – ci ha dimostrato è che la massa reale ha le sue radici nella massa immaginaria: c’è bisogno, cioè, della massa immaginaria per descrivere il mondo. Noi fisici nel nostro lavoro possiamo vedere solo cose reali, ma costruendo una teoria completa, che in questo caso ha richiesto un percorso durato 50 anni, abbiamo capito che oltre la massa reale c’è la massa immaginaria, di cui abbiamo bisogno per evitare risultati che diano infinito”.

Parole, queste, che dicono molto dell’apertura mentale di un uomo di scienza verso il mondo della fede, vissuta in modo non convenzionale ma come pieno e consapevole esercizio della ragione: di quella che Benedetto XVI definiva “ragione aperta”, auspicando l’ampliamento degli spazi di razionalità come terreno fecondo per il progresso del dialogo tra fede e ragione nel mondo contemporaneo. Ed è stato questo, per il fisico siciliano, l’orizzonte anche dei suoi incontri con i Papi, poi raccolti nel suo libro “Tra fede e scienza. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI”. “Il più grande amico che la scienza abbia mai avuto”: così Zichichi definiva Giovanni Paolo II, con cui ha intrattenuto un rapporto intenso e prolungato nel tempo, all’insegna della stima reciproca dimostrata pubblicamente anche dal Papa polacco, nel dicembre 2004, in uno dei suoi ultimi discorsi ufficiali ai membri della “World Federation Scientists”, all’epoca guidata proprio da Zichichi. La speciale sintonia tra i due è stata fondamentale anche nel percorso di revisione storica del caso Galilei, e ha coniato, tra l’altro, anche il termine di “volontariato scientifico”, concetto promosso da entrambi per evidenziare la necessità che la scienza venga messa a servizio dei poveri e del  mondo della natura. Zichichi è stato inoltre uno strenuo sostenitore del pensiero di Joseph Ratzinger, specialmente riguardo al ruolo della ragione, definendolo il “più fedele e convinto sostenitore” dell’opera di Giovanni Paolo II nel promuovere il ruolo e il contributo della scienza, all’interno della cornice di collaborazione tra fede e ragione: per lo scienziato, come per Joseph Ratzinger, la scienza è figlia di un “atto di fede” nel fatto che il mondo sia retto da leggi razionali. Rimane negli annali della storia la difesa pubblica che Antonino Zichichi fece di Benedetto XVI, quando nel 2008 una protesta di alcuni docenti gli impedì di prendere la parola all’Università La Sapienza di Roma, portando di fatto all’annullamento della visita papale. Pochi mesi dopo l’evento, partecipando ad un Congresso Internazionale organizzato dalla Pontificia Università Lateranense sul decimo anniversario dell’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, Zichichi si è richiamato in maniera implicita proprio al magistero di Benedetto XVI, sostenendo che  “non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata per negare l’esistenza di Dio”.