Attualità
Maltempo e guerre sferzano l’agricoltura
Non ce la fanno più le aziende agricole poste nelle aree colpite dai nubifragi, non ce la fa più la gran parte delle imprese colpite dai rincari di carburanti e fertilizzanti
Migliaia di ettari sott’acqua, miliardi di danni, la devastazione del presente, l’incertezza del futuro. L’agricoltura italiana si ritrova ancora una volta alle prese con la sferza del maltempo che aggiunge pesanti incognite a quelle già presenti dovute alle guerre, al rincaro delle materie prime e alle difficoltà dei commerci.
Non ce la fanno più le aziende agricole poste nelle aree colpite dai nubifragi, non ce la fa più la gran parte delle imprese colpite dai rincari di carburanti e fertilizzanti. Colpita dagli effetti del suo essere “fabbrica a cielo aperto” – e dall’essere comparto comunque inserito nelle grandi dinamiche internazionali – l’agricoltura soffre e tira la cinghia. Ad iniziare dalle imprese del Centro e del Sud Italia che in questi giorni sono state sommerse dall’acqua. Coldiretti in una nota spiega come al Sud siano state colpite “soprattutto le coltivazioni di ortaggi, cereali e foraggi, con migliaia di ettari di campi allagati, mentre sono a rischio le strade rurali e anche le strutture come le serre a causa di nubifragi e forte vento”. L’elenco delle regioni più tartassate è lungo: in allerta rossa diversi giorni sono state Puglia, Molise e Abruzzo) in all’erta arancione altre cinque.
Nessuna novità, tuttavia. Ancora i coltivatori diretti fanno notare che dall’inizio dell’anno sarebbero “trecento gli eventi estremi abbattutisi sul Paese, di cui la maggior parte proprio nel Meridione (analisi Coldiretti su dati Eswd). La quasi assuefazione ai fenomeni estremi viene anche sottolineata da Anbi (l’Associazione dei consorzi di bonifica e irrigazione) che indica però anche una sorta di capovolgimento dell’Italia dal punto di vista climatico. Ancora una volta, viene infatti notato, “è l’area centro-meridionale della Penisola a dover fare i conti con l’estremizzazione degli eventi meteorologici, ma stavolta, a differenza delle precedenti emergenze causate dai 4 cicloni mediterranei lungo le coste ioniche e tirreniche, è il versante adriatico della dorsale appenninica a subire maggiormente la violenza atmosferica”. Ancora l’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche evidenzia “che in tali zone la preoccupazione è ora paradossalmente rappresentata dai bacini pieni, impossibilitati ad accogliere ulteriore acqua ed anzi impegnati a rilasciare in fretta grandi quantitativi idrici (un autentico tesoro in vista delle necessità estive) per non creare rischi alle popolazioni a valle”. Tutto mentre “rispetto alle criticità idrogeologiche, che stanno colpendo il Mezzogiorno, è assai meno complessa la situazione dell’Italia settentrionale, che anche questa volta sarà risparmiata dalle piogge, mentre emergono però le prime difficoltà dovute alla scarsità di riserva nivale ed agli esigui deflussi fluviali”.
Intanto – pur tenendo conto degli ultimi provvedimenti del governo – campi, serre e stalle soffrono degli effetti del conflitto in Medio Oriente. Effetti che non si placano nonostante i provvedimenti messi in atto e che, anzi, minacciano di aggravarsi. Un dato tra i molti basta per far capire: il prezzo dei concimi a base di azoto e in particolare dell’urea (tra i più usati per la concimazione di pressoché tutte le piante più importanti), è passato dai circa 400 dollari alla tonnellata di prima del conflitto a quasi 800. Detto in altro modo, stando ad una stima di Assofertilizzanti (l’associazione che raccoglie i produttori di concimi in Italia), per acquistare una tonnellata di concime azotato servono circa 3,4 tonnellate di mais: il doppio di quanto serviva nel 2025. E questo è solo un esempio tra i tanti. I rallentamenti dei transiti di merci (e prodotti freschi), le difficoltà logistiche generali, l’aumento dei costi generali di logistica e trasporto fanno il resto.
Pioggia, vento e grandine e poi costi alle stelle e merci ferme: effetti devastanti per tutti (anche per i consumatori). Ecco perché Coldiretti, Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Confcooperative e altre organizzazioni di settore chiedono una cosa sola: intervenire con strumenti straordinari, e intervenire subito.
Agensir
