Leone XIV: domani il Rosario per la pace, “in quest’ora oscura della storia”

Domani il Papa chiama a raccolta il suo popolo per recitare un Rosario per la pace. Alle 18 la veglia di preghiera a San Pietro, che si inserisce nella consuetudine dei suoi predecessori di affidare a Maria le sorti dell’umanità, nei momenti più bui della storia

Un Rosario per la pace: Leone XIV, che della pace “disarmata e disarmante” ha fatto la cifra del suo pontificato fin dalle prime parole dalla Loggia delle Benedizioni, chiama ancora una volta a raccolta il suo popolo, domani nella basilica di San Pietro, per aprire uno spiraglio di speranza “in quest’ora oscura della storia” dilaniata dalle guerre. Lo aveva già fatto il 24 settembre scorso, quando al termine dell’udienza generale aveva lanciato un appello a pregare ogni giorno, nel mese di ottobre, il Rosario per la pace, annunciando a sorpresa ai fedeli che lo avrebbe presieduto l’11 ottobre 2025 in piazza San Pietro, nel contesto del Giubileo della spiritualità mariana: una data scelta non a caso, poiché coincide con il giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Giovanni XXIII – autore della Pacem in Terris – e commemora l’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. La pace, aveva detto in quell’occasione il Pontefice chiedendo ai potenti del mondo l’audacia del disarmo, davanti alla statua della Madonna di Fatima,

“non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono”.

Domani la Veglia si svolgerà, alle 18 , mentre il mondo è alle prese con il rischio di una “escalation” del conflitto in Medio Oriente, nello scenario di quella che Papa Francesco ha definito una “terza guerra mondiale a pezzi”. Il primo papa nordamericano della storia, con l’iniziativa di domani, si inserisce così in una consuetudine che ha caratterizzato la storia dei papati più recenti, quando nei momenti più drammatici il successore di Pietro si è rivolto alla figura materna di Maria per affidarle le sorti dell’umanità nelle sue ore più buie. Ripercorriamo alcuni di quei momenti.

Giovanni Paolo II: “mai più la guerra”. “Il cuore di tutti noi è colmo di dolore per la guerra in corso nella regione del Golfo, da cui di giorno in giorno ci giungono notizie sempre più preoccupanti, per il numero di combattenti e la quantità di armi impiegate, come anche per il coinvolgimento nel conflitto di intere popolazioni civili”, le parole pronunciate da Giovanni Paolo II durante il Rosario per la pace, il 2 febbraio 1991: “Il tutto è reso ancora più angoscioso dal fatto che questo sconsolante quadro rischia di estendersi nel tempo e nello spazio, in modo tragico e con conseguenze incalcolabili”.

“Come uomini e come cristiani, non dobbiamo abituarci all’idea che tutto ciò sia ineluttabile e al nostro animo non deve essere permesso di cedere alla tentazione dell’indifferenza e della rassegnazione fatalistica, quasi che gli uomini non possano non essere coinvolti nella spirale della guerra”,

l’appello: “Invochiamo la luce divina per coloro che, negli ambiti internazionali, continuano a ricercare cammini di pace, sforzandosi di mettere fine alla guerra e hanno la ferma volontà di trovare, pacificamente e con desiderio di giustizia, adeguate soluzioni ai vari problemi del Medio Oriente. Chiediamo al Signore che illumini i responsabili delle parti in causa nel conflitto, affinché trovino il coraggio di abbandonare il cammino del confronto bellico, e di affidarsi, con sincerità, al negoziato, al dialogo e alla collaborazione”. Dieci anni dopo, in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, Papa Wojtyla ha indetto per il 14 dicembre un giorno di digiuno e preghiera per supplicare “una pace stabile, fondata sulla giustizia” e “adeguate soluzioni ai molti conflitti che travagliano il mondo”.

Papa Francesco: “apri spiragli di luce nella notte dei conflitti”. “Invochiamo da te, Madre, la misericordia di Dio, tu che sei Regina della pace! Converti gli animi di chi alimenta l’odio, silenzia il rumore delle armi che generano morte, spegni la violenza che cova nel cuore dell’uomo e ispira progetti di pace nell’agire di chi governa le Nazioni”. Era il 6 ottobre 2024, quando Papa Francesco, alla vigilia del primo anniversario dell’attacco terroristico di Hamas ad Israele, pronunciava queste parole nella basilica di Santa Maria Maggiore, davanti alla Salus Popoli Romani, recitando il Rosario per la pace nel mondo e rivolgendo alla Vergine un’accorata supplica. Già dopo sei mesi di pontificato, il 7 settembre 2013, Jorge Mario Bergoglio aveva chiesto di pregare per la Siria, il Medio Oriente e il mondo. Dopo la Siria, è stata la volta della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan, nel 2017. Nel 2020 la preghiera per il Libano, un anno dopo l’Afghanistan e dal 2022 della “martoriata Ucraina”, sconvolta ancora oggi da una guerra che non conosce tregua.

“Scuoti l’animo di chi è intrappolato dall’odio, converti chi alimenta e fomenta conflitti”,

le invocazioni mariane nel Rosario per la pace del 27 ottobre 2023: “Asciuga le lacrime dei bambini – in quest’ora piangono tanto! –, assisti chi è solo e anziano, sostieni i feriti e gli ammalati, proteggi chi ha dovuto lasciare la propria terra e gli affetti più cari, consola gli sfiduciati, ridesta la speranza. Ti affidiamo e consacriamo le nostre vite, ogni fibra del nostro essere, quello che abbiamo e siamo, per sempre. Ti consacriamo la Chiesa perché, testimoniando al mondo l’amore di Gesù, sia segno di concordia, sia strumento di pace. Ti consacriamo il nostro mondo, specialmente ti consacriamo i Paesi e le regioni in guerra. Il popolo fedele ti chiama aurora della salvezza: Madre, apri spiragli di luce nella notte dei conflitti. Tu, dimora dello Spirito Santo, ispira vie di pace ai responsabili delle nazioni”.