Meeting Rimini. Vescovo Ucraina, “basta morti e distruzione”

ULTIM’ORA MEETING RIMINI 2025
in collaborazione con Askanews
Rimini, 26/08/2025

MEETING RIMINI, UCRAINA SPERARE NELLA PREGHIERA, BASTA MORTI E DISTRUZIONE

“In questo momento il compito della chiesa in Ucraina è stare accanto alle persone che soffrono, agli uomini che difendono il paese dall’odio degli invasori -così mons. Pavlo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhya dei Latini, ha risposto a Bernhard Scholz, in apertura dell’incontro “Costruire quando tutto viene distrutto” nell’auditorium del Meeting. Ha aggiunto: “Io e miei sacerdoti non siamo andati via per poter servire, la chiesa è nelle mani di Dio per accogliere, confortare con la parola, gli aiuti alimentari, i beni personali”. Il racconto del prelato è permeato di dolore e stupore per quando sta accadendo “Una donna che ho incontrato nonostante la situazione drammatica e i morti, mi ha detto che Dio esiste nel mondo”. Un altro aspetto dell’aiuto è quello educativo “Mi sono domandato come la guerra incida su vita e psiche, cosa provano coloro che hanno perso i cari, cosa succede alle famiglie? La conoscenza serve per stare accanto a tutti sia nel fisico, sia nella psiche per avvicinare tutti a Dio. Solo con Dio si risveglia l’uomo e la sua umanità.

Poi una testimonianza. “In un villaggio ho incontrato la popolazione rimasta dopo un bombardamento russo che ha raso al suolo le case. Di quattromila civili erano rimasti in venticinque. C’erano anche dei militari Mi hanno chiesto di celebrare il funerale di una donna. I loro occhi erano vuoti e pieni di rabbia, ho provato un senso di disagio. Non sapendo cosa fare ho chiesto al Signore di aiutare queste persone, ho pregato con loro in uno scantinato. Mentre mi allontanavo sono stato raggiunto da un’anziana che mi ha chiesto di ridire la preghiera del padre nostro. Mi sono sentita bene come mai prima nel recitare il padre nostro – mi ha detto sottovoce – poi ha aggiunto di non dimenticarli. Solo nel Signore riceviamo un senso di umanità, viceversa cadiamo in una dimensione di autodistruzione. Un altro tema caro alla chiesa è il perdono, “non è facile se prima non si maturano le fasi delle scuse e della riconciliazione verso il nemico. Il perdono non è una scelta, ma è desiderio dell’uomo”.

Konstantin Gudauskas è cittadino kazako, nato in Ucraina ha ricevuto la fede dalla famiglia cattolica, dallo scoppio del conflitto aiuta famiglie e civili. “A Bucha avevo un lavoro di successo e degli amici. Al mattino sono stato svegliato dalle bombe: era incominciata la guerra. Dio mi ha detto che aveva bisogno delle mie mani. In tanti mi hanno chiesto aiuti. Come la famiglia che sono riuscito a salvare da un ufficiale russo”. Il racconto è drammatico. “Ad un controllo il militare mi ha puntato il fucile alla testa, gli ho chiesto di salvare le persone con me, lui mi ha risposto se volevo morire. Gli ho risposto forse anche tu sei cristiano e lasciarci vivere. Qui non c’è Dio e ha premuto il grilletto, ma non c’era il proiettile, a quel punto ci ha lasciato andare. Dio aveva ascoltato le preghiere. Dal racconto di Kostantin, Bucha è l’inferno sulla terra. “Per le strade ho raccolto i corpi di persone dilaniate dai cani, è stato orrendo. Molti li ho salvati, ma anche adesso che sto parlando nelle case muoiono delle persone: disumanità e indifferenza sono diventate di moda. Il mio compito è dare le mani a dio per salvare vite e anime”.

Scholz ha chiesto in conclusione a entrambi la condizione di giovani e bambini. “I ragazzi che ho salvato vivono pregando per i padri al fronte, il pensiero dei bambini è per i loro cari. Ma anche l’odio serpeggia, un episodio raccontato dal monsignore è spiazzante. “Una bambina che ho incontrato mi ha detto che alla fine l’Ucraina vincerà, poi ha aggiunto, odio il tiranno facendo trasparire dagli occhi un odio consapevole, lucido. Kostantin ha aggiunto: ogni giorno prego per non diventare come i miei nemici, chiedo il perdono a Dio per loro”. Ricostruire nella preghiera instancabile, sperando contro ogni speranza.