Leone XIV, “il fondamento della nostra speranza è l’incarnazione di Dio”

L’Angelus del 4 gennaio del Santo Padre, il pensiero sulla speranza cristiana al termine del Giubileo

“Dopodomani, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, concluderemo il Giubileo della speranza, e proprio il Mistero del Natale, in cui siamo immersi, ci ricorda che il fondamento della nostra speranza è l’incarnazione di Dio”. Lo ha detto papa Leone XIV nell’Angelus del 4 gennaio, II domenica dopo Natale.

Per il Pontefice, “la speranza cristiana, infatti, non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nella traversata della vita. Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi”.

Dall’evento Incarnazione, un duplice impegno, verso Dio e verso l’uomo: “Verso Dio, perché se Egli si è fatto carne, se ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora, allora siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù e non da una dottrina astratta”. “Verso l’uomo, il nostro impegno dev’essere altrettanto coerente. Se Dio è diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso, porta in sé la sua immagine, custodisce una scintilla della sua luce; e questo ci chiama a riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri”.

Da qui l’invito del Papa. “L’incarnazione ci chiede anche un impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione”, perché “la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli”. Infatti, “Dio si è fatto carne, perciò non c’è culto autentico verso Dio senza la cura per la carne umana”.