Attualità
Libano meridionale. Diecimila cristiani e la coraggiosa scelta di rimanere nelle proprie case
Œuvre d’Orient, “l’escalation militare sta causando conseguenze umane e sociali devastanti”. Nonostante ripetuti ordini di evacuazione, oltre 10.000 cristiani hanno compiuto la coraggiosa scelta di rimanere nelle proprie case. Queste popolazioni disarmate sono una testimonianza di pace e resistenza pacifica. Ma hanno bisogno di aiuto e sostegno
“Questa escalation militare sta facendo precipitare il Paese in una guerra con conseguenze umane e sociali devastanti”. E’ l’Œuvre d’Orient – associazione cattolica francese che opera a sostegno delle Chiese in Medio Oriente – ad esprimere in un comunicato “la sua profonda preoccupazione per l’offensiva israeliana in Libano, lanciata nel contesto dell’attacco di Hezbollah contro Israele”. Secondo l’ Œuvre d’Orient, sono oltre un milione le persone costrette a fuggire dalle proprie case, pari a quasi un quinto della popolazione libanese. Il bilancio delle vittime aumenta quotidianamente, con oltre mille morti, tra cui più di cento bambini. Questa guerra – scrive l’associazione – sta colpendo duramente la popolazione civile, spesso in modo indiscriminato” e in “un contesto di estrema fragilità: da diversi anni, i libanesi soffrono di una successione di crisi economiche, sociali e politiche”. Sono quindi le associazioni libanesi, le ONG internazionali e le chiese e comunità religiose locali a farsi carico della risposta umanitaria, “con risorse drammaticamente insufficienti in un contesto globale di calo degli aiuti internazionali”.
Il Sir ha raggiunto telefonicamente Vincent Gelot, responsabile dei progetti per il Libano e la Siria de L’Œuvre d’Orient. Era appena tornato da una visita a Tiro. “Abbiamo dovuto attraversare l’unico piccolo ponte che attraversa il fiume Litany e ancora collega il Libano meridionale al resto del paese”, racconta. Il ponte principale di Qasmiyeh tra Sidone e Tiro, passaggio strategico per l’intera regione, è stato distrutto due giorni fa dall’aeronautica israeliana. “L’accesso è molto limitato e non sappiamo per quanto durerà”, aggiunge. L’Oeuvre d’Orient ha incontrato i due vescovi di Tiro, greco-cattolico e maronita. “La situazione è ovviamente molto difficile perché la loro diocesi comprende i villaggi del Libano meridionale, dove le popolazioni si trovano ora in zone di guerra, soggette a esodo, sempre più isolate dal resto del paese, private di risorse e minacciate di estinzione. Sperano che la loro comunità resista, ma la pressione è molto intensa”.
L’Oeuvre d’Orient ricorda che in questa regione del Paese, alcuni dei villaggi cristiani presenti sono “risalenti agli albori del cristianesimo” e si trovano oggi “quasi completamente isolati dal resto del Paese”. “Queste comunità rappresentano una testimonianza vivente di fede, ma anche di convivenza in una regione profondamente colpita dalla crisi”. Nonostante ripetuti ordini di evacuazione, bombardamenti, distruzione di case e chiese e vittime civili, tra cui un sacerdote, oltre 10.000 cristiani hanno compiuto la coraggiosa scelta di rimanere nelle proprie case.
Queste popolazioni disarmate sono una testimonianza di pace e resistenza pacifica.
Oggi, questi villaggi del Libano meridionale si trovano ad affrontare una minaccia esistenziale. Le scuole cristiane, che accoglievano oltre 10.000 studenti, sia cristiani che musulmani, sono state danneggiate o distrutte. Il rischio di interruzione dell’istruzione è nuovamente significativo in questo Paese. La prospettiva di un’incursione terrestre più ampia e la creazione di una zona cuscinetto potrebbero portare allo sfollamento irreversibile degli abitanti. A ciò si aggiunge la preoccupazione per il patrimonio culturale della regione. Il sito archeologico di Tiro, patrimonio mondiale dell’UNESCO e sottoposto a misure di protezione rafforzate dal novembre 2024, è ora direttamente minacciato dagli attacchi israeliani.
Di fronte a questa drammatica situazione, l’Œuvre d’Orient si è mobilitata a pieno regime. Presente in Libano con un team locale e volontari, lavora a stretto contatto con la popolazione per rispondere ai suoi bisogni. Fornisce supporto diretto agli sfollati, ospitati da congregazioni religiose e associazioni locali, indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa. Anche l’Œuvre d’Orient sta organizzando convogli di aiuti umanitari nel Libano meridionale, in coordinamento con il Nunzio Apostolico, l’Arcivescovo Paolo Borgia, l’UNIFIL (Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano) e altri partner come Caritas Libano. Ad oggi, quattro camion hanno trasportato 50 tonnellate di beni di prima necessità in villaggi isolati e altri convogli sono previsti a breve. L’appello è chiaro: “Oggi, il popolo libanese è intrappolato nel fuoco incrociato di un conflitto che non ha scelto. Senza un’azione rapida, il rischio è immenso:
“quello di vedere scomparire intere comunità, portatrici di una storia, una fede e un modello unico di convivenza”.
