Attualità
Le sfide politiche per il nuovo anno
Un abbozzo di un’agenda di priorità su cui valutare le scelte che i diversi soggetti politici compiranno nell’anno appena iniziato
Le sfide che la politica si trova di fronte nel nuovo anno sono tante e così intrecciate tra loro che diventa un’impresa ardua anche soltanto metterle in fila comparto per comparto. Ma se si rinuncia alla pretesa impossibile dell’esaustività, l’esercizio diventa doveroso e utile se non altro per abbozzare un’agenda di priorità su cui valutare le scelte che i diversi soggetti politici compiranno nell’anno appena iniziato.
Cominciare dal piano delle questioni internazionali è inevitabile perché è a questo livello che si determina la cornice in cui tutti i problemi chiedono di essere affrontati. Dal nostro punto di osservazione, Ucraina e Medioriente appaiono in cima alle preoccupazioni strategiche e umanitarie, ma in realtà le situazioni gravemente critiche sono molte di più. Il punto è individuare una chiave di lettura complessiva che potrebbe essere quel “multilateralismo efficace, aperto e inclusivo” di cui ha parlato il presidente Mattarella nel messaggio al Papa per la Giornata della pace. Per un Paese come l’Italia questa scelta ha a che fare soprattutto con il ruolo dell’Europa ed è qui che istituzioni e partiti daranno la misura della chiarezza delle loro posizioni e del loro senso di responsabilità.
Per quanto riguarda i temi economico-sociali, finita la maratona della legge di bilancio non senza qualche sorpresa nel testo definitivo, oltre ai macro-temi come la politica energetica e quella della difesa, c’è un nodo che in questo 2026 interessa in modo specifico l’Italia ed è l’esaurimento del Pnrr, di cui il nostro Paese è stato di gran lunga il principale beneficiario. Nonostante questo apporto il Pil ha avuto negli ultimi anni un andamento molto stentato e si tratterà ora di vedere come assicurare comunque un minimo di crescita. La manovra economica appena varata avrà un impatto assai limitato (se non quasi nullo) per ammissione dello stesso governo. Aver tenuto in ordine i conti pubblici dovrebbe consentirci di uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, ma se questa prospettiva (indubbiamente positiva a livello europeo) aprirà spazi sufficienti per dare consistenza alla crescita è tutto da verificare. Di sicuro consentirà un aumento significativo delle spese militari in deroga ai vincoli del Patto di stabilità.
Nel corso dell’iter della legge di bilancio, peraltro, sono emerse due questioni cruciali, i salari e le pensioni. Queste ultime chiamano in causa direttamente la dinamica demografica e finora la politica non è stata capace di andare oltre mosse episodiche e controverse che non affrontano in modo efficace il problema epocale della previdenza per le giovani generazioni. Giovani generazioni che sono anche le più colpite dalla crisi dei salari, che vede l’Italia ancora largamente in ritardo nei confronti degli altri Paesi Ocse e che spiega l’apparente contraddizione con i dati occupazionali in aumento (ma solo per gli ultracinquantenni).
Un terzo comparto delle sfide politiche del 2026 è quello delle riforme istituzionali. Qui, al netto delle polemiche sulla data precisa, è già in programma per la prossima primavera un appuntamento che per motivi diversi sia la maggioranza che le opposizioni giudicano di importanza decisiva: il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. In ballo ci sono una riforma che incide profondamente sull’assetto dell’ordinamento giudiziario, ma anche l’impatto che l’esito del voto avrà sugli equilibri politici generali. Su un binario parallelo marcia la riforma elettorale a cui la maggioranza sta già lavorando con l’intento di approvarla in tempo utile per le elezioni del 2027. Stante il sistema attuale, infatti, se il “campo largo” si presentasse unito alle urne il bis di Giorgia Meloni potrebbe essere a rischio. La nuova legge elettorale sarebbe anche una sostanziale anticipazione del premierato che potrebbe essere approvato in questa legislatura per diventare operativo nella prossima. In agenda ci sarebbe poi anche l’attuazione dell’autonomia differenziata. Sull’argomento è intervenuta la legge di bilancio, ma la tempistica resta quanto mai incerta.
